Difendersi dalla violenza

Qui io non parlo quasi mai di politica, un pò perchè non conosco mai abbastanza bene i fatti, un pò perchè sono troppo passionale e quindi non saprei mai dosare il tono di qualche argomento che mi tocca.

Oggi però dalla politica ho estrapolato un avvenimento, perchè la morte di Mu’hammar Gheddafi è figlia della politica e di scelte politiche (più o meno) condivisibili. Oggi voglio lasciare su questa pagina tutto il mio schifo per le immagini ripetute ossessivamente dalle nostre televisioni; voglio scrivere quanto mi è fastidioso il tono gongolante di chi fino a qualche mese fa dava del tu a un dittatore e che oggi si bea della sua morte. Una morte in diretta. Una morte violenta, in diretta. Come nei peggiori snuff movies abusano di noi con immagini sparate dentro lo schermo, penetrano le nostre case senza darci il tempo di scegliere.

E nell’istante stesso in cui decidi di cambiare canale, che non vuoi essere complice di quella brutalità, oramai l’immagine si è fissata nella tua testa: e deve andarti bene che tu sia da solo, perchè per ogni bambino che assiste a quello spettacolo obbligato c’è da fare i conti con domande scomode e irrispondibili.

Non è una vittoria la morte del Rais, questo va gridato a tutto il mondo. E’ solo l’ennesima sconfitta di un mondo e di un modo di pensare, che origina troppe maniere sbagliate di agire.

E non è politica questa, anche oggi non ho parlato di politica. Non mi schiero oggi, c’è solo da trattenere i conati.