Jingle all the way, again!

Ecco, ci siamo: mi è scattata la scintilla delle buone feste.

Stamattina mi sono svegliata ed ero felice; nel senso che ho pensato a Natale e ho sorriso.

Ho trovato tutto quello che mi serviva, ho nel cuore nuovi amici, ho programmato un caffè con le ragazze. E tutto a ben 5 giorni e più dal D-day.

Quello che potrebbe essere il giorno più di merda di (quasi) tutta la mia vita, un periodo di tristezze e rimpianti, si trasforma in -gaudio e giubilo- previsione di pace.

Poco contano le separazioni, i furti, le tasse: i binari della vita funzionano*.

Se poi vogliamo mettere la cigliegina sulla torta allora basta guardarsi in giro. Genitori sclerotici per via delle recite natalizie, litigate furiose sui vestiti del saggio, menti che si spappano per dirimere la logistica di pranzi e cene: ma la meraviglia del delirio!

Più inquietante di un Munch, piu claustrofobico dei Cure, più divertente di Tim Burton.

Basta prepararsi dei pop-corn e sedersi sul divano: fare parte di un gruppo segreto di cinefori potrebbe aiutare la visione, ci si sostiene a vicenda che mal comune è mezzo gaudio.

E allora tutto passa, allenti la tesione e vai liscio fino al 26.

Per quanto riguarda Capodanno, ci stiamo lavorando. Intanto vi posso consigliare questo:

capodanno(presa da qui)

*Una frase così potevate probabilmenre leggerla nell’ultimo di Fabio Volo, non è bello e glorioso che io vi abbia risparmiato la fatica?

Buon Natale.

Natale

Dicembre che va

Palle di Natale nè abbiamo? Palle in abbondanza, diceva quello.

Direi che abbiamo anche abbastanza natale, che anche se oggi è solo il dieci l’atmosfera è luccicosa da settimane oramai.

Io grugnisco. Ci provo con tutte le forze a odiare sto periodo. Giuro che mi impegno: c’è niente di più falso e eticamente controverso del mese di dicembre, con annessi e connessi? Un mese lavorativamente corto (ma dove c’è da pagare di più), programmi scolastici più fitti (anche se i giorni sono di meno), la corsa al regalo (che cazzo vuoi regalare? perchè? fai il compleanno?)

Uh, mio padre fa il compleanno, e lui si merita tutto. Lui è il figo di casa, quello che alterna la figura di orso irascibile e pessimista, con altre parole di sostegno e dedizione assolute per chi ama. Lui è quello che si altera e litiga, ma poi dimostra che morirebbe per noi. Lui che ha paura che ci vada tutto storto, ma quando abbiamo avuto i nostri momenti di storta era l’unica boa del mare in tempesta. Troppo elevato l’esempio? Beh, è una vita che combatto con questa roccia. Si merita tutto.

Oh oh oh, il periodo dell’avvento. Miscuglio di tradizione religiosa con infiltrazioni (boh) nordiche? Quando ero piccola io non usava costruire calendari dell’avvento, credo forse nonna accendesse le candele  -detesto il mio tono da vecchia, sono vecchia- Oggi ho una figlia ottenne che si aspetta sempre vagamente il calendario dell’avvento, che sarebbe un trenino con 24 cassettini, mica mi metto a farlo a mano. Spazi piccolissimi che io riempio ogni sera con una piccola sorpresa o un cioccolatino o una cosa da fare: sbuffo tutte le sere. Mi addormento sul divano e quando mi sveglio devo scrivere questo bigliettino tutto smielato, facendo le veci dei folletti. Lei non sbuffa mai, si alza tutte le mattine di corsa e va a vedere cosa le hanno lasciato i folletti, tutta bella sorridente che non la riconosco; ci crede, lei ci crede.

E quando mi dice che i suo compagni di classe non credono a niente ha questa cosa negli occhi, che è un misto tra nebbia e delusione, e una cocente volontà di essere rassicurata e sostenuta. E mi ricordo quando avevo qualche anno più di lei, e cercavo la stessa cosa negli occhi di mio padre, quando qualcosa mi tediava o mi andava storto o mi deludeva; avevo bisogno di sapere che ero giusta, che potevo crederci. E l’orso mi ha fatto sempre capire che era si, anche se solo con un grugnito. Un verso strano, nemmeno una parola, solo uno sguardo.

Ecco, io a natale grugnisco, perchè mi fa tutto schifo. Però forse no, forse l’amore va bene tutto l’anno.

 

palla

Parvenu

Parvenu: persona che si è elevata rapidamente a una condizione economica e sociale superiore, senza avere tuttavia acquistato le maniere, lo stile, la cultura e sim. che converrebbero al nuovo stato. (treccani.it)

Ammesso e non concesso che i miei contatti social abbiano bisogno di una revisione con l’accetta, ho letto recentemente una specie di polemica sui parvenu della rete (il web, l’internèt).

Praticamente da una parte ci stanno quelli che credono di aver trovato la gallina dalle uova d’oro, di essere originali, di aver creato uno stile; dall’altra i vecchi frequentanti, l’aristocrazia, chi bazzica da tempo e oramai ha la scorza del vecchio marianaio di lungo corso.

