Lottare per sè

Associazioni di idee, e mi succede che da un blog che frequento spesso si scateni una serie di ricordi e una riflessione su quello che sono.

Mi viene in mente com’era la mia vita fino a qualche anno fa, senza tanti pensieri, serena, con le giuste disponibilità economiche per togliermi qualche sfizio; facevo il lavoro che mi piaceva, continuavo a giochicchiare senza un impegno eccessivo, frequentavo amici e locali. Cazzarola che film! A leggerlo nero su bianco verrebbe da pensare che andavo proprio alla grande.

Magari qualche volta sforavo il budget mensile, o succedeva che mi dilungassi un pò troppo sulle chat, e capitava che le ore piccole le facessi con le mie amiche, piuttosto che con mio marito. Vabbè allungavo l’occhio alla fauna maschile locale, ma che vuoi che sia: guardare e non toccare. Beh, a parte qualche piccola occasione in cui la manina l’ho allungata. E poi che sarà mai organizzare vacanze solo donne? Ci si ritrova, si ride, si annebbia la mente con un pò d’alcol. Che sarà mai.

Crepe, macchie d’umidità sulla parete del mio castello. E fuori pioveva: difficile restaurare una casa quando è brutto tempo. Solo che la casa è in centro città, sai gli sguardi?, meglio rattoppare, attaccare qualche poster per nascondere i buchi. Io e il marito (no, io e basta) a tentare di dare ossigeno a sto rapporto asfittico, prova prova prova prova…stop!

Non ne ho potuto più, ho rotto i piatti e me ne sono andata. Oddio, a dirlo così sembra un cartone animato di Tom e Jerry, diciamo che le dinamiche sono state un tantino più complesse: che a dirle a chi ci è passato diventa retorica, e a spiegarle a chi ne è estraneo sembra tutto falso. Tralascio.

Confesso che a pesare sulla bilancia è stata la conoscenza del socio, che allora era stringa di chat e oggi è il padre della gioppina; anche qui, il cammino è lungo e tortuoso, con dolori e pianti, con speranze e gioie. In ogni caso, allora non conoscevo il futuro ma mi sono lanciata senza paracadute, tipo la pubblicità famosa 🙂 Oggi so che avevo ragione, ma allora era tutta nebbia, e l’unica certezza era la sofferenza e l’indifferenza verso chi era al mio fianco. Mi chiedo: avrei fatto la stessa cosa senza un appoggio (anche solo morale) maschile? Sarebbe bastato lo strazio per darmi la spinta? Sarei riuscita a eludere la legge della cozza, che non lascia lo scoglio vecchio finché non ne trova uno nuovo a cui aggrapparsi? Mi viene una rabbia a pensare a quante donne conosco che sono costrette in un matrimonio logoro, e si negano ogni tipo di futuro positivo, e non riescono a trovare la forza (e i soldi) per andarsene e mollare tutto. Che nervi!

Oggi sorrido spesso, anche quando mi arriva la rata del mutuo e non so dove andare a rubare prelevare per saldarla; rido quando il significato di cena fuori è il tavolo preparato in terrazzo, sono felice quando resto in spiaggia fino alle otto di sera con figlia e compagno. Raccolgo le mie briciole e continuo a seguire il sentiero: ho lottato per il mio uomo, per la vita di adesso, e voglio che sia la migliore da vivere.

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8 thoughts on “Lottare per sè

  1. Florence71 ha detto:

    hai ragione…continua così,è bello sentirsi sereni e vivere le piccole felicità di ogni giorno…tipo stare in spiaggia fino alle 20 con chi si ama…bacio

  2. La libertà di scegliere è qualcosa di impagabile, ma senza il coraggio delle proprie azioni perde tantissimo valore: tu sei stata capace di fare questo e la gioia per quello che hai si legge chiaramente in queste righe!

  3. Sei ammirevole, per la forza che hai saputo dimostrare nel prendere delle decisioni dolorose, e anche per la sincerità con cui ti chiedi se avresti fatto la stessa cosa non avendo avuto il socio a “darti coraggio”…io dico di sì: ci saresti arrivata lo stesso, a troncare un rapporto logoro, magari solo un po’ più in là…
    Non conosco il tuo sorriso e posso solo immaginare che sia incantevole e pieno di serenità.
    Sei una grande.

  4. the pellons' mother ha detto:

    Ne avrei a pacchi, di amiche che vivono in matrimoni logori e ridicoli e si atteggiano a donne felici perchè deve sempre andare tutto bene. Ma anche se leggessero il tuo giusto post, non lo capirebbero neanche.

  5. Che bella che sei.
    Tu, così come sei. Tu e basta.
    E la tua felicità da vivere.
    E anche tutto quello che ne è venuto, socio, gioppina e il sorriso che hai.

    … per il resto che dire? io quel sentimento da cozza lo sto provando sul lavoro. E certo non è la stessa cosa. Ma conta, ah se conta. E piano piano, con tempi da tartaruga lenta, l’ho fatto anch’io quel salto. Ma il paracadute l’ho cercato, prima di saltare. Ne avevo proprio bisogno. Sì.

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