Il primo post dell’anno: ottimista e gigione.

Sento fortissima l’esigenza di scrivere, senza farmi sfuggire le mirabili visioni letterarie che ho in testa; anche se poi temo di far soffrire le parole, con tutte le lettere belline e sistemate ben in equilibrio, strette e legate, in modo da dare significato a quei tratti neri su fondo bianco: convenzioni, codici, che non ho inventato io ma a cui mi sottopongo volentieri, in modo da diffondere il più possibile ciò che io creo. Un’evoluzione della specie, lineare e semplice inscatolamento di concetti e sensazioni.

Poi penso che la realtà è molto più semplice di quello che io compongo nella mia testa e che togliersi le scarpe per correre sulla sabbia fredda di dicembre è più divertente da fare che da scrivere. Mi uniformo con docilità e faccio l’elenco delle cose belle di questi ultimi giorni, che sono strani perchè non hanno l’andamento prevedibile e consolatorio delle settimane lavorative; un giorno si va in ufficio e si fanno le cose solite, mentre il giorno successivo si può anche fare tardi, si può vedere una puntata di Sponge Bob di mattina (uuhhh che brivido). L’asilo non c’è, si può andare a passeggio, si chiama il nonno per gli auguri di compleanno più mattinieri che esistano. La sera l’eccitazione di preparare lo spuntino ad un vecchio signore che solo una volta l’anno si muove da casa sua, per scendere affaticato tutti i camini del mondo trasportato da magiche renne volanti.

Dormire un pò e di nuovo cambiare, puntando la sveglia, correndo dentro conti che tornano a malapena ed estratti che contano poco, la sicurezza del baby sitteraggio dei nonni; cambio di ritmo, viaggio e kilometri, altri pacchetti, ancora kilometri e il profumo di un mare diverso da quello che vedo tutti i giorni. Rilassati, caldi, assolati. Fregarsene di tutto quello che è corretto, canonico e tradizionale: e farsi sorprendere da un’organizzazione non voluta. Lasciarsi fare, diventare altro da sé.

E il giorno dopo ancora diverso, si aspetta che le ore diventino piccole, preparando cene improbabili di soli antipasti, conoscendo nuove persone e inaspettatamente facendosele piacere, contando alla rovescia e ballando il valzer di strauss con una cinquenne in braccio. Inserirsi da cospiratrice in un discorso e scoprire a parole un occhio di bue dentro un palazzo del centro storico di Genova, immaginarselo, sognare di vederlo. Pensare al sole che brucia la pelle. Avere voglia di seguire una ventenne dentro la sua corsa verso il nuovo amore, inginocchiarsi ai piedi di una duenne che ha fatto cadere il ciuccio. Amare. Sento profonda gratitudine per l’uomo che ho accanto.

E mi accorgo che questo periodo natalizio è stato bello, caldo.

E per il nuovo anno appena iniziato non ho nessuno buon proposito: un pò perchè mi avanzano quelli degli anni scorsi, ma anche perchè non cambierebbe niente da normale modo di vivere che ho. Senza progetti visionari in testa non si può andare avanti, non è l’inizio di gennaio che stimola la programmazione. Io ho da fare cose buone tutto l’anno, e se la mia visione è semplicemente ridipingere il salotto o creare una start up biotecnologica poco cambia. Mi dò da fare, mi sbatto, provo ad allontanare le tristezze e cogliere le opportunità. Tutti i giorni. Ogni ora.

Allora a chi tengo davvero auguro molta pazienza, di muoversi sempre e la pazzia giusta per trovare una strada diversa: e vaffanculo ai maya!

8 thoughts on “Il primo post dell’anno: ottimista e gigione.

  1. grazie Lucia dell’aria che fai respirare con questo post. mi sento improvvisamente rilassata… cosa che per me è una vera e propria condizione eccezionale.

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