Mi viene un pò da ridere, che noto quanto niente cambi mai veramente: che le rivoluzioni vere sono rare come l’unicorno. Poi faccio sempre i confronti e penso che web e vita vera sono la stessa cosa (santi numi come sono ripetitiva).

La decandenza mi affascina solo in Dorian Gray, per il resto mi mente tristezza vedere chi sbraita per far notare quanto sia arrivato prima e quanto nessuno sia originale; tali personaggi si affannano a dimostrare che ciò che si trova oggi è solo copia di cose già viste, per di più una copia fatta male.

Insomma: internet è un ambiente circolare, tanto divertente ma cicilicamente noioso. E come in tutte le circonferenze seguendo i punti si torna all’inizio.

In alcune occasioni ci si rende conto di essere stati superati, senza guidizi nè podi: qualcuno fa qualcosa che è stato già fatto e non necessariamente lo fa peggio, semplicemente lo fa dopo. Esiste un parco lettori della rete che prima non ha letto le tue “innovative” parole e oggi può gridare al miracolo per i nuovi progetti. C’esta la vie.

E se qualche volta i copioni hanno vita breve, in alcune occasioni hanno successo. Il paragone è con la vecchiaia anagrafica, in cui acide signorotte con la pelliccia e i braccialetti pesanti si raccontano di avere avuto un passato d’oro, sintomo indelebile di un cervello irrimediabilmente anziano.

Ci sono vicino, ma ancora preferisco carne fresca, chi sbaglia e sbanda per eccesso di entusiasmo: oggi detesto le vecchie cariatidi che si raccontano quante pietre miliari hanno messo, oggi sorrido ai blogger acerbi, gli scrittori verbosi, i fumettisti iper-produttivi. Meglio avere cose da scegliere, piuttosto che ridursi a guardar musei.

mafalda

25 novembre-Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Alternative violenze

Prima di andare a letto ieri sera mi è balenato un pensiero fugace: e se sottovalutassimo alcune forme sottili di violenza?

Perchè ci si riempie troppo spesso la bocca di parole gonfie e pesanti (il femminicidio, gli stupri, il branco, fare mobbing) e poi in qualche modo ci si dimentica (o fa paura) di guardare più vicino.

Mi domando se fregarsene delle ordinarie incombenze casalinghe da parte di un uomo, non sia violenza anche questo. Dimenticare la quotidianetà a favore di tutto il resto che vive fuori dalla coppia, sfruttare la disponibilità al sacrificio della tua donna, agevolare relazioni adulterine: non è violenza questa?

Manipolare la buona fede di una compagna disposta a investire in una relazione; privare la piantina già malandata di luce ed acqua, e pretender continuamente di raccoglier fiori. Chiedere. Possiamo considerarlo maltrattamento?

Vedere da fuori che esiste una connivenza in questa ferocia, sapere che la donna non rialzerà mai la testa convinta che questa sia l’unica strada percorribile, persuasa di avere bisogno di un uomo così: perchè questo non ci fa gridare alla Sindrome di Stoccolma?

Forse c’è bisogno di puntare il dito lontano, perchè sapere di essere così vicini ad un dramma ci costringerebbe a guardare ed intervenire, e si sa che è molto più semplice indossare un fiocco rosso.

Coraggio donne, coraggio: c’è tanto da fare, cominciamo da noi.

 

arancia

Ode vuota al nulla operativo (di come, un giorno, il sopra divenne sotto)

Grande riscontro di pubblico alla nuova rappresentazione cosmica: si dimostra a vossignori l’inutilità dell’etica e del buon senso, esaltazione massima di cattiva fede.

Avanti subdoli, a convincerci che di nulla siam capaci, a niente arriveremo, con la miseria moriremo. Noi bisognosi di ragioni profonde per muovere l’intelletto abbiam gran necessità di (de)motivazioni auliche, abbiamo urgenza del vostro sapere.

Gloria ai filibustieri esperti, chi convince l’altro a fidarsi e si apre percorsi anali e commerciali. Di quanto elevato sapere è composto il vostro impegno alla ricerca di vie di fuga buie, orefizi umidi di goduria a senso unico.

Amici aperti, conoscitori di parole e sorrisi, venditori di fumo per fumatori incalliti. Noi siam qui ipnotizzati e inerti ad ascoltar la vostra novella, felici di un desiderio mai conosciuto prima e oramai irrinunciabile.

Sono terminati i giorni dell’innovazione, seppelliti sotto tende di ragnatele e di difficoltà economiche. Non più la scoperta, non più la scienza, prosciugate le fonti della rivoluzione: oggi solo fumo, inutili orpelli avvolti al niente sostanziale.

La modalità di lavoro non cambia, solo il comportamento è diverso: e tra onore e fango ci sono tante discordanze, per ognuna un cadavere orribilmente mutilato.

Zombie in cravatta e tacco a spillo, conversazioni farcite di lemmi incomprensibili, la generata strategia di cervellotiche menti per paura di ritrovarsi nudi davanti allo specchio. I semplici sono rimasti al palo, vincono i purosangue figli di Varenne.

Morte ai genuini, al rogo la tradizione. Non vogliamo più essenza, aborriamo il fondamento concreto.

Avanti miei prodi, senza guardarsi indietro e senza spiegazioni: chi è imbattibile va avanti, i deboli son fuori.