L’arte di lamentarsi

Gulp oggi sono in fase complesso di calimero, che prende quelli che si sentono sempre perseguitati dalla sfiga. In pò si, nevvero, ma mica tanto.

Anche se poi in realtà bisognerebbe sempre amare ciò che si ha, e non bramare ciò che si ama. O desiderare la donna d’altri. O l’erba del vicino.

Ho un mantra: quando ero benestante (che lemma astruso, mi riporta alla mente giovani signori borghesi dell’ Ottocento con tuba e bastone, ma non divaghiamo) dicevo, quando potevo permettermi di spendere come mi pareva facevo shopping compulsivo per seppellire mancanze di ben altro tenore (facevo anche le corna per lo stesso motivo, ma quello cose lì non sono politically correct e allora sarebbe meglio non dirle).

Oggi ho decisamente molto mese che mi avanza alla fine dello stipendio, però sorrido di più. Certo non ho i jeans fighetti (che nemmeno potrei permettermeli fisicamente) e non vado dalla parruchiera tutte le settimane, però farmi la tinta a casa mi diverte visto che ho un figlia che mi sfotte amabilmente alla giovane (sua) età di anni 5emmezzo.

E sono diventata più brava nelle questioni ecologiche, prima me ne fregavo. Dite: certo che il concetto del downshifting non è far buon viso a cattivo gioco, a viver con poco perchè non puoi permetterti di più son bravi tutti. Mica vero, mica vero, saputelli. Si tratta proprio di una forma mentis dalla cui versione completa io sono ancora lontana, in avvicinamento.

Sono felice quando torna a casa il socio, nella mia vita prima del divorzio speravo sempre in qualche trasferta o in riunioni fiume: per avere lo spazio per me. Cazzate. Si trova spazio per se quando si riesce a conformarsi (incastrare le forme) con una altra persona, si può amare in modo corretto sè stessi solo quando si è trovato un equilibrio d’amore con il proprio compagno. Così parlò Lucia in mezzo al mar.

Che poi io sto ancora studiando eh, a quarant’anni mica si può avere la verità in tasca (bella mia svegliati, che tra poco la verità la trovi nel sudoku o nella colla per la dentiera)

Però ogni tanto mi sento calimero, che mi fa incazzare di non poter godere senza patire, poter comprare quel minchia di biglietto per Parigi senza dover creare equazioni di terzo grado per trovare i soldi. Poi magari mi faccio pure venire l’invidia per quelli che fanno lavori social, marketing, o chennesò: viaggiano, fanno aperitivi, hanno look da magazine e pelle da Spa. Qelli che ogni sera ho qualcosa da fare, quelli che questo uikend si va a portofino, quelli che facciamo shopping a New York. Invidia, sanissima invidia.

E non voglio nemmeno mettere la chiusa ottimista, oggi non c’è: mi girano i maroni, colpa dei nuvoloni.

22 thoughts on “L’arte di lamentarsi

  1. ‘asssera, lavoro nel social e nel marketing.
    Mi avanza moltisssssimo mese alla fine dello stipendio
    discuto col marito perchè metta più soldi sul mio conto per coprire le spese di mutuo e asilo (sì, siamo sposati. Anche felicemente, mi pare)

    E pagherei per saper sintetizzare una regola come quella che enunci tu,

    trova spazio per se quando si riesce a conformarsi (incastrare le forme) con una altra persona, si può amare in modo corretto sè stessi solo quando si è trovato un equilibrio d’amore con il proprio compagno. Così parò Lucia in mezzo al mar.

  2. polepole2 ha detto:

    E ti capisco, sai?
    Che poi l’arte di lamentarsi è davvero un’Arte, perché va saputa praticare per benino, per non rischiare di essere abbandonati dagli(lle) amici(che) che cominciano a pensare tu sia una lamentona di quelle numero uno…
    E non c’è molto da fare, sai?: bi’a fa’ con quel che si ha (detto alla lucchese).
    E gioirne, anche.
    Che c’è chi sta messo peggio.
    E poi, se vuoi, continuo coi luoghi comuni: non ci sono più le stagioni e via dicendo…

    Bacio, collega!🙂

  3. A fare gli aperitivi fichi e i uichend a Portofino io mi sentirei di dover mettere la maschera anche la domenica, e sai che ti dico? Io la domenica finalmente mi metto i jeans strappati e la felpa della Rizla e gioco a fare la fricchettona che fa i picnik e va al fiume. Non vado neanche più a comprare le paste al bar, alla fine a noi ci piace tanto anche il pane burro e miele. E non si tratta di vorrei ma non posso. Si tratta che potrei ma non non me ne fotte nulla.

  4. “Si trova spazio per se quando si riesce a conformarsi (incastrare le forme) con una altra persona, si può amare in modo corretto sè stessi solo quando si è trovato un equilibrio d’amore con il proprio compagno”. Ecco, solo questo vale un blog.

    Chapeau!

  5. liberadidire79 ha detto:

    io non mi sono ancora incastrata….
    sappi che non sei sola a sentirti così……anche io spesso ho di queste lagne nella testa….poi mi compro qualcosina (ma sempre a poco costo) e riesco a tirare per qualche altro giorno!!!

  6. laGattaGennara ha detto:

    in questo post trovo tanto che mi piace e ahimé mi somiglia, da calimero alle verità dei quaranta, dall’incastro ai viaggi a NY. ma la riflessione sull’accontentarsi di poco (che qualcuno definisce facile) è seria. Se la cosidetta crisi dovesse continuare, la forma mentis di cui parli bene tu resisterà. Tutti gli altri no. Ci vuole esercizio ironia e intelligenza (e tu ne mostri, ragazza) per la chiusa non ottimista, che invece lo è, nuovloni compresi (fascinosissimi). Scusa le parentesi.😉

  7. “A viver con poco perchè non puoi permetterti di più son bravi tutti.” Direi proprio di no, cara mia, tantissimi vivono da arricchiti (finti) permettendosi tutto quello che non potrebbero, quindi il “brava” ci sta tutto.
    Ci sta anche il malumore per non riuscire a fare delle cose belle, ma l’invidia no, quella l’ho messa da parte da tempo, ti rode dentro e non fa bene….
    P.s. il discorso degli spazi e del “conformarsi” all’interno della coppia ha smosso troppo. Ci sto pensando da un po’…anche io come Penta normalmente faccio fatica a far combaciare i pezzi dei due puzzle….si rende necessaria una profonda riflessione….

    • diciamo che l’aggiustamento di forme è arrivato dopo, dopo diversi anni,strepiti,divorzi.
      per quanto riguarda quelli che vivono al di sopra dei propri mezzi…uhhh…ci sarebbe da scrivere un romanzo…

  8. bellissimo post, soprattutto la parte del downshifting. che non è facile per niente, soprattutto per chi è cresciuto nell’idea che il benessere non potesse finire mai (noi trentenni e quarantenni, con genitori che hanno cavalcato l’onda del boom economico) ritornare ad accontentarsi.
    Io sono convinta che il conformarsi sia fondamentale per una coppