gabbiano
Digressioni

e infine uscimmo a riveder le stelle.

Non guardare quando hai scritto l’ultimo post che poi ti viene in mente di fare i conti: uno, due, tre. Le dita si allungano e ti rendi conto che i mesi passati sono tanti, per essere un blog dove scrivi -come dicono tutti- un diario personale.

Che se fosse personale sarebbe riservato. E invece non lo è.

La pubblica ammenda è presto fatta: mi sono beatamente fatta i cazzi miei e non ho avuto bisogno di dirlo a nessuno. Diciamo che è un pò la catarsi del blogger in divenire: scrivere tanto di tutto e poi evolversi a tal punto che le avventure più belle le vivi, invece di raccontarle. Mi spiegava qualcuno che non c’è bisogno di sbattersi tanto, prima o poi le cose succedono, la cosa importante è rimanere lucidi e pronti abbastanza, accorgersi di quello che capita e re-agire.

Insomma, l’estate è stata pregna, cose belle e cose brutte; ed ho re-agito.

Ora torno a scrivere (poveri voi). Ho anche cambiato forma al blog, ogni tanto ci vuole: che quando molli le puzzette devi aprire le finestre. Per la cronaca il tema si chiama “sorbetto” che mi pare tanto carino e leggero e fresco -avanti con le associazioni banali.

Appunti sparsi:

-non scriverò un libro

-non sono piena di impegni

-non sono dimagrita

-non mollo

 

Focus on:

*la reazione a volte è più necessaria di un’azione

*la gente su internet vive di iperboli, perchè altrimenti non esiste

Diario di bordo

Il sole è sparito ma il mare continua ad essere piatto.

La navigazione procede a vista, ho fissato il timone in direzione nord-est e lascio che la corrente faccia il resto. A bordo si portano avanti i lavori quotidiani, tenendo sotto controllo la nausea.

Sprazzi di vento e risate si alternano alla calma piatta, sento che il fortunale è dietro l’angolo. non abbiamo segnato i punti sulla cartina, seguiamo i riferimenti conosciuti navigando questo nostro mare grande e sorprendente.

Lasciarsi trasportare e seguire il rollio, bruciare la faccia col sale e il vento. Leggere le nuvole, ascoltare i gabbiani che strillano, seguire la V delle migrazioni: pensare che è sufficiente riunirsi nella posizione perfetta per non sentire la stanchezza di un viaggio lungo e improcrastinabile.

Ammaino la randa: vivo quello che viene.

Sono felice. Vivo.

Albero maestro

 

 

sassi

Spezza l’inerzia

Lo dicevo da poco a qualcuno: non ho abbandonato il blog (purtroppo per voi), la realtà vera è che ho scritto tutti i post in bozza mentale.

Vago da uno stato psicotico di esaltazione stilistica -dioquantosonobravaperchènessunomicapisce- ad una presa di coscienza perfettamente ironica che mi traghetta alla conclusione “less is more-evitamo al mondo un altro post banalmente generalista”.

Il risultato è che scrivo fiumi di parole e li metto in stand-by, come gli elettrodomestici che, pur sembrando spenti, sono pronti per risolvere tutte le tue esigenze non appena tu ne senta la necessità.

Magari non risolvono tutti i problemi ma ti permettono di mettere in fila le cose, i post sul blog non gli elettrodomestici. Tipo: tu hai un pensiero grosso e ti pare che caschi il mondo. Passi giorni e giorni a cercare la soluzione, solitamente arrivi alla drammatica conclusione che tutto andrà a rotoli. Poi ti viene voglia di scrivere due righe, giusto per dare aria all’internèt e per vedere se le dita non si sono arrugginite.

Pensi a quello che è successo nei giorni precedenti, rifletti sulla posizione delle persone coinvolte, ti fai domande sulla malafede, visualizzi quanto coraggio sia necessario per ribaltare una vita. Piangi sul futuro, la vigliaccheria ti fa strepitare e sai che di fronte ai bambini sei inerme. Fai il conto dei feriti: spari diretti, lacerazione da taglio, ecchimosi leggera, pallottola vagante. Cuore pesante. Pesante. Ma…

In fondo il dolore non è che uno specchio in cui molte volte non hai il coraggio di rifletterti. Senti che sarebbe molto più bella una vita leggera e senza scrolloni sismici ma a volte non ti è concesso viverla, soprattutto perché hai instaurato delle premesse in una direzione già nota. Si, è vero, esistono dolori che vorresti evitare a chi ti sta accanto, ma le coincidenze non sono dalla tua parte. E allora alza la testa.

