Abbattiamoci le mani

Stamattina sono “distratta” dal lavoro, e allora mi viene da fare una considerazione di lavoro.

Sono tanti anni che ho lo stesso tipo di impiego, mi occupo di amministrazione, ho lavorato in aziende diverse per dimensioni e tipologia di prodotto; ho lavorato in società piccole, e in grandi gruppi associati. Ho vissuto ambienti pesanti, ma ho spesso avuto la fortuna di lavorare in team giovani, molto stimolanti, con responsabili che ti lasciano i margini per fare il tuo lavoro e per farlo bene, e avendo colleghi e collaboratori che semplicemente fanno il loro mestiere. Ci sono stati i tempi di vacche grasse, quando le banche facevano la fila (letteralmente) in sala d’aspetto per proporre pacchetti e collaborazioni: ogni funzionario col suo bel sorriso e il copione pronto, a chiudere un occhio e aprire la borsa.

E ci sono (stati) i periodi frenetici, che fai i salti mortali senza rete; non mi riferisco solo alla congiuntura attuale, di rigidità e vigilanza, ma penso anche ad ogni piccola crisi passata in una casuale piccola azienda onesta. Non ho scelto le parole a caso, perchè ogni volta che piccola e onesta hanno fatto parte della descrizione del mio datore di lavoro, si è dovuto periodicamente affrontare il mastino bancario che ti fiata sul collo. Perchè il piccolo non ha il potere contrattuale, e piccolo significa bisognoso di finanziamento: ho bisogno di aggiungere altro? Se io chiedo anticipi di liquidità e mezzi per lavorare, otterrò (con fatica) finanziamenti al limite dello strozzinaggio, e controllori cerberi dei miei movimenti. Non c’è alternativa. Ora che sto lavorando col socio, e siamo piccini picciò, ricevo telefonate da cassieri tremanti e senza alcun potere di risposta, che mi avvertono di un piccolo scoperto di 167 euro: praticamente costa di più la telefonata. E alla mia ennesima insofferenza, tirano fuori dai denti una insoddisfazione perenne, una assoluta mancaza di potere decisionale e ampiezza di manovra inesistente: e questo è il mio referente nel mondo del credito. Non si può lavorare. Con questa ristrettezza, e con la mancanza di fiducia nel lavoro delle microimprese nessun paese moderno può pensare a rinascere.

Forse però un’alternativa c’è: basta essere un grande gruppo, e anche un pò figli di puttana. Devo andare avanti?

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4 thoughts on “Abbattiamoci le mani

  1. hai visto i giornali di oggi? secndo me qualcuno di quei cassieri ti manderà un cv a breve, intanto io vado a cercare due fadere (piccole) per metterci dentro la carta straccia (danè) che a breve mi ridarà la banca.

  2. seguo le notizie economiche, rabbrividisco e aspetto qualcosa: cosa non lo so, in ogni caso ho paura a guardare avanti. per stare leggeri l’ansa rimane aggiornatisssima sul calcio mercato: dove andremo a finire…

  3. polly ha detto:

    ottimo post! io confronto la mia situazione personale con quella lavorativa. Sul mio conto ho due soldini, ma semplicemente perchè sono capace di risparmiare molto. Se mi aggiungono una commissione di un euro telefono inferocita e me la tolgono. Sul lavoro invece ci si affida al credito, perché paghiamo regolarmente i fornitori, mentre i clienti non pagano regolarmente noi. E la banca ti chiama, fa storie, chiede di rientrare di poche centinaia di euro. Qual è la miopia di tutta questa storia? Che la mia azienda in realtà è in grado di muovere somme di denaro, ed è in grado di generare reddito, è un tassellino minuscolo dell’economia; io no, non più di tanto. Però il mio conto corente è largamente in attivo, e loro vedono solo quello.

  4. …mmm…questo post mi inquieta. Bello, ma ansiogeno per me, che insegno in una scuola senza soldi, che sono precaria in graduatoria, che ho un marito freelance che ha già dovuto rinunciare a un lavoro per cominciarne un altro dove non c’è molta trippa per gatti, che ho due figlie che mi viene da piangere quando penso al nido, alla materna, agli zero aiuti che arrivano da una città che privilegia l’azienda per eccellenza, non so, si capisce?, piuttosto che qss altra cosa. E io, miserrima sfigatella qualunque, avevo in mente un progetto, ma chi lo vuole ora? E quando, se mai ci sarà, verrà il momento? Che grigio il mio orizzonte lavorativo/economico…

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