Nativi e immigrati digitali

Nativo digitale (dalla lingua inglese digital native) è una espressione che viene applicata ad una persona che è cresciuta con le tecnologie digitali come i computer, Internet, telefoni cellulari e MP3.

Per contro un immigrato digitale (digital immigrant) si applica ad una persona che è cresciuta prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo.

Che io sia immigrata è chiaro e palese, la mia informatizzazione è cosa recente: video e fotocamere, telefonino, pc, web sono cose di pochi anni fa (pochi  è un termine corretto, se lo rapportiamo a chi non ha ancora capito che il casello si può pagare col telepass, non voglio esagerare, col bancomat)

E’ altrettanto chiaro che la nana è nativa. Non ha il permesso di accendere il pc ma appena lo lascio incustodito me la trovo a far disegni col pinguino di TuxPaint, e gli stampini, e i colori, con la pretesa di averli stampati entro un nanosecondo. Fa le foto e vi assicuro che non  ci sono nè nuvole metafisiche nè tantomeno qualche impiccato (come capitava a me quando per caso mio padre mi concedeva di fare una foto con la macchinetta, che poi al ritiro dal fotografo erano sguardi killer perchè avevo fatto sprecare i soldi dello sviluppo); ogni tanto ci scappa qualche fiore di cui puoi studiare la conformazione del perianzio e del perigonio, ma di questo do la colpa al suo senso artistico. E non parliamo di quando le riguarda e decide quale cancellare: questa è mossa, qui sembri un fantasma mamma (sempre carina e amorevole con la genitrice). Se poi il mezzo utilizzato è l’iPhone passiamo direttamente alla distribuzione parentale della produzione artistica, implorando di spedire l’opera a zia, nonna, nonno, papà in ufficio, se avesse le amiche nella mailing list avrebbe già iniziato un mestiere di marketing manager. Passando al lato musicale, le scelte sono sempre chiare e ben ponderate: “cercami waka waka su iuttù” è una frase che sentiamo spesso, alternado i titoli e spaziando tra i vari autori che le proponiamo (de andrè, la carrà, il liga, vecchioni, gundam, mazinga zeta, maracaibo, va bene smetto che non riuscite più a identificarvi). Qui arrivano le dolenti note. Perchè i nativi hanno le loro lacune, se poi sono testardelli e volitivi, tu parente hai vita dura: valle a spiegare che la radio non è “on demand”. E che non mette Last Christmas il 21 di marzo. La radio meravigliosa che ascoltavamo noi, quella con le dediche e gli insulti pronti per chi ascoltava gli Spandau; la radio che non ti faceva vedere nessuna Lady Gaga vestita da suora porno, ma ti faceva immaginare e sognare…

Essere nativi significa avere tutto e subito; che non è il male, di per se, ma è un modo molto veloce di ottenere le cose. Io amo la tecnologia, penso che (con tanti contro) ci dia modo di migliorare la nostra vita, e non solo quella fisica: gli aspetti culturali, la conoscenza, lo studio. La tecnologia ci fa viaggiare anche quando non si può, dona le gambe a chi è costretto a sedere, apre gli occhi a chi non può guardare. Ma rende tutto più veloce.

La velocità, uao. Questa è la vera differenza tra nativi e immigrati: conoscere ritmi diversi e molto alti non dà modo a volte di fermarsi sul particolare. E quando si corre alcune cose si perdono. E’ vero che se scrivo Van Gogh su Google mi si apre un mondo di colore, e ne ho a miliardi di informazioni, ma vuoi mettere l’odore che si respira dentro il Museo ad Amsterdam. Lo so che non ci posso andare facilmente, io e molti altri. Ma le cose facili ci piacciono a noi? E poi: vogliamo avere voglia di aspirare a qualcosa, qualche sogno nel cassetto?

