Disperato, (poco) erotico, stomp

Ottimisti dai, positivi: cosa vuoi che sia, basta la salute. Arrotola le maniche sopra il gomito che i problemi veri sono altri.

Guarda che lo so, cazzone.  Tutto sta a mettersi nella giusta prospettiva.

Io adesso sono seduta nell’angolo sbagliato, e da qui vedo solo le ragnatele. E ci provo a spostarmi, a salire con la scala, a mettermi vicino la finestra: ma c’è un elastico che mi porta sempre dov’ero prima.

I soldi mancano, il lavoro langue; coi sacrifici ci ho sempre dialogato amabilmente, ma oggi sono sinceramente spossata.

Che domani mi passa, eh. Ma oggi ho solo voglia di mollare tutto e fare le lagne. E vedo il socio che gli girano mille pensieri, che è obbligato a fare scelte che mai avrebbe voluto nemmeno prendere in considerazione: invece io vorrei vederlo in costume alle Bahamas (metaforicamente eh!).

Ho tante cose da poter fare, ma nessuna è gratis, allora le accantono.

Poi vedo quelle faccie da pirla in televisione, quelli che ridono per una maglietta indossata, chi si fa pubblicità per un no detto anni fa. E mi sale l’odio. Per personaggi pubblici che non mi rappresentano. Per i festini, per gli esempi.

Rigore non è la parola giusta, ma è quella che più si avvicina (cito Palahniuk). Dobbiamo rinunciare a quello che siamo arrivati a considerare abitudine, dobbiamo cambiare mentalità; quando si tratta di azzerare le attività sociali del tipo pizza-cinema-vacanze, ci posso anche arrivare: sono cresciuta senza troppe divagazioni sul tema e quindi so di cosa parlo. Quando invece mi toccano esigenze basiche io m’incazzo: le maestre a scuola, l’assistenza sanitaria, le biblioteche, la tutela della maternità; come si può solo pensare di tornare ad avere le garanzie del medioevo? E quelli si regalano le magliette, fanno salire le zoccole sugli aerei di stato, si aumentano gli stipendi.

Siamo i figli del Drive In, lo ha detto un filosofo l’altra sera in televisione; una generazione che si è formata con la tv commerciale che ha creato quello che adesso ci governa, gente che ha l’edonismo in ogni poro e che non ha capito da dove partire e, soprattutto dove andare. Ma quelli che conosco io, quelli che sento parlare, la rete di conoscenze (anche virtuali) che frequento non è una massa di paninari, si sbatte e si indigna (mi scoccia usare anche questo termine, vedi dove siamo arrivati).

Ieri ho festeggiato i cinque anni della mia bambina; mi sono lasciata rapire dalla sua sorpresa di avere una fetta biscottata col numero disegnato con la nutella e la candelina, venerdì facciamo anche la festa con gli amichetti, solo che non si va in pasticceria a prendere le cibarie, le prepario io. Ieri ero in buona, felice nel mio piccolo.

Oggi proprio non va, non riesco a sollevare lo sguardo: non riesco a vedre oltre il naso, polveroso e moccicante.

Domani passa, oggi no.

6 thoughts on “Disperato, (poco) erotico, stomp

  1. Ho pensato la stessa cosa oggi, secondo giorno di inserimento alla materna di mia figlia. Classi strapiene, bambini ammassati come polli in batteria, maestre che cercano di fare del loro meglio, ma si vede che è dura anche per loro. Ma dico io… Ma che cazzo di Paese siamo? (Scusa la parolaccia, ma quando ci vuole, ci vuole)

  2. ecco già ieri ero incazzata, questa mattina al tg di mineo ho visto la minetti sghignazzare e tirar fuori in sala consiglio una maglietta e ridere.
    La tracotanza del potere, cioè del potere che pensa di avere.
    L’avrei strozzata a mani nude.

  3. florence71 ha detto:

    leggerti è come guardarmi in uno specchio,o sentire la mia voce registrata.E non perchè abbiamo lo stesso nome….giornata dura.Ma io spero.Ci sono persone,tante,che vogliono cambiare le cose,che vanno nella giusta direzione,che si indignano e ancora credono e vogliono qualcosa di diverso…magari ce la facciamo.Io lo spero,per i nostri figli,e per noi.

  4. Io mi sono sentita così ieri, quando dopo aver fatto il punto delle scadenze da rispettare, nonché pagare (mensa dei bambini, controllo post-operatorio, lavori condominiali e lavatrice agonizzante), mi faccio un giro di news e guardo il video di un’imbecille che dice, parlando di immagine, che per presentarsi davanti a chi sa lei (in una delle famose cene “eleganti”) bisogna essere abbigliate in un certo modo, non lo si può certo fare con “una pezza da 100 euro”. Una pezza? Io con 100 euro posso fare molto di più che comprarmi un vestito. E sai cosa mi consola? Che noi ok, tiriamo la cinghia, facciamo dei sacrifici, a volte anche duri, ma non perdiamo mai di vista le cose veramente importanti. Per questi dover rinunciare al vestito di Prada è un vero dramma….poveretti…..

  5. the pellons' mother ha detto:

    E io son felice che il mio personal designer sia H&M che poi mi dicono anche essere quello che più rispetta i lavoratori (speriamo sia vero). La protervia delle tre P che ci circondano (posso, pago, pretendo), è raccapricciante, ma ragazzi, se ci siamo arrivati, forse è anche colpa nostra. NOn posso continuare a pensare che io sono intelligente e loro no, che sono colta e loro no, che io non sono così. Perchè anche se lontanamente mi sento complice di questo sfascio, perchè evidentemente non mi sono indignata a sufficienza prima. Cioè ok, stasera sto pure giu’ di morale.

    • finchè continueremo ad ascoltare che finchè non si torna a crescere non passerà la crisi, finchè non ci libereremo di una classe politica tutta uguale, finchè saremo ognuno nelle sue miserie a cercare i oliare i binari…io credo che davvero sarebbe necessaria una rivoluzione potente. che parta dal basso e che al basso ci riporti. tornare al mutuo sostentamento fra simili, tornare a prestarsi le cose, al riuso, tornare al dialogo. utopici pensieri. son lunga scusa. ciao lù

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