Io volley plovale…

Mi chiedo: cos’è quello che mi ha accompagnato da quando ero bambina, mi ha fatto crescere, mi ha insegnato, mi ha fatto conoscere gente e belle anime?

La pallavolo      (applausi)

E c’è ancora nella mia vita?

Uh, solo in tele e nemmeno tanto.

Mi manca?

Da fare no, da starci in mezzo si.

E quindi?

E QUINDI?

PS: onore al titolo del post, e alla scemenza della sottoscritta

Buio in sala! Biglietto n.21

La scorsa settimana ho perso l’appuntamento con la rubrica di NxD, un pò perchè la tv è diventata un soprammobile, un pò perchè ero in un momento di delirio e pessimismo universale, quindi questo mercoledì non voglio mancare.

Vi avviso che sarà un post un pò così, perchè il film di cui parlo è un pò così. Farò una recensione professionale e asettica, livellata e comparata.

Anzi, farò una cosa molto originale: pubblicherò una recensione senza titolo. Però alla fine del post metterò una citazione, così chi ne ha voglia potrà partecipare ad un piccolo contest (senza classifica, senza premio, senza Siae e senza notaio, tiè)

Inizio: causa nuovo nato una coppia non fa sesso da mesi. Parallelamente: tre ggiovani che vivono nello stesso appartamento si scambiano i loro punti di vista sull’amore sesso (e le morose, se le scambiano intendo). Nel frattempo: moglie becca marito che si tromba l’amante sul tavolo di casa. Altra immagine: rampante maschio italico colleziona perizomi da tutto il mondo (no acquisti on line, materiale fornito dalle utilizzatrici).

(Pausa birra: ho scritto un paio di post, ho steso la lavatrice, ho fatto pipì. Presumo che il film sia andato avanti)

Verso la fine: dopo il tradimento il neopapà viene perdonato dalla moglie, che nel frattempo è stata convinta dall’amante del marito (una pallavolista: non colgo il nesso essendolo stata ;-). I baldi ggiovani di cui sopra si rendono conto che la promiscuità non è un valore. Lo scopatore seriale si innamora della vicina di casa, frikkettona e frigida (cit). La signora quarantenne (ma dove vivono quelli, io ho qarant’anni e non sono così) si fa una ragione del tempo che passa e finisce con un suo vecchio amico.

Li ho messi tutti i personaggi? Non saprei, e nemmeno me ne frega. Il film fa cagare certo si libera del suo abito educato e dà via libera alla comicità dei doppi sensi a oltranza (cito MyMovies, che deve avere un baco nel server…). La cosa impressionante è come fior di attori abbiano potuto accettare una sceneggiatura così mediocre noiosa lineare e  piatta stereotipata basica.

Avete indovinato?

Ok ok, vi aiuto con la citazione:

Spero tanto che Dio sia femmina e, quando voi maschi arrivate in Paradiso, vi faccia a tutti quanti un culo così!

Un parco dentro al cielo

Sorpresa, novità, tentativi, ostacoli.

Moschettoni, pazienza.

Sudore, caschetto, altezza. Le scale, i tronchi, la rete. Arrampicare, scalare, scorrere, appendersi.

Scenderegiùdaunarete.

Siamo arrivati con il sole, nel cielo e dentro di noi: un regalo di compleanno diverso e senza fiocco. Minuti per prepararci, ore per sperimentare; in questo posto il gioco è superare sè stessi, senza emissioni senza inquinare dentro un bosco. Scarpe che contengono piedini timorosi, occhi che vagano al prossimo appiglio, la volontà di aumentare il livello, di vedere dove volano i grandi, di arrivare in autonomia fino lì. Investire e risparmiare, lezioni di piccola economia sostenibile, trattenersi e ragionare, mollare gli ormeggi e navigare: tutto questo in una testolina di cinque anni (meno due giorni). La forza fisica con cui impari a raffrontarti ogni giorno diventa serva di lente elaborazioni mentali. E’ stata una lezione straordinariamente importante, più per noi che per lei. Perchè i bambini sono lavagne da scrivere, marmo da scolpire, colori da mescolare, e si lasciano travolgere senza esitazione da tutto quello che è sapere (a loro insaputa, o forse no)

Mi ha detto il signore del parco che quando ho otto anni posso fare anche il percorso verde, tutti gli altri fino al blu.

Farai tutti i percorsi che vuoi, oggi sei un pò più grande e io ti guardo camminare da quaggiù.