Mi piace molto che mi figlia sia così avanti a soli quattro anni e mezzo, probabilmente tra poco io imparerò da lei e questo mi esalta. Voglio assolutamente darle tutti i mezzi, se posso. Dall’altra parte è necessario per me trasmetterle la sensazione della bellezza lenta (e detto da me, che sono una passionale che vuole tanto e tutto e più velocemente possibile, è proprio una dichiarazione d’amore); vorrei che imparasse a sentire l’odore della carta di un libro usato, che si metta a cercare le conchiglie in riva al mare, che le venga voglia di andare a salutare la bisnonna, che anche se è noiosa, le racconta sempre di quando era piccola e andava in giro con i calzini corti in iverno. Prendo da Gioppina lo stupore di un film visto dentro una scatolina in un treno, e le do la consistenza di un mappamondo di legno.

Si così mi piace.

 

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9 thoughts on “Nativi e immigrati digitali

  1. pussola ha detto:

    Condivido ogni parola.
    Ho Sara che in quest’ultimo periodo si diletta sul pc del papà a giocare con i giochini (educativi eh) in italiano, ma anche in inglese e francese, che ogni tanto si fa aprire facebook dal papà e mi manda messaggi via chat, che ha capito meglio lei del padre come si sfogliano le foto sul touchscreen, che si cerca le winx da sola su youtube, le fa partire, mette a schermo intero e se le guarda.
    Ma la bellezza lenta….beh è tutta un’altra cosa.
    E trovo che ci voglia il giusto equilibrio in ogni cosa che si fa.

  2. Non conoscevo la distinzione, ma mi ci ritrovo come se fossi nella sabbie da mobili da quanto calzano perfettamente.
    Il teppista a 3 anni usa meglio di me il cellulare touch della mamma, tra qualche anno tutti a lezione! 🙂

    PS OT: non riesco a rispondere alla tua mail, mi sa che c’è qualche problema di comunicazione tra il mio smtp server e il tuo provider! Cmq volevo solo ringraziarti per la visita e avvisarti che è già online la tua teoria di Murphy!

  3. @silbi io ho sempre avuto il terrore (da neomamma) di lasciare a mia figlia troppo tempo per videogiochi e telvisione. Un preconcetto bello e buono. Mi rendo conto che non è possibile ma soprattutto non è educativo lasciarla fuori da un mondo di questo tipo; un pò perchè ai miei tempi l’argomento era marginale mentre oggi è diventanto usuale, un pò perchè molto spesso giochi e tv aiutano la comprensione di molte cose.
    La cosa fondamentale è che io ero molto più lessa mentre questa generazione reattiva. Io comunque continuo a fare da tutor, fino a che non me lo farò lei 🙂

    • pussola ha detto:

      Guarda anch’io ho lo stesso timore.
      E infatti è anche per quello che cerco di arrivare a dei compromessi, se li vogliamo chiamare così…
      Così va bene un pochino di tv o qualche gioco al pc (ma cercando di evitare i giochini stupidi)…però poi, magari, leggi un bel libro di favole in compagnia di mamma…oppure carta, pennelli, colori e via per il momento della piccola artista! 🙂

  4. mogliedaunavita ha detto:

    io che vivo con i pensieri nel mio passato e che mi reputo così fortunata per aver vissuto un’infanzia di allegria casinista …soffro per il mio figlio solitario, senza parenti, senza incursioni casalinghe, solo con schermi in cui succede tutto ma non senti tuo niente.
    i bambini hanno bisogno di gente. di pic nic. di ricordi.

  5. Italo ha detto:

    Poveracci i giovani d’oggi rimbecilliti da mille voci ipocrite e ingannevoli… specie quelle tecnologiche.
    Pochi anni fa almeno c’erano i giochi da tavolo, i giochi di gruppo e i fumetti in TV!
    Altro che lo schifo inutile di Mediaset e il Grande Fratello…

  6. @moglie io credo che anche la solitudine possa essere molto creativa.
    @italo mi sa che i giovani hanno bisogno di qualcuno che li stimoli, e la tecnologia non può essere una baby sitter. io sono a favore, ma mi metto di grande impegno per proporre tante cose a mia figlia, e non facili.

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