Per sopravvivere a una nevicata

Veniamo da un fine settimana talmente straordinario che non posso evitare di fermarlo su carta. Dopo cinque giorni di allerta meteo, con tanto di chiusure scuole per pioggia e bollettini stragistici da fine del mondo in diretta, venerdì ha cominciato a nevicare con impegno e ci si è messo per due giorni. Nel mentre, in un sabato pomeriggio ozioso si è scatenato anche il blizzard che sarebbe un vento gelido che soffia mentre nevica, io quando ero piccola lo chiamavo tempesta di neve.

Qui da noi mentre nevica si sta a casa, mi immagino che nel Vermont il boscaiolo Rockwell se ne va a far la legna, invece noi che stiamo al mare nella città della Fortuna ci muriamo a cucinare, vedere la tv, farci le coccole, cucinare, giocare con la DS, leggere, mangiare, fare puzzle, mangiare, telefonare, guardare la tv, mangiare, scrivere (mangiare l’ho detto?). Ne ha buttata giù un bel po’, credo si sia arrivati a 60 cm, a meno di venti km nell’entroterra ne ha fatta anche più di un metro, una quantità spropositata.

Premetto che la neve e la Lucia non vanno tanto d’accordo, di solito litighiamo già alla finestra solo se lei si permette di affacciarsi dalle nuvole: come vedo un fiocco lo spirito santo mi pervade e comincio a parlare lingue straniere, la neve si spaventa e torna al fresco sopra le nuvole, magari se ne va a fare un giretto sull’altopiano di Asiago. Mi pare carino non farla scomodare, ci sono dei paesi che con la neve ci campano non è giusto spostare gli equilibri economici di una regione: se voglio la neve vado in montagna, mi metto i doposcì e mi pago il mio bel piatto di polenta col parapampoli.

Attenti che sto per sparare una banalità, se in questi giorni seguite il festival di San Remo dovreste essere preparati: noi marinari alla neve non siamo abituati, facciamo casino, ci va il sangue nella testa e non ragioniamo più. I miei occhi hanno visto uomini salire sopra una scala durante la nevicata per togliere la neve dal tetto, signore di mezza età con la scopa in mano a spazzare il cofano della macchina, vecchietti in crisi mistica a bocca aperta in mezzo alla strada. Per non parlare dell’attrezzatura, ieri per il corso c’era una coi tacchi che  sorprendentemente non riusciva a stare in piedi. Oggi, che sono passati cinque giorni dall’ultimo fiocco abbiamo ancora molti quartieri che sono zone di guerra, con le strade ghiacciate in cui si sono formati canaloni e buche, praticamente inservibili, in cui si possono vedere automobilisti in panico con la ruota di traverso e pedoni aggressivi che reclamano un pezzo d’asfalto. Cumuli di neve nera che chiudono i cancelli, trincee sui marciapiedi. E gli alberi; i nostri meravigliosi pini marittimi decimati dal peso, con drammatiche ferite di guerra, rami spezzati, cadute storiche, parchi nudi. Alcuni viali del centro sono irriconoscibili, senza le piante, senza quel meraviglioso verde invernale, senza il profumo che senti tutti i mesi dell’anno.

Devo confessare però che la coincidenza con il fine settimana mi ha fatto un po’ fare pace con questa coltre bianca. Domenica mattina senza bufera abbiamo camminato tantissimo; l’aspetto surreale del panorama ha la capacità di farti rilassare, come se fossi in un altro tempo, e soprattuto come se si potesse trovare un altro ritmo. Tutto va più piano, non ci sono macchine, la maggioranza delle persone ha voglia di ridere, le guance rosse dei bambini danno serenità. E poi non ci sono rumori, i suoni sono attutiti, soffusi, come quel meraviglioso esagerato chiarore che non si spegne nemmeno la notte.

E poi ditemi onestamente se può esserci una maccina più pulita di quella che è stata due giorni sotto la neve: appena si alza un po’ la temperatura e riesci a togliere quel taccone bianco, quasi ti spaventi che erano mesi che non ti ricordavi più il colore della carrozzeria. Certo, dopo due ore che hai ricominciato ad usarla puoi a tutti gli effetti venderti la storia che sei un cacciatore di frodo della giungla amazzonica, per quanto fango ti si è attaccato anche alla ruota di scorta, però in fondo per qualche minuto hai pensato di poter essere  il bravo automobilista.

Ecco cosa voglio ricordare di questa straordinaria nevicata: lamacchina  pulitissima, la meravigliosa eccitazione bambinesca, il freddo forte e il riverbero negli occhi, la cornice bianca e potente che ferma tutto e che può arrivare dove i migliori consigli salutistici non sanno arrivare. Evviva la neve.

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