Quanto lontano?

Di nuovo a lamentarti. C’è sempre qualcosa che non ti va bene, e giù proteste.

Ma guardati allo specchio: tacchi, pantaloni. Credi che basti avere le braghe per riempirle con un uccello? Se non ce l’hai cosa vuoi comandare, la barra del timone la tiene qualcun altro per te. Tutto quello che puoi creare tu è qualche figlio, da tirare su giusto quel che serve i primi tempi. E darti da fare per avere un minimo di ordine in questo posto.

Uscire, lavorare, sapere. Assurde pretese di chi ha solo grilli per la testa, di una zoccola che pensa al cliente che le cambierà la vita. E non provare a pretendere onestà e sostegno, tu fai parte dell’arredamento. Io esco ed entro quando voglio, perchè senza di me non mangeresti nemmeno. No, non è colpa mia se ti arriva una sberla, te la sei cercata. Piangi. Non sei capace di fare altro, solo lacrime stupide e deboli.

La vita non cambia. Hai il tuo posto nel mondo e non guardarti intorno. Non esiste un’altra terra oltre questo mare, solo cazzate nella tua testa.

Non pensare nemmeno di dirlo a qualcuno che stai male, tanto nessuno se ne frega. Fanno finta di interessarsi e poi fuggono, che le persone come te sono peggio di cani rognosi che girano intorno all’orto. Chi ti ha detto che te ne devi andare? Non ci sono posti per te: se scappi ti trovo, e allora si che avrai ragione di lamentarti.

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