un sorriso

Ecco, lo volevo dire: andare al mercato e ritornare a comperare un paio di pantaloni è pura magia.
Mica perchè il mercato è magico: solo perchè ci sono i campionari e capi  che oltre la 44/46 non vanno . E quando perdi i chili che volevi perdere sei felice. E oggi c’è il sole e sono venuta al lavoro in bici.

E quando esco di qui vado a prendere la Gioppina e ce ne andiamo a insabbiarci tutte e due come cotolette.

E questo è il mio terrazzo, che è il mio specchio:

 

Spring time

 

Buio in sala! Biglietto n.3

Oggi è mercoledì (e mi piace)!!!!

Tra le nuvole

Ryan Bingham è un uomo affascinante, un abilissimo tagliatore di teste ed è libero come l’aria. Nel cielo, appunto, trascorre la maggior parte del proprio tempo, in trasferte di lavoro, agognando il prestigioso club dei dieci milioni di miglia. Ma qualcosa accade, tra un aereo e l’altro. Nathalie, una ragazzina neolaureata ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si può benissimo licenziare in videoconferenza, minacciando di riportare Ryan a terra proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex, una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo più. (My Movies)

REGIA: Jason Reitman
SCENEGGIATURA: Jason Reitman, Sheldon Turner
ATTORI: George Clooney, Jason Bateman, Anna Kendrick, Vera Farmiga, Melanie Lynskey, Danny McBride

 

Dunque: abbiamo lo stesso regista di Thank you for smokin e Juno, che pare si sia espresso al meglio proprio nei film precedenti. Abbiamo un argomento scottante: la crisi e i tagliatori di teste, ovvero personaggi che per mestiere vanno a licenziare la gente sostituendosi ai responsabili aziendali. C’è una storia famigliare complicata: che se tu voli per dieci milioni di miglia alla fine le tue sorelle ti considerano uno sconosciuto. Accenno alla love story difficile: non ce la facciamo mancare. Che altro? Ah, un finale poco “correct” (ma non ve lo dico). Insomma gli ingredienti per un buon film ci sono; peccato che il film risulti solo sufficiente. Un pò per i tanti stereotipi usati, un pò perchè la vicenda è molto ammericana e americanizzata, un pò per sto finale che non convince. In realtà un mezzo punto io ce lo aggiungerei per i dialoghi, che sono intelligenti e caustici, sapientemente equilibrati tra i personaggi. Vogliamo aggiungere un altro mezzo punto punto intero? E aggiungiamolo perchè George è l’asso nella manica: faccia da schiaffi, gongolone conquistatore, bastardo sensibile: ha proprio il ruolo fatto per lui! Anche se ha fatto di meglio a noi (plurale majestatis) ci conquista!

Alla prossima