Segnali di fumo: parliamo di famiglia.

Questo è un post diverso dal solito; ho ricevuto una mail appassionata a cui tengo e che (con l’autorizzazione dell’autrice) voglio condividere. Si parla di un assetti famigliari che ad oggi sono più diffusi rispetto a qualche anno fa, dove si possono leggere diversi modi e approcci. Mi piacerebbe ricevere input, un pò per una discussione costruttiva, un pò per dare qualche spunto alla diretta interessata.

Ciao Lucia, eccoti la storia senza tagli e senza editing, ché ‘sto coso mi fa perdere le lettere e la pazienza.

Comincio dalla fine: la figlia di mio marito (22 anni) è venuta da noi ieri col suoi orribile moroso e ci ha annunciato di essere incinta. Io me l’aspettavo perché vivono insieme da un po’, si vogliono bene e lei aveva inspiegabilmente smesso di fumare qualche settimana fa (io là ho capito). Dovrei essere contenta? Credo di sì. mio marito, salvo alcune preoccupazioni sulla loro situazione economica, lo è. Io lo sarei se non fosse l’ennesima dimostrazione di egoismo e immaturità cui la ragazza ci ha abituati negli anni. Sono successe moltissime cose da quando la conosco, molte attribuibili ad adolescenza, separazione dei suoi, carattere di merda. Io non riesco a togliermi dalla testa il fatto che ogni volta che ho avuto un momento mio di gioia, di serenità o di amore, ho dovuto cedere il passo a lei e alle sue performances da stronzetta; ci sono stati degli episodi anche molto pesanti che riguardavano lei e che inevitabilmente costringevano me a delle scelte forzate. Oggi lei si è ripresa, ha rimesso in piedi la sua vita, ha cominciato a lavorare, si è realizzata. Oggi è una ragazza coi piedi per terra. Eppure. Io non riesco a far finta che lei mi piaccia. Non riesco a celare il fatto che non mi fidi di lei. Temo ancora una rivoluzione della nostra vita a causa sua.

Tutto ciò naturalmente si ripercuote sulla mia coppia. Ovviamente mio marito sta dalla sua parte. Preciso che non ci sono litigi tra me e lei, semplicemente quando c’è lei io mi chiudo, non sono io, si capisce benissimo quanto mi sta sulle palle. Questo mio atteggiamento è causa del fatto che non riesco mai a litigare “bene” con mio marito perché temo che lui me lo rinfacci e quando si tratta di sentimenti così forti, soprattutto verso una figlia, si corre il rischio di mandare all’aria tutto il rapporto.

Non ne vengo fuori. Non riesco a parlare serenamente con lei e neanche con mio marito. So che non mi sto comportando bene, che sono gelosa e incapace di perdonare. Ma credimi non ne vengo fuori.

Ieri sera l’ultima bomba, mio marito che diventa nonno e io che non riesco a fingere di essere contenta. Ma sorrido e gli ricordo che le possiamo dare un sacco di cose per il bambino. Perché mi dà fastidio sentire mio marito dire “sono un nonno”?

Immagino che quando nascerà il bambino rapirà il cuore di tutti, anche quello mio di pietra. Però io sto solo sperando che lei non mi chieda consigli, che non voglia sapere cose da me perché a me non interessa questo tipo di rapporto. Una madre ce l’ha, e pure stronza, che vada da lei. Non riesco a far finta che mi interessi come sta o quando ha l’ecografia, perchè davvero non mi interessa. Sono un mostro.

La mia collega oggi mi ha esortato a lavorare su me stessa per cambiare questa situazione ma non so da dove partire. Non ha funzionato nulla, neanche pensare alle cose positive che lei ha, perché non riesco a pensarla senza il suo sfondo di bugie ed egoismi.

Mi serve un mantra. O un passaporto.

Sono veramente ma veramente in crisi.

Lo so benisssimo che le disgrazie sono altre, che c’è che sta peggio, che in fondo è una bella notizia: ma per me sarà enorme il coinvolgimento emotivo che questa situazione richiederà e io non riesco a far fronte a questa montagna, a questa lotta tra me che voglio tenere unita la mia famiglia e me che non sopporto questa ragazza.

 Chi mi capisce è bravo. Chi riesce a non giudicarmi è ancora più bravo. Chi mi aiuta veramente non l’ho ancora trovato.

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7 thoughts on “Segnali di fumo: parliamo di famiglia.

  1. L’onestà in queste parole è disarmante perchè tutti abbiamo provato questi sentimenti, chi più chi meno; l’ammissione di questa situazione è giù un primo passo, ma il cammino è sicuramente lungo.
    Capisco. Non giudico. Mi unisco a chi non è stato capace di aiutarla.

