Solidi equivalenti

Se mi fermo a riflettere sull’equilibrio (vacillante e dinamico) della mia famiglia, mi vengono principalmente in testa alcune cose:

-tutti due i grandi lavorano

-io mi libero quasi sempre verso le 15

-la gioppina fa la materna fino alle 16

Facendo fede a questi punti fermi (come si può immaginare a volte non sono tanto “fermi”: indisposizioni della bimba, giornate lavorative di scadenza, vacanze e scioperi, viaggi di lavoro, fatevivenireinmenteunimprevisto) noi ci siamo aggiustati in questo modo lego-version: vado a prendere la gioppina all’asilo, ci facciamo il nostro giretto al parco, o a fare la spesa o le commissioni, in estate si va in spiaggia, fino a quando esce il socio (che tra parentesi è anche il mio capo, aprirò un capitolo a parte). Dalle sei e mezza siamo quindi tutti insieme, e insieme facciamo le cose che mancano. Cosa manca? La cena, le pulizie, le lavatrici, varie ed eventuali.

Ci siamo divisi i compiti. Approfondiamo: non sono io che faccio le cose da donna e lui le cose da uomo. Ognuno fa qualcosa, a seconda delle inclinazioni e sforzandosi in quello che non inclina affatto; bello sarebbe che potessi sfogare la mia passione  per la  pigrizia e la lettura, e lui la voglia di vedere il tennis o sfinirsi di playstation (vabbè ho generalizzato, non siamo così “semplici”). Abbiamo scelto di collaborare a tutti gli effetti: ci limitiamo a non infliggere all’altro una pena eccessiva. E vi rivelo una cosa: funziona! Il che non significa che siamo la famiglia del mulino bianco, ma solo che abbiamo rispetto dell’impegno dell’altro; siamo adulti, ce la possiamo fare a non frantumarci i gioielli con sbuffi, ripicche e scorciatoie. La lavastoviglie è sua e i fornelli miei: e se succede che non ho voglia di cucinare, bon lui ci prova a fare il sugo (si ok, poi ci metto tutta la sera per lavare gli schizzi di pomodoro e le sessantaquattro pentole usate, però non sottilizziamo troppo…)

Butto un sasso nel lago e aspetto che esca il mostro di Lochness: non è che qualche volta noi signore ci facciamo prendere dalla sindrome “come me nessuno mai”? Se siamo le prime a considerare la casa un territorio femminile, e sosteniamo la teoria che tanto le donne lo fanno meglio e gli altri sono delle pippe, come possiamo pretendere di trovare un’orecchio aperto e una mano pronta? L’ho fatto anche io, quando il socio cambiava il pannolino alla Gioppina ero sempre li sopra come la carogna… E sempre parlando di donne: ai nostri figli maschi lo abbiamo insegnato come si fa il pane o come si pulisce il bagno? Che magari in un futuro lontanissimo la sua compagna potrebbe anche ringraziare…