Fissa i paletti, fissa il passato e cerca di allontanartene. Alza la testa.

Raccogli le forze e buttati dentro la sofferenza, vivila e addomesticala. Alza la testa.

Prendi per mano i bambini, lasciali diventare grandi anche se serve bagnare la strada con qualche lacrima. Alza la testa.

Non cercare colpe, non puntare il dito: solo una situazione è senza via d’uscita, non questa. Alza la testa.

 

Questo è solo un post di un blog, la vita vera è da un’altra parte. Poi un altro giorno vi racconto del corso di vela.

#raccontidicasa: il pelo non è cattivo ma lo combatto

-Prova prodotto-

Mi hanno mandato il Lumea Philips da provare. E’ l’epilatore a luce pulsata, quello che con i flash di luce laser addormenta il bulbo e rallenta la crescita: figata, quando vedo i listini della mia estetista mi cade ogni volta la mascella per i prezzi e per il sogno di uscire dalla schiavitù della ceretta. Mi sento una donna fortunata e perciò vado a raccontare la user experience.

Io non sono troppo pelosa, lo ammetto, ma la famosa zona bikini è uno di quegli argomenti a cui sono sensibile: le battaglie anni 70 per rimanere irsute e virtuose non mi hanno mai convinto del tutto. Il Lumea è molto pratico, abbastanza pesante da dare la sensazione di un oggetto duraturo, e poi non ha bisogno di manutenzione: lo appoggi alla pelle pulita dopo aver rasato la parte, e quando il sensore è nella posizione corretta puoi sparare il flash. Il principio di funzionamento prevede alcune sedute ravvicinate -ogni due settimane- per i primi mesi, e poi un mantenimento mensile sempre più diradato perchè i peli non dovrebbero ricrescere più. Non ho strumenti per dire se questo avviene, ho iniziato da poco, ma l’indebolimento già lo vedo: i peli sono magri, tristi e abbacchiati. Insomma non sono solo #raccontidicasa sono proprio #romanzidivita

 

Le caratteristiche le trovate tutte qui, c’è la possibilità di usarlo sul viso e parti delicate ma anche sulle zone estese come le gambe, perchè la modalità slide e la regolabilità dell’intensità di luce permettono tutti gli impieghi. Il prezzo è importante ma abbordabile, comparato soprattutto con quello dei centri estetici e di altri sistemi di epilazione similari.

Tanto si sa che anche se facciamo le donne evolute il pelo che spunta resta una delle battaglie più dure da vincere; fuori gridiamo “il pelo è mio e me lo gestisco io”  e dentro piangiamo lacrime amare per ogni volta che ci vediamo l’ascella pezzata.

Certo, alcuni argomenti potremmo accettarli in tutta la loro morbidezza e “pelosità”.

Una moquette nella suite dello Sheraton ci accarezzerebbe i piedi con voluttà durante un soggiorno da sogno.Lumea Philips

L’orsetto di pelouche con il quale si addormenta il nostro bimbo tenerissimo è l’esempio massimo di pelo coccoloso e abbracciante.Lumea Philips

Il meraviglioso tocco di una pesca profumata non ci disturberebbe affatto, anzi sarebbe un’esperienza sensoriale totale.Lumea Philips

Ma il pelo che produco io no, vade retro!

Io voglio le gambe lisce come seta del gelso di Varanasi, voglio usare il costume senza la paura dello spuntone, voglio poter ascoltare un concerto di Mika in canottiera sexy sollevando le braccia felice.

Perciò caro il mio vello ti combatterò con tutte le armi, non ti voglio e non ti temo.

E se riesco a trovare l’arma giusta è ancora meglio!

 

 

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Dammi il tuo amore, non chiedermi niente

Mi sono comprata una maglietta strobo con un pappagallo colorato.

