Ci eravamo tanto amati

Io non sono fatta per questo mondo. Preciso: non sono fatta per questo mondo incivile.

Non voglio vedere le schifezze in cui mi imbatto ogni volta che esco in bicicletta: automobili che mi tagliano la strada, parcheggi selvaggi sulla ciclabile, clacson che fanno saltare la gioppina tutta presa a evitare cacche di cane.

Mi saltano i nervi ad ogni isola ecologica, che ha tutto tranne la buona prassi sostenibile: coperchi rotti, sacchi lasciati in giro. Per non parlare poi della differenziata: che ogni volta che passo davanti alla raccolta della carta e della plastica ci manca solo l’insegna “dal zozzone: butta qui quello che ti passa per la testa”

Non ce la faccio a vedere adulti senzienti tentare di superare la coda, nonni che indicano ai nipotini il modo migliore per fregare un sedile sull’autobus.

Mi si contorcono le budella quando richiedo una visita specialistica e trovo un appuntamento tra sei mesi.

E i numeri da circo su carreggiate sempre troppo stretti per i fenomeni da baraccone.

E’ una catastrofe sapere che una mamma non può continuare a lavorare perchè non trova strutture che la aiutino in famiglia.

Io non me la sento di favorire questa congregazione di furbi, io voglio trovare di meglio per me, per il socio e per nostra figlia. Ho solo paura a lasciare i miei affetti, a cui sono molto legata, i miei e mia sorella.

In fondo ho anche tanta tristezza ad allontanarmi da questa meravigliosa Italia, che non ha eguali per meraviglie storiche e artistiche; è un paese che ti riconcilia con la bellezza alla tua pace interiore: sempre che tu possa superare l’isterismo esteriore.

Sarei già scappata, lo dico; cercherei una terra più moderna dal punto di vista sociale, e credo ce ne siano, anzi ne sono certa. Ma non riesco a staccarmi dalle radici, non riesco a fuggire. Soprattutto non voglio che altri menefreghisti consumino e portino alla rovina il posto in cui sono cresciuta: devo fare qualcosa. Per ora restare è l’unica arma: ma soffro.

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13 thoughts on “Ci eravamo tanto amati

  1. cara, come non sottoscrivere. non ho il coraggio di lasciare la mia terra… io che vivo a 200 mt dai miei genitori perché il cambiamento eccessivo mi provoca vertigine.

    eppure sempre più spesso la mattina mi sveglio con un senso di disgusto per quello che la giornata mi riserverà: la maleducazione, la battuta sulla famiglia, la sporcizia a terra, il furbo che salta la fila, lo sconclusionato e inconcludente lavoro.

  2. la vera sfida è insegnare alla Gioppina a essere felice senza fregare gli altri. la mia Giulia è piccola, ma ho già tante occasioni e non è affatto facile trovare il punto di equilibrio. questa cosa mi scuote, credo che l’educazione coerente sia il gesto più politico che possiamo fare. troppo qualunquista?

  3. @stima io sono perfettamente d’accordo con te, è la mia quotidianità; ma sostenere una teoria con pochi esempi pratici è al limite delle mie possibilità.
    @annalisa la mia frustrazione è ogni giorno più grande: non restare e non partire. ah, drammatico! però io ancora ci spero (non ho detto in cosa…) 🙂

  4. polly ha detto:

    Dear, come ti capisco.
    Noi siamo tutti degli incivili. E la mentalità mafiosa è dentro ognuno di noi. Però io mi sento mediamente civile, calcolando che mi hanno insegnato a buttare le cartacce per terra, a fare la pipì in piscina, a non separare i rifiuti, a urlare anziché parlare. Alla fine mi sono insegnata da sola a stare al mondo, e provo a insegnare alle mie figlie. E di gente in gamba ce n’è tanta, nonostante la cafoneria diffusa.
    Baci

  5. Lo so, hai ragione, inciampo in mille sfumature di inciviltà, come te ogni giorno.
    E maleducazione e prepotenza. L’importante credo sia non rassegnarsi. Anche se fa male al fegato. Io prima cercavo di non attaccare briga, ma adesso me ne frego e se vedo il padrone che non raccoglie le cacche, quello che parcheggia male, quello che quello che, lo fermo e glielo dico. Poi mi incazzo uguale perché ovviamente sto parlando con un decorticato nella maggior parte dei casi, ma almeno non sono stata passiva. Che se sto passiva mi rodo peggio

  6. LadeaKalì ha detto:

    Quoto StimadiDanno: il cambiamento può e deve partire da noi e dai nostri figli, con
    l’educazione e l’esempio che diamo loro. Tanti, schifati dallo scontro con la mentalità
    dei “furbi”, con la corruzione, il degrado, la quasi assenza di uno spirito civile, sono già
    partiti verso lidi più allettanti da questo punto di vista. Noproblem tornerà nella natìa
    Inghilterra, presto o tardi, e lo capisco perché non ne può più…Ma come tu dici
    giustamente, Lucia, e questa nostra Italia? La lasciamo in mano a questi farabutti?
    No. Noi restiamo e combattiamo. Fin quando ci regge la forza di volontà….

  7. Al mare quest’anno ho beccato un ragazzino buttare in mare un pezzo di polistirolo: l’ho preso per l’orecchio. Confesso anche che forse qualche anno fa non l’avrei fatto…

    • Ah, no. Questa volta non concordo.
      Io la mia casa la adoro. Nella mia città ci sto bene, nonostante tutto.
      Forse perché è piccola. Forse perché ho avuto tanta fortuna finora e non ho avuto incontri troppo drammatici con la maleducazione e l’inciviltà. Anche se le mie lotte le faccio lo stesso, in questo mio piccolo. Anche se litigo col vicino quando non differenzia la differenziata. Anche se il bambino che butta la carta lo brontolo come brontolo il di lui genitore che gli ha insegnato a farlo. O che lo ha lasciato fare. Anche se m’impunto e non accetto la graduatoria della materna quando ci trovo qualcosa che non torna (perché se decidi di mettere una regola, tu, preside, poi la devi rispettare per primo).

      Ma voi pensate davvero che il resto del mondo sia così civile, così educato, così corretto in ogni sua espressione? No. Io non ci credo.
      E la mia Italia non la lascio. No no.

  8. La frustrazione è causata proprio da questo, non ho mai mollato un colpo, non abbandono il ring: ma è giusto che condanni mia figlia a combattere contro queste cose? Potrà scegliere lei di andarsene, potrà scegliere di tornare, potrà restare, vorrei solo farle vedere che da qualche altra parte c’è un modo diverso di vivere. @pole di meglio c’è, non ho detto che è perfetto, ma sotto certi aspetti è meglio 🙂 @ruben io sarei andata a cercare suo padre e avrei tirato le orecchie a lui @MF a volerlo fare davvero, a me non mancano SOLO i soldi…

    • mah… 😐
      magari quel “meglio” che trovi da una parte poi ha la contropartita in un “peggio” che qui da noi non c’è…
      Io non dico che non si debba mai lasciare casa propria, se c’è la voglia di farlo, non dico che non si debba girare il mondo alla ricerca del bello e delle qualità che hanno gli altri. Anzi. Quello lo farei seduta stante, se solo potessi.

      Contesto solo che si debba decidere di lasciare un luogo “perché qui c’è dell’inciviltà”. Forse la prendo troppo superficialmente io, questa cosa. Ma vivo quotidianamente anche situazioni di profonda civiltà, di coscienza sociale, di onestà. E mi rifiuto di pensare che questo non possa diventare ‘quasi la normalità’, se ci impegnamo un po’ tutti quanti…

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