Yes we #momcamp: io c’ero.

Sabato mattina ore 5,30:

tatatatatata ma perchè ho deciso di andare? Che faccio? Come mi vesto? Aiuto non ho preparato bene l’intervento per Zebuk. Ci saranno persone intelligenti, dovrò dire cose intelligenti. Dai che è tardi. Dove ho messo le mentine…

Sabato pomeriggio ore 17,30:

Voglio dormire due giorni di fila. Quando lo fanno il prossimo? Mica erano così “mostruose”. Non ho fatto brutta figura. Mi sembrava di conoscerle già tutte. Devo lavare le scarpe alla gioppina. Devo fare un monumento al socio.

Dodici ore di Mom Camp. Mica poco, ma nemmeno tanto.

Quando ho deciso di andare a questo evento non avevo ben chiaro cosa mi aspettassi, poi piano piano l’entusiasmo è aumentato, insieme al mio perenne senso di inadeguatezza. Personalmente mi ha attirato molto il fatto di poter avvicinare donne che hanno fatto del web qualcosa in più che lo spazio per un diario personale, che hanno tirato fuori progetti e li hanno sviluppati, successi, madri che conciliano (bene?) lavoro e famiglia, femmine che alzano la voce. Dal punto di vista più tecnico il titolo del camp “Il futuro delle mamme on line e non solo” è quello che più mi interessa in questo momento di crisi, personale e generale: sapere come ci si può muovere, avere le dritte per trasformare la passione in lavoro, imparare da chi ha più esperienza.

L’emotività è stata soddisfatta, ho conosciuto persone che leggevo da tanto, ho avuto il piacere di sorridere e fare battute come se ci fossimo già viste prima: dovrei mettere una serie di nomi e di link, alcuni sono in blog roll altri sono quelli più famosi che si trovano in rete se googolate mamme+web.

La curiosità che avevo sull’argomento e la voglia di imparare, aimè, in parte è stata delusa; ho apprezzato alcuni interventi degni di nota, su come sviluppare le proprie competenze, sulla necessità delle motivazioni forti. Per il resto la sensazione che ho avuto è che molte abbiamo preso l’incontro come un lunghissimo “carosello”: e adesso i consigli per gli acquisti! Io volevo nozioni, volevo consigli, dritte: invece ho trovato promozioni. Che quelle le vedo anche leggendo la rete (e fuori). Forse la formula non è adeguata: il bar camp non prevede moderazione, tu ti iscrivi e dici quello che hai da dire, anche se la netiquette prevede la sostanziale aderenza dell’intervento all’argomento trattato. Una buona percentuale degli speech non era attinente, quasi in nessuno è stato possibile commentare. Massima stima all’organizzazione di Fattore Mamma che ci ha fatto incontrare in un posto bellissimo, che ci ha sfamato e ci ha fatto fare la pipì, ma mi sarebbe piaciuto sentire quello per cui abbiamo deciso di incontrarci.

E poi mancavano gli interlocutori finali: le agenzie media, chi porta sponsor ai blog, le case editrici. Praticamente abbiamo parlato allo specchio: e ci credo che chi ascolta ci da sempre ragione!

Insomma io avevo un idea molto social(ista) e democratica e trasversale di questo incontro, invece ho dovuto ricredermi e ritrovarmi un pò dentro una grande tv commerciale: chiedo venia per l’utopia, ma mi piacerebbe poter contribuire in modo costruttivo.

La realtà più bella rimane comunque quella emotiva, e personale: e voglio credere (nonostante il mio pessimismo cosmico) che quei contatti che ho approfondito possano trasformarsi in occasioni di collaborazione, aperta e franca. “Divide et impera” a noi donne della rete non serve!

Singing in the car

Il lunedì metto la musica oramai si sa, che la rubrica di Pentapata non la salto.

Oggi va questa che è sottofondo di viaggi, di domande bambine, di carezze a una mano che guida; facce nuove, scrittrici virtuali, progetti reali, vulcani, tempo inesistente, investimenti in denaro, credere in se stesse. Il blog, le competenze, i soldi, quello che so fare, quello che fanno gli altri.

Tutto questo in una canzone: ad ognuno il suo.

Buona settimana!