Considerazioni alternativamente digitali: gli europei di calcio e il social family day di #mammacheblog

Sono giorni un pò carichi questi.

La ragioniera fino almeno a metà mese ha obblighi imprescindibili, la millantata scrittrice è relegata in secondo piano (oppure ad ore troppo piccole per essere raccontate).

Al contrario di altri io non metto mai post in una cartella “incompiuti” nell’attesa di sistemarli, o che diventino completi: io quando ho un pò di tempo scrivo. Questo è il motivo per cui spesso dei miei pezzi non si capisce un tubo. Ho una scrittura fusion (la base della quale è: sono fusion io stessa). Anche adesso avrei da dire una marea di cose, ma scrivo di fretta, non ho tempo, i pensieri si accavallano e devo riepilogarli per sommi capi.

Ci sono gli europei di calcio e vorrei boicottarli, vista la melma che è salita dal fondo; mi piacerebbe cambiare stanza quando il socio guarda la partita, concentrarmi su un libro, o sulle mie cose da scrivere. Ma io sono tifosa, faccio fatica, allungo l’occhio per vedere il risultato. Poi mi viene in mente quegli schifosi accordi per vendere le partite, penso al fatto che Francia e Inghilterra potrebbero essersi messe d’accordo per un pareggio e mi viene da vomitare. Uh che ardue lotte.

Vengo da una settimana pienissima, festa a scuola, riunione, cena alla materna, ricchi premi e cotillon: bello bello, ma che palle. Che palle i genitori noiosi, che palle i bambini che hanno genitori banali, che palle le richieste dei genitori di vedute ristrette, che palle le sedie lasciate in giro dai genitori maleducati. Che palle.

Sabato c’è stato il Social Family Day organizzato da Fattore Mamma: entusiasmo alle stelle! La parte sociale è stata meravigliosa; si chiama networking anche se è tutto meno che un lavoro: ti (re)incontri dopo le relazioni via web, ci scappano anche gli urletti da groupie, una emozione particolare a dare un volto a chi dietro un monitor “vedi” tutti i giorni. Poi ci sono le conferme dell’anno scorso, avvicinamenti ancora più sentiti. Mi ci trovo bene, io che sono stata sempre timida; lo so che non sembra viste le interazioni da SocialNetwork che ho, ma a me la rete ha permesso di andare oltre il mio storico senso di inadeguatezza: mi sono resa conto che anche chi è una star alla fine non è poi tanto diverso da me, solo che ha molto più talento o competenze. Sul talento non posso farci niente, sulle competenze ci stiamo lavorando.

C’è stata anche una parte formativa, organizzata davvero molto bene. Le tavole tematiche hanno affrontato argomenti davvero interessanti, si dovrebbe approfondire per ogni tema; ma cosa dicevo sopra? Non ho tempo e allora affronto un solo argomento che mi sta a cuore. Il panel riguardante la monetizzazione e le opportunità lavorative è stato molto dibattuto; mi pare che si sia arrivati alla conclusione che essere blogger con il fine di guadagnarci è una partenza sbagliata. Mi pare anche che sia un discorso un pò ipocrita, in generale. Se è vero che molte tengono un blog per evitare il prozac, in tante vorrebbero farlo diventare un lavoro. Di queste la grande maggioranza non si rende conto di non avere i talenti di cui sopra e spreca il suo tempo. Le poche che potrebbero farlo a mio parere non hanno gli strumenti giusti, e i camp non li forniscono: c’è chi fa di mestiere il consulente web e a quelli bisogna rivolgersi, pagando presumo. Siamo ancora lontane dalla condivisione e dal fare rete, a mio parere. Le relazioni che abbiamo come blogger sono personali non di certo lavorative, per la maggior parte. Il proprio orto è ancora quello che va per la maggiore, parlare di cooperative è ancora lontano dalla realtà.

E poi: ci sono due categorie di blogger, quelle che hanno tante visite e quelle più sfigate (numericamente parlando). Se le prime dicono alle seconde “Scrivete per il piacere di scrivere, per le relazioni, per l’amore del lettore: non fate conti monetari” alla fine ti viene il dubbio che un pò ti stiano prendendo per fessa. Polemizzo, ovviamente per amore di dibattito: tu sei “famosa” e qualche cosa ti ritorna in termini monetari e dici a me di non pensare alla pecunia? Beh la vedo come una contraddizione in termini. E’ certo che bisogna fare la gavetta ma non sminuire la mia volontà di arrivare ad un certo traguardo numerico, perchè in fondo è quello che hai avuto tu quando hai cominciato. Domitilla ha detto senza mezzi termini che pubblicando tre o più articoli a settimana sprechiamo il nostro tempo: lei con uno al mese ha più visite con meno fatica. E ci credo bella mia: il tuo account twitter personale (e non quello del blog) ha più di 7500 follower, tu nel digitale ci lavori e ci vivi. Non raccontarmi che non fai attività web perchè non ci credo: i tuoi numeri arrivano dal tuo personal branding costruito con fatica, con la stessa fatica di chi scrive tutti i giorni. Insomma: la distanza tra blog-star e il 90% degli altri blogger è ancora molto ampia. C’è da lavorare.

