Un giorno di ordinario shopping

Quando ti svegli col buonumore che può dare un raggio di sole prendi delle decisioni di cui poi ti pentirai. Dopo un mese di autunno io già sono smaronata come Bossi quando gli dicono che la padania non esiste: capirete che effetto può farmi il sopracitato raggio di sole.

“Capo oggi mi prendo un permesso e vado a fare shopping”. Superato con un dribbling lo sguardo assassino del capo (che incidentalmente è anche il Socio e a cui dovrò proporre numeri da circo nel dopo lavoro per essere perdonata) mi dirigo all’outlet vicino casa; nella testa panorami infiniti di pantaloni, camice e cappotti solo per me, scarpe tacco 12 con cui fare la figona, sciarpe da diva e occhialoni da scema. Che poi se proprio vogliamo dirla tutta l’outlet all’ora di pranzo è un luogo un pò sinistro: immenso e vuoto, con le commesse che piegano maglioncini già piegati e si fanno confidenze sull’ultima cicciona sprovveduta che voleva entrare in un paio di skinny. Hei tu hai detto a me? Dici a me?

Entro gasatissima e mi fiondo al reparto pantaloni, jeans, insomma qualcosa per sotto che non sia una gonna che lascerei a marcire nell’armadio. Ne punto due o tre paia, già consapevole che la stoffa usata per cucire il sedere è inesorabilmente poca. Però li provo, ah se li provo. Entro con tre paia, smadonno perchè il gambaletto si è incastrato nella gamba del jeans che ho addosso, provo il più stretto: è una famosa teoria, affinata in anni di shopping da ragazza large, per cui se hai due cose in mano di cui una è bella e stretta e l’altra è mediocre e morbida, bisogna provare per prima la prima, di modo da sentirti benone se entrerai nella seconda. Detto fatto: il primo pantalone non si chiude, il secondo si (il terzo è rimasto sul gancio perchè si è girato il cartellino e ho visto il prezzo). Ok, abbandono la posizione supina e la faccia cianotica, ed esco dal camerino (dopo essermi rivestita) per portare il primo pezzo alla cassa e dire “L’accendiamo!”.

Continuo il giro, ho un sacco di tempo e non c’è nessuno, posso usare tutti i camerini che voglio, provare anche cose che non comprerei mai. Nell’ordine:

  • mini raso culo di colore verde militare, mi stava da dio anche a parere del proprietario della Casa del Suino che ci aveva fatto un pensierino (ho fatto la rima!)
  • stivale di Gucci, alla modica cifra di 470 euro scontati (si, quello era il prezzo già scontato)
  • camicia in voile trasparente con inserti in swarosky, per le numerose serate estive in Costa Smeralda e feste invernali a Cortina
  • cappottino arancione, che ci ho lasciato il cuore

Passo indifferente al reparto bambina, muoio dietro un paio di abiti vezzosi per la gioppina ma mi dico che oggi no, oggi è il giorno mio, eccheccazzo.

Attraverso la zona pentole e padelle (si, firmate, non si sa mai che mentre provi il reggiseno ti venga in mente che non hai il coccio per le zuppe o il caquelon per la fondue) e proseguo imperterrita verso i jeans. La commessa mi guarda e mi fa “Cosa vuole vedere signora? (signora???????????) Ci sono i modelli morbidi per taglie forti usciti da poco, bellissimi” Oh biondina demente, fai parlare me, non osare alzare lo sguardo e dammi un paio a gamba dritta, drittissima e a vita bassa, più bassa, praticamente a terra, che quando mi siedo si deve vedere la ruga. E soprattutto non darmi della signora!

Insomma dopo avere sparato bottoni, scucito zip e bestemmiato perchè la gamba non sale, quei jeans me li sono comprati: e sono fantastici. Vi dirò che ci ho anche abbinato una giacchina in felpa che proprio mi si è attaccata nelle mani: devo aver usato male lo scotch per le confezioni.

Ci sarebbe da dare un’occhiata al reparto uomo, ma poi il Socio è un pò sficato, non gli va mai bene niente di quello che compro, ha bisogno di trovare la taglia, si è fatto tardi e mi hanno anche convocata per il consiglio dei ministri: che peccato, devo proprio rimandare.

Vado alla cassa, vorrei fingere uno svenimento ma poi mi accorgo che non c’è bisogno di nessun teatro, pago e mi prendo la mia bella busta: c’è sempre la depressione per non riuscire ad entrare in una 42 e per non avere occasioni per sfoggiare quel fantastico abitino da sera, ma poi mi dico che sono contenta così, grintosa e orgogliosissima di essere entrata in quel paio di jeans e di non aver comprato nemmeno un paio di scarpe.

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6 thoughts on “Un giorno di ordinario shopping

  1. Bravissima! Quanta soddisfazione darà lo shopping compulsivo ….
    e quando son bastarde le commesse magre scheletriche come Kate Moss che ti dicono con un misto di soddisfazione” Prenda la taglia sopra che quelli vestono poco poco…. ” e ti sbattono in mano la Large come a dirti” Non crederai mica di entrare in quei jeans skinny????”
    E ci entro vedrai… mi ci pigio a forza ma vedrai che ci entro!!! 😉

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