C’era una volta…

…una piccola città, due ragazzine alle medie, allenamenti di pallavolo, la scuola, gli amici.

E poi i sogni. Quelli grandi grandi, quelli piccoli per il giorno dopo; tutti i giorni insieme, vittorie e sconfitte, compiti in classe e morosi.

Il tempo passa e le ragazzine crescono; si vedono meno, la vita le accompagna sul strade impensate. Però i sogni sono sempre lì: chi vuole esperienze sportive, chi decide che è necessaria una laurea in medicina. Se pensiamo in grande, aiutare gli altri può essere fatto in tanti modi: fare squadra e poggiare lo sguardo su chi ha bisogno di un sostegno. Il fine è comune, i modi per svilupparlo un po’ differenti.

Poi la vita certe decisioni le prende per te, ti sposi, fai i figli, ti separi. Però il sogno di aiutare la gente è sempre chiaro e brillante nella tua testa.

Una di quelle due ragazze ha avuto un’occasione speciale: qualche mese in Pakistan, nei campi profughi come medico di emergenza. Ancora oggi quando me lo racconta una lacrima luccica, sia nei suoi che nei miei occhi; soprattutto a noi è chiaro che nonostante tutto lei (e io di riflesso) è una fortunata: per poter dire a tutti quello che ha fatto, per essere una testimone. E i suoi figli hanno la possibilità di sapere da una fonte sicura, hanno una mamma che è un eroe.

Chi fa quell’esperienza non si racconterà mai come un’eroe, noi che li vediamo lavorare in condizioni estreme con persone che hanno veramente bisogno pensiamo che non c’è eroe più potente.

Quelle sono le star, i vip, le wonder women. Non hanno richieste speciali, lavorano in silenzio. A noi spetta il compito di ricordare quello che stanno facendo, di non dimenticare dove sono. Soprattutto se sono prigioniere.

Rossella Urru è una di quelle persone, è prigioniera da mesi, insieme a due cooperatori. E non è la sola. Oggi è una giornata speciale perché in tanti hanno deciso di dedicarle un pensiero, per alzare la voce, per fare si che qualcuno che può, faccia qualcosa. C’è chi dice che in quelle situazioni delicate, con poteri politici poco ortodossi ed estremismi religiosi, alzare la voce sia sbagliato: però fino ad oggi il silenzio ha solo permesso che passasse del tempo, e il tempo in questo caso non è amico di Rossella.

Fatela tornare a casa, detele la possibilità di raccontare a noi e ai suoi figli com’è bello il lavoro del super eroe: abbiamo bisogno di chi lavora in silenzio, abbiamo bisogno di esempi.

11 thoughts on “C’era una volta…

  1. Per me oggi non è facile partecipare a questo blogging day perchè, pur condividendo il significato, non voglio scrivere niente di banale per questa donna che di banale proprio non ha nulla.
    Il tuo post è bellissimo, complimenti a te. E un preghiera per lei.

  2. si spettacolare, uno dei migliori di questa giornata, anche se in realtà ho scritto una scemata perchè non esistono classifiche in queste cose!!! Però complimentoni, hai scelto una strada un po’ diversa per raccontare questo dramma e mi ha preso dentro. bacioni

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