Io continuo a studiare, mi informo, leggo. Vedi che alla fine di tempo per scrivere ne rimane poco: sto sbagliando tutto.

PS: dal titolo si capisce che io di SEO me ne frego :-)

PS2: questa foto rappresenta alla perfezione quello che intendo con “meraviglia delle relazioni (alternativamente) digitali”

Foto credits: Mammacheblog

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37 thoughts on “Considerazioni alternativamente digitali: gli europei di calcio e il social family day di #mammacheblog

    • Esistono blog che vogliono diventare professionali, e non c’è niente di male.
      Pellona quanto ho rosicato: lo so che è tutta colpa mia però quel caffè non preso mi è rimasto in gola.

  1. Oh, ma che bello spunto polemico! Mi viene tanta voglia di riprenderlo… Ma oggi proprio non si può (devo scrivere un post per un committente importante).

    • Oggi fai i tuoi compiti (che ho capito che mi conviene) però mi prometti che torni oppure riprendi il tutto? Dai influencer, dai

  2. la foto è bellissima, chi è quella bella rossa (l’altra bella lo so già chi è)?
    Non sono d’accordo però con la frase: “tu sei “famosa” e qualche cosa ti ritorna in termini monetari e dici a me di non pensare alla pecunia? Beh la vedo come una contraddizione in termini.”
    Io non sono una blog-star però, come dici tu, ho a volte avuto un “ritorno monetario” che veniva indirettamente dal blog (collaborazioni fuori dal blog partite da qualcuno che aveva letto il mio blog). Eppure tutto quello che è arrivato è stato un di più: non ho mai cercato uno sponsor, non ho mai scritto pensando che qualcuno mi leggeva con interesse professionale, neanche ora che SO che qualcuno ha interesse professionale. E quindi, quando vedo tante persone che vorrebbero fare un lavoro dal blog, la penso più o meno come le famose che citi: se scrivi un blog personale, non scrivere per i soldi. Se hai un progetto lavorativo, investi, prenditi un consulente e prova a farlo fruttare, anche usando le credenziali che derivano dal tuo blog personale.

    • La polemica sta proprio lì: quando inizi lo fai per te, ma se un pò prendi il volo vorrai sempre andare più in alto: bastano un pò di commenti e qualche visita in più. per me è così: bisogna avere il coraggio di ammetterlo :-) poi se sei un cane e non hai lo straccio di una possibilità, devi essere fortunata ad aver qualcuno che te lo dica

  3. Fino alla foto, mi sentivo carica e divertita dal tua verve polemica che condivido, dal fregarsene del Seo, da questo tuo essere blogger a modo tuo (bel modo!) ma poi mi cogli di sorpresa :) E’ un tuo talento!
    Questa foto rimarrà uno dei ricordi più fervidi e sentiti di sabato, forse è stata scattata proprio nel momento del nostro incontro.
    Lucia, detesto che tu non rispondi ai commenti, ma cercherò di accettarti (AHAHAHHAH) . E’ meravigliosa la nostra relazione e non riesco a dire di più (che poi non è nemmeno necessario)

    • Direi che la foto immortala proprio il momento in cui ci siamo viste per la prima volta.
      Forse non ho capito bene cosa intendi quando dici che non rispondo ai commenti, magari è una battuta che in questo momento il mio neurone non comprende. Di te che dire? Che dire? Ci penso… :)

  4. E pensa che son pure d’accordo
    Io ho iniziato per lavoro: non sapevo come, quando e perché, ma lo volevo.
    Ma la passione, la tecnica, la fatica di scrivere quotidianamente, e magari anche di fare qualcosa di ’utile’ (son parole grosse), si deve mettere in conto. Come dicevo a Domitilla: non sono d\’accordo con il suo assunto.
    Il fatto è che, sempre secondo me, puoi pure partire con l\’obiettivo di guadagnarci, ma devi mettere in conto di non guadagnarci. Quindi, come nel mio caso, i primi anni sono stati a guadagno zero e passione cento. E non è dunque una presa in giro quando dico: prima scrivi perché ami scrivere, che poi ai soldi ci si pensa in un secondo momento. Per me son stati due anni. Due anni son lunghi, eh, con tutti che ti dicono che non ce la farai mai. E la maggior parte di quelli che conosco, priva della famosa passione, dopo 3-6 mesi già si stufa. Ma se ti stufi del blog, il blog non è il lavoro che ami.