Non che ci sia nulla da spiegare, al mondo ci sono quelli che si comprano i google glass, per dire. Il fatto è che quando ho visto quel disegno mi sono immaginata a Woodstock con un cannone in mano (con dentro fiori, malfidenti). Poi ho pensato che potrebbe essere mia figlia settenne che probabilmente andrà ad una nuova Woodstock troppo a breve, e nonostante tutto la maglietta l’ho comprata.

Seguo le tracce come un segugio e arrivo ad accorgermi quanto lei sia ogni giorno più indipendente, non solo per fare cacca e pipì, ma (soprattutto) per pensare e sentire emozioni. Certo non sono necessari studi da Dr. Spock per capire, magari diversi bicchieri di Negroni per accettare. Perchè, nonostante i proclami da genitore moderno, io sotto il diaframma soffro il distacco (vedi come rivolto bene le teorie sociologiche?); non lo comunicherò mai a nessuno, soprattutto alla diretta interessata, che lei continuerà a sapere che deve girare il mondo (soprattutto il suo dentro). Solo che brutalmente io mi cago sotto al pensiero  di non averla preparata abbastanza.

Che poi chi lo paga un analista per anni?

Vorrei già essere ai suoi sedici anni (uh che canzone) per sapere e partecipare e litigare. Vorrei che fosse ancora la pallina treenne che ha iniziato la materna. Vorrei una cippa, non si può.

Intanto mi metto questa maglietta che significa vie alternative e disobbedienza e rivoluzione.

Quindi creazione, perchè la speranza mia più grande è che lei possa fare cose nuove e mai provate, pericolose ma fruttuose. Oddio che paura, starò lì come una vecchia che borbotta contro l’inesistente sobrietà dei giovani o -peggio- una chioccia che protegge il pulcino.

Mi sento più calzante l’immagine dell’ombrellone che protegge dal sole battente di Agosto. Sto piantata (così non faccio danni ad andare in giro, ingombrante come sono) e faccio il punto di riferimento. Ah ah, io che non lo sono nemmeno per me stessa.

Pappagalli colorati strobo, ce ne sono tanti figlia mia: prendili al volo, però magari cerca di avvisarmi prima che mi giro dall’altra parte.

 

Digressioni

Equilibrio

Foto 29-05-14 20 08 07Ieri ho letto questa frase: chissà se quando nasce una gemma l’albero sente dolore?

Ho pensato che ogni volta che mi sono sentita con il burrone oltre la strada poi la mia vita è diventata migliore e se devo trarre conclusioni dall’esperienza allora mi dico che, vabbè, c’è da stare male per cambiare.

Che è una teoria filosofica bilsacca: uno dovrebbe tendere a stare bene, perciò cambiare prima del dolore. E invece no, siam ben strani.

Ti accomodi nei tuoi giorni di una taglia più grande, così non tirano le cuciture. Ci stai bene, magari non è proprio la vita bella attillata dei tuoi gusti, magari avresti preferito un altro modello ma saresti dovuta stare in perfetta forma senza sgarrare mai. Ti dici che hai cercato la linea originale che ti faceva sentire unica, ma poi non hai tovato lo stilista giusto: allora ti sei accontentata di una vita da grande magazzino.

Robetta.

Costa poco, materiali di seconda scelta, dura poco.

Ogni volta che la indossi, poi la lavi, e la stiri, riattacchi il bottone, sbiadisce, diventa lisa: una vita fatta così non regge, poca spesa poca resa.

Si rompe. Sei nuda.

Hai voglia a cercare la colpa dal fabbricante, sei tu che hai scelto perciò ora trovati qualcosa da metterti addosso; e che sia roba buona, non fare lo stesso sbaglio di allora quando pensavi che il meno peggio fosse ancora una scelta possibile. Impegnati ora che hai imparato, ora che sai che è meglio una autobiografia scarna ma intensa ad una storia che scrivono gli altri, sebbene possa sembrare più ricca e interessante.

Fatti una vita su misura, intrecciando i filati migliori, sudando per il tuo prototipo.

Poi cerca un prato in estate, siediti ai piedi di una acacia e chiudi gli occhi: le cose vere da comprendere sono davvero poche.