Squadra che vince…#donnexdonne

Una buona parte della mia vita riguarda lo sport: visto, sognato, praticato. Avevo otto anni quando ho cominciato a giocare a pallavolo, e non ho mai smesso, perchè anche oggi che non pratico più la pallavolo resta una parte di me; principalmente per quello che ho imparato sul rispetto, per come conosco il mio corpo e i suoi segnali, per l’educazione sociale che ho ricevuto. Avviare i bambini allo sport deve diventare obbligatorio, regolamentato per legge, troppo importante nella formazione di un ragazzo sapere che ci sono regole da seguire e che bisogna rispettare gli impegni presi: niente come lo sport può servire all’esigenza.

Mi piace porre l’accento sullo sport di squadra, che è quello che conosco meglio, e in particolare sulla squadra femminile, che è ancora un mondo diverso all’interno dell’universo sportivo. In tema di buone prassi al femminile dentro la mia esperienza, io associo subito le squadre di cui ho fatto parte, quelle che hanno raggiunto obbiettivi importanti, ma anche quelle che non hanno vinto niente.

Fare parte di una squadra significa mettere a disposizione delle altre tutta la propria esperienza, senza risparmiarsi lasciando indietro il coniglio nel cilindro per poter emergere;  significa elaborare velocemente una soluzione quando esiste un problema, raccogliendo gli imput che possono dare le altre, fosse anche una sgridata dalla compagna con meno anni sulle spalle: recriminare o puntualizzare sul contorno, non serve, fa perdere tempo e nella dinamica dello sport il tempo è il fattore fondamentale. Tutto ciò non vuol dire annullarsi per la causa, non sono il tipo che fa da tappezzeria nè alle feste nè durante una partita (e nemmeno sul lavoro, che l’argomento è generale); esiste un leader, che viene seguito naturalmente e non eletto dall’alto, e questo personaggio risulta colui il quale ha speso il 101 per cento delle sue possibilità: fare la star si può, ma i sotterfugi non funzionano.

Gli equilibri in una squadra femminile sono molto delicati, in generale seguono un pò la cattiva abitudine (decisamente femminile) di interiorizzare e avere difficoltà a incontrarsi (e scontrarsi) in modo diretto: per esperienza so che si creano fazioni, che è complicato risolvere in modo immediato le incomprensioni.

Devo però ammettere che spesso essere amiche non è necessario,  quello che è determinante è avere un obiettivo comune: e non sempre è la vittoria. Ho trovato interessante la coesione che si forma quando si ha un allenatore molto cattivo, o ritenuto incompetente, o mal voluto: si superano in uno schioccare di dita tutti i problemi personali e si diventa un animale unico, pronto a dimostrare di avere ragione. E si ritorna al punto di partenza: usare  tutte le energie e competenze.

Mi sembra uno spunto interessante per parlare di #donnexdonne, perchè individuare le interazioni femminili come esempio sociale mi sembra quanto meno riduttivo; se però diamo un significato agli errori comunemente commessi  e estendiamo le buone prassi a tutti i componenti del microcosmo di cui facciamo parte, senza distinzioni di genere (o di età), c’è una buona opportunità per trovare una strada comune e proficua.

I link all’iniziativa:

L’elenco dei blog che partecipano (da aggiornare) è nelle zone temporaneamente autonome di Pontitibetani : diffondete!