      • Adesso non mi ridere, e non dirmi che faccio la finta modesta (mi conosci abbastanza bene per sapere che non sono modesta affatto), ma… io non sento di avere un particolare talento. Sono stata coraggiosa, forse, e anche cocciuta, e ostinata. Ho lavorato tanto. Conosco almeno 100 persone (a memoria, dico, poi ce ne sono ben di più) che sono più talentuose di me.

  5. Il senso dell’intervento di Domitilla l’ho capito poco. Non ho capito dove voleva arrivare citando il suo numero di visite e il suo numero di post. Anche perch[, concordo con te, lei nel web ci lavora, ha già un personal branding costruito oltre che una visibilità molto alta.
    Penso, però, che la differenza tra chi ci mette la passione alla base e chi ci mette lo scopo di guadagnare subito sia ben visibile.
    P.S. La foto è davvero bella!
    P.S. E’ stato un piacere conoscerti dal vivo…

  6. bè complimenti per il post, e sai neanche io metto i post in attesa, e si vede perchè gli errori di battitura e gli orrosi anche non sono proprio invisibili :).Come ti ho già detto in un commento ad altro post il punto non è non guadagnarci, il punto è che il più delle volte se apri un blog (e parlo di blog, non di siti o di portali come jolanda e mammafelice) e lo apri solo col fine di guadagnarci vai giù in un battibaleno. Specie e soprattutto se lo apri volendo puntare sulla mammitudine.Per dire a me (sono l’infermiera con la facciatosta che ha fatto l’intervento con avent parlando di realtà non di web) capita di leggere boiate mondiali sulle coliche, anche sui portali più grossi. E non solo sulle coliche.Non si può fare un post del genere (coliche o altro) solo perchè leggi qualcosa su un altro sito(io l’ho fatto e ho dovuto indicare l’iscrizione al collegio degli infermieri e vigilatrici di infanzia, per dire io con un post dalle informazioni fasulle rischio la radiazione dall’albo, visto che ormai non mi nascondo dietro un nickname). Le ricerche mediche(e il mal di pancia è un problema medico) si fanno con motori di ricerca che raccolgono ricerche pubblicate su riviste scientifiche.E le ricerche le capisci se hai esperienze nel campo. Ecco, quello è il blog che secondo me non funziona. Il blog personale ti da possibilità extra, fuori dal blog o se dentro a un blog ti permette di arrotondare, guadagnare si , ma non viverci quello è il punto. Per vivere di blog (e anche di contorno) devi avere competenze.Forti e non così facilmente trovabili. Divertiti, parla di ciò che ami, questo è l’unico modo per essere unica.E lì non ti servono neanche 100000 visite per essere “riconoscibili”. Te ne bastano moooooolteee di meno. Famose, mi pare un pò troppo :) Domitilla ferrari? non conta. Lei non è partita da zero, e neanche il suo blog, sottodominio di un blog già visitatissimo. Forse il suo discorso sapeva un pò di “fuffa”. bacione :) .

    • “Per vivere di blog (e anche di contorno) devi avere competenze.Forti e non così facilmente trovabili. Divertiti, parla di ciò che ami, questo è l’unico modo per essere unica” Sono d’accordo!

  7. Lucia che bello rivederti! E che bello leggere quello che hai scritto. Condivido un po’ tutto, potrei averlo detto io solo che tu lo dici meglio.
    Che poi io son venuta solo per rivedere la gente e per monetizzare il blog ci dovrei mettere troppo sbattimento, troppo tempo ed aver anche cose interessanti da dire.
    Perplessa pure io sull’intervento di Domitilla, ma vabbè ci può stare, sentiamo tutte le campane.
    Io anche scrivendo bene non riuscirei ad avere quei numeri, anche perchè non saprei dove andare a guardarli.. E’ forse per questo che vengo sommersa da e-mail fotocopia di sedicenti esperti seo?
    Mi dispiace non averti potuto salutare alla fine.. alla prossima!

  8. CIao Lucia!
    Mi spieghi cosa vuoi dire esattamente con questo? .

    “Siamo ancora lontane dalla condivisione e dal fare rete, a mio parere. Le relazioni che abbiamo come blogger sono personali non di certo lavorative, per la maggior parte. Il proprio orto è ancora quello che va per la maggiore, parlare di cooperative è ancora lontano dalla realtà.”