NB: guardate questo blog, favolosa creazione di Stima e Melablu, è un progetto bellissimo. Prelevate il banner e utilizzatelo anche voi: è molto più che una scelta sostenibile.

Yes we #momcamp: io c’ero.

Sabato mattina ore 5,30:

tatatatatata ma perchè ho deciso di andare? Che faccio? Come mi vesto? Aiuto non ho preparato bene l’intervento per Zebuk. Ci saranno persone intelligenti, dovrò dire cose intelligenti. Dai che è tardi. Dove ho messo le mentine…

Sabato pomeriggio ore 17,30:

Voglio dormire due giorni di fila. Quando lo fanno il prossimo? Mica erano così “mostruose”. Non ho fatto brutta figura. Mi sembrava di conoscerle già tutte. Devo lavare le scarpe alla gioppina. Devo fare un monumento al socio.

Dodici ore di Mom Camp. Mica poco, ma nemmeno tanto.

Quando ho deciso di andare a questo evento non avevo ben chiaro cosa mi aspettassi, poi piano piano l’entusiasmo è aumentato, insieme al mio perenne senso di inadeguatezza. Personalmente mi ha attirato molto il fatto di poter avvicinare donne che hanno fatto del web qualcosa in più che lo spazio per un diario personale, che hanno tirato fuori progetti e li hanno sviluppati, successi, madri che conciliano (bene?) lavoro e famiglia, femmine che alzano la voce. Dal punto di vista più tecnico il titolo del camp “Il futuro delle mamme on line e non solo” è quello che più mi interessa in questo momento di crisi, personale e generale: sapere come ci si può muovere, avere le dritte per trasformare la passione in lavoro, imparare da chi ha più esperienza.

L’emotività è stata soddisfatta, ho conosciuto persone che leggevo da tanto, ho avuto il piacere di sorridere e fare battute come se ci fossimo già viste prima: dovrei mettere una serie di nomi e di link, alcuni sono in blog roll altri sono quelli più famosi che si trovano in rete se googolate mamme+web.

La curiosità che avevo sull’argomento e la voglia di imparare, aimè, in parte è stata delusa; ho apprezzato alcuni interventi degni di nota, su come sviluppare le proprie competenze, sulla necessità delle motivazioni forti. Per il resto la sensazione che ho avuto è che molte abbiamo preso l’incontro come un lunghissimo “carosello”: e adesso i consigli per gli acquisti! Io volevo nozioni, volevo consigli, dritte: invece ho trovato promozioni. Che quelle le vedo anche leggendo la rete (e fuori). Forse la formula non è adeguata: il bar camp non prevede moderazione, tu ti iscrivi e dici quello che hai da dire, anche se la netiquette prevede la sostanziale aderenza dell’intervento all’argomento trattato. Una buona percentuale degli speech non era attinente, quasi in nessuno è stato possibile commentare. Massima stima all’organizzazione di Fattore Mamma che ci ha fatto incontrare in un posto bellissimo, che ci ha sfamato e ci ha fatto fare la pipì, ma mi sarebbe piaciuto sentire quello per cui abbiamo deciso di incontrarci.

E poi mancavano gli interlocutori finali: le agenzie media, chi porta sponsor ai blog, le case editrici. Praticamente abbiamo parlato allo specchio: e ci credo che chi ascolta ci da sempre ragione!

Insomma io avevo un idea molto social(ista) e democratica e trasversale di questo incontro, invece ho dovuto ricredermi e ritrovarmi un pò dentro una grande tv commerciale: chiedo venia per l’utopia, ma mi piacerebbe poter contribuire in modo costruttivo.

La realtà più bella rimane comunque quella emotiva, e personale: e voglio credere (nonostante il mio pessimismo cosmico) che quei contatti che ho approfondito possano trasformarsi in occasioni di collaborazione, aperta e franca. “Divide et impera” a noi donne della rete non serve!

Singing in the car

Il lunedì metto la musica oramai si sa, che la rubrica di Pentapata non la salto.

Oggi va questa che è sottofondo di viaggi, di domande bambine, di carezze a una mano che guida; facce nuove, scrittrici virtuali, progetti reali, vulcani, tempo inesistente, investimenti in denaro, credere in se stesse. Il blog, le competenze, i soldi, quello che so fare, quello che fanno gli altri.

Tutto questo in una canzone: ad ognuno il suo.

Buona settimana!