  2. Capisco la sincerità e chiudendo gli occhi e provando a immedesimarmici non saprei davvero come venirne fuori.
    Forse (forse) una soluzione sarebbe non pensare che stai sbagliando ma parlare con lui senza reticenze, senza filtri ma senza “violenza”. Con la calma (e i respiri) che una situazione del genere richiede. Questo è un tema che cerco di trattare nel blog da molto tempo, seppure in maniera diversa. Non si può costringere un genitore a “scegliere” tra il compagno/a e un figlio e capisco che tu non lo stia facendo. Anzi.
    La tua “gelosia” e le tue paure credo siano legittime. Ma sono fermamente convinta che solo una persona può proteggerTI da questo tuo atteggiamento dandoti le rassicurazioni di cui hai bisogno e questa persona è tuo marito.
    Se lui ti rassicurasse sul fatto che tue e lei siete ugualmente importanti ma su un piano diverso (ovvio razionalmente ma sentirselo dire ha un altro sapore) tu forse ne usciresti diversamente e riusciresti a guardare lei sotto un’altro aspetto. Per ora è solo quella che, troppo spesso con i suoi “capricci” da adolescente, ti ha rubato la “scena” (passami il termine) nella tua famiglia. Magari, non è così per lui. Perché non lo sa?
    Prova solo a pensare di essere al posto di lui. Che la figlia sia la tua e che in bilico tra questi sentimenti ci sia lui. Non devi amare lei, ma solo il riflesso che di tuo marito c’è in lei in quanto sua figlia.
    Forse ho creato più confusione, ma è quello che mi sento di dire. Con sincerità e molta molta umiltà.
    Un abbraccio.

  3. Urca. Che carico di emozioni, scomode, sincere e umane. Quoto Ruben, è già un passo avanti il fatto che l’autrice sia riuscita ad esprimerle così apertamente.
    Punto 1: eventuali vincoli familiari (di sangue e non) non implicano necessariamente un amore folle, ma neanche tiepido. Io e una delle mie sorelle non andiamo per niente d’accordo. Pace. Non possiamo piacere o farci piacere tutti.
    Punto 2: non so davvero cosa consigliare. La mia amica saggia direbbe di smettere di pensare alla figlia e di centrarsi su se stessa. Il momento in cui ho pensato a me stessa e ho smesso di pensare alla nuova compagna di Noproblem (una minaccia diversa, ma sempre una minaccia) le cose hanno cominciato a funzionare molto bene.
    Punto 3: la butto lì, non sapendo assolutamente niente del caso. Intravedo forse un filo di insicurezza nella tenuta di questo rapporto coniugale? Può davvero una ragazza, per quanto immatura, egoista e stronzetta, una ragazza che però ormai si avvia ad avere una propria famiglia, minacciare un rapporto solido? Forse non è così solido? O la scrittrice non lo sente così solido? Forse un maggiore dialogo con il marito aiuterebbe?
    I giudizi di chi giudica lasciano il tempo che trovano. Io cerco di non farlo mai.
    La buonista Kalì

  4. Che situazioni difficili. E quanto è difficile commentare, anche solo provare a sentirsi sulla propria pelle questa storia così complessa… eppure guardando a fondo non penso sia tanto lontana dalla vita di ognuno di noi. Alla fin fine si tratta di emozioni: amore, invidia, desiderio di amore, antipatia, gioia, rabbia, tristezza, indifferenza… niente di nuovo se non fosse per le relazioni particolari tra i partecipanti.
    Certo, come si diceva sopra, essere consapevole delle proprie emozioni è già un buon punto di partenza… guardarle, sentirle, senza giudicarle potrebbe essere un passo successivo. Sento tanto giudizio verso se stessa nelle parole della lettera, tanto giudizio verso le proprie emozioni. E invece le emozioni sono così, non ci si può giudicare per il fatto di amare, non ci si può giudicare per il fatto di provare rabbia, o invidia, o fastidio per chi ci sta rubando la scena di un rapporto che consideriamo nostra esclusiva. Non ci si dovrebbe giudicare a prescindere per le nostre emozioni… forse partendo da lì, lavorando su se stessa, troverà il modo, prima o poi di parlare a cuore aperto con il marito.
    Sono d’accordo che l’unico modo per mantenere un buon rapporto con lui sia quello di parlare, senza rivendicazioni, senza rancori: semplicemente aprendo il cuore, respirando (grande bismama!) e parlando delle proprie emozioni e non degli altri, dei loro errori, comportamenti o che.

    Parole al vento? Solo chi ci è dentro può capire, probabilmente.