    • A mio parere al momento nessuno è in grado di condividere la sua esperienza fino in fondo, perchè i blogger che lo fanno per mestiere sono pochi. Dove lo trovo io un tariffario ad esempio per i redazionali, o per le consulenze? NEssuno me lo dice, un pò perchè chi lo fa si tiene ben strette le sue informazioni, un pò perchè ancora non si sa. La condivisione non c’è, per diversi motivi.
      Il potenziale c’è, si vede dai bei rapporti personali, ma non viene sfruttato: ed è un peccato perchè in caso di reale aggregazione dei blogger molte aziende furbette potrebbero essere fermate.

  9. non sono una blogger e perdonatemi forse dico una cavolata,la mia impressione dall’esterno è che chi ha potuto fare del blog un lavoro al di la delle capacità e dei talenti il consulente web ce l’ha in “casa” nel senso che per formazione ha anche le competenze tecniche per gestirlo o altrimenti ha qualcuno che sia un compagno o altro che lavora nel settore,altrimenti per forza arriva il momento che per fare il salto di qualità ti devi mettere nelle mani di qualcuno e investire dei soldi e non sempre questo è possibile o perchè non crediamo in noi stesse o perchè abbiamo bisogno di un ritorno economico immediato …
    Vedo molti rapporti di amicizia ma anche molta rivalità sul web,credo che ci sia ancora tanta strada da fare

    • Il fattore tecnico è molto importante e non hai detto per niente una cavolaia, anche li si tratta di denaro (o tempo) da investire, va conteggiato come il resto.

  10. Torno, come promesso, in questa “querelle” tra professioniste e dilettanti. Le prime si scandalizzano, le seconde si sentono sminuite. Due osservazioni rapide. Essere professionali è una scelta precisa, che io ad esempio non faccio perché nessuna delle mie competenze specifiche ha un “mercato” e, in seconda battuta, perché non ho il tempo e la voglia di organizzare un blog tematico. Quindi punto sul networking: mi interessa conoscere gente, godo dei vantaggi meramente voluttuari che ne possono venire (occasioni, iniziative, qualche omaggio di dvd in cambio di recensioni – che è una cosa che so fare e faccio anche professionalmente senza particolare sforzo), faccio esperimenti stilistici e esercizio di scrittura. Un giorno sarà diverso? Chissà. Intanto continuo ad annusare l’aria e a divertirmi, imparando qualcosina qui e qualcosina là. Rivalità o amicizia in rete? Io non la porrei così. Mica siamo una comune o una comitiva di adolescenti! Ci sarà una cosa e l’altra. La rete è un mezzo, un veicolo. Io posso dire di viverla con un pizzico di disincanto, ma con intensità. Ho avuto delusioni, arrabbiature e gioie profonde anche senza metterci in mezzo il lavoro. Non credo che condividere sia un obbligo morale. Sarebbe nell’etica della rete e Barbara e Nestore interpretano bene lo spirito, cercando il giusto equilibrio tra “servizio pubblico” e sviluppo professionale. Bravi! Lo farei anche io, se a qualcuno interessasse avere una consulenza sui rifugiati in Italia e nel mondo…

    • Ma io non intendevo parlare di amicizie, io sottilizzavo sulla condivisione di saperi. In ogni caso mi piace il tuo approccio easy, ho sentito molta ansia da prestazione in giro: a mio parere non tutti hanno bene chiaro in mente cosa vogliono fare da grandi

  11. Ecco ho scritto più o meno la stessa cosa in un commento a machedavvero, premesso che finora sono riuscita a vedere solo l’intervento in cui c’era lei, ha dato fastidio anche a me sentire dire blogger che comunque guadagnano col blog, non pensate alla pubblicità pensate a quello che scrivete, quando i loro blog sono infarciti di pubblicità e comunque spesso ricevono anche grossi prodotti omaggio e li recensiscono…insomma mi sento presa in giro, mi sento quasi che se faccio un post sponsorizzato o metto un banner non verrò più letta, certo son d’accordo anche io che non bisogna esagerare e metterci il talento, io non ho talento a scrivere, ma ne ho un altro e il blog mi serve come mezzo per farmi conoscere e spero che capiti..poi se qualcuno vuole farci pubblicità ben venga. sempre come dice mammafelice selezionato e mirato, non a casaccio. E non devo nemmeno troppo piegarmi al volere dell’inserzionista.
    E sul mio blog ho espresso le stesse perplessità
    Ciao Elena

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