  5. anna ha detto:

    la situazione è scottante e sì, ci sono tragedie peggiori e gente che sta messa peggio di te, ma quando la situazione ti coinvolge personalmente e così emotivamente, non è proprio il caso di compararla a nessun’altra perché non cambia le carte in tavola né risolve alcunché. Non tutti ci stanno a genio, io personalmente ho un odio viscerale verso un’amica o finta tale del mio ragazzo e che è diventata mia collega per quasi de anni e il semplice vederla ha scatenato e scatena in me istinti omicidi anche perché, come dici tu, divento tutt’altra persona, mi chiudo e non riesco a esprimermi liberamente come vorrei. NOn sono gelosa di lei perché amica del mio ragazzo, è proprio lei a essere una stronza mondiale, senza nessuna remore per i sentimenti altrui, una vipera da competizione. Ha la capacità di attrarre un sacco di persone attorno a sé e questo rende la situazione peggiore perché un po’ in colpa ti ci fa sentire, o almeno mi rimane spesso l’idea che sia io l’outsider, io quella non in grado di ssere accomodante, io quella che sbaglia, io quella che si deve mettere da parte per far spazio al suo ego. Ti lascio immaginare quindi quanto ti possa capire, anche se immagino che averla in famiglia e non poterla mandare a quel paese sia decisamente più frustrante. Detto questo, ci sono persone che volente o nolente devono far parte della nostra vita e la maniera più intelligente per sopravvivere a questi rapporti forzati è semplicemente dire ciò che si pensa alla persona che sta in mezzo (nel mio caso il mio ragazzo e nel tuo tuo marito). Concordo con valepi, su tutta la linea, ciò che si deve esprimere non sono giudizi verso l’altra persona. Ciò che in realtà credo sia corretto e doveroso nei confronti di chi ti ha sposato nel bene e nel male, è esprimere le emozioni, quello che ti fa stare male, spiegare quanto è difficile per te quando in giro c’è la figlia. e se non capisce una volta, io sarei disposta a ripetere anche 10 volte le stesse cose, finché il messaggio non è chiaro. Non saprai mai cosa pensa tuo marito, potrebbe pure essere che è d’accordo con te. Non è importante questo, in realtà, è importante che lui sia consapevole di come si sente la moglie quando la figlia è in giro per casa. E non credo sarà questo che minerà al vostro rapporto. come dicevi tu non è la situazione peggiore del mondo e immagino che non sia l’unica cosa che ha messo alla prova il vostro rapporto finora (come avete risolto situazioni difficili come questa prima di questo caso? una volta trovata la risposta, se la risposta ha dato buoni risultati in passato vuol dire che è la soluzione).
    Detto questo, mi permetto di dirti, senza voler giudicare, che l’adulta in questo caso sei tu e hai molta più capacità razionale ed emotiva tu di lei di capire quando è il caso di smettere di essere gelosa o insicura. I rapporti in gioco tra te e tuo marito e tra tuo marito e la figlia sono due pianeti diversi, impossibili da paragonare. Non fare lo stesso errore anche tu, sii sicura di te stessa e ripeto, se non ti senti sicura respira e butta fuori. tenere tutto dentro non ha mai giovato a nessuno. Un abbraccio forte.

  6. Un po’ ti capisco, ho un marito con figli grandi e so che la vita di coppia della nuova coppia in qualche modo viene un po’ dopo la vita di famiglia della prima famiglia – anche banalmente in termini pratici. I figli poi, so’ piezz’e core, e le figlie femmine per i padri… Tutto viene perdonato loro. Ma quoti kali': non è che c’è piùche altro sottO ansia per un rapporto che non va?
    In ogni modo, la chiave di volta di tutto deve essere il marito. Tu ci puoi e devi mettere uno sforzo maggiore, perchè quando l’hai scelto sapevi che c’era questa figlia e i figli sono le nostre priorità sempre. Lui ci deve mettere impegno a far quadrare tutto: tu e la figlia. Parlagliene apertamente perchè mi pare che cosí non si ottenga nulla.

  7. Difficile, sì.
    E tanto difficile anche dire cosa se ne pensa.
    Però in fondo, da qualche parte, una risposta c’è già e ha ragione Kalì quando dice di non pensare alla figlia ma di concentrarsi su di sé. Non perché la figlia non debba contare, perché conta e conterà sempre, è evidente, anche se a noi sta sullo stomaco. Ma perché noi siamo ‘altro’ da quella figlia, e se non vogliamo legarci a lei nel “bene” (per motivi pratici, non certo per farti una colpa) non dobbiamo farlo nemmeno nel “male” (male si fa per dire, ovviamente), ovvero in quel ‘farsi concorrenza’ che c’è, di fondo…
    Capisco e comprendo la situazione, anche a me è capitato qualcosa di molto simile… Non giudico certo, perché nessuno dovrebbe farlo mai.
    Riuscire ad aiutare… è tutto un altro discorso

    Una stretta di mano calorosa, questo sì, posso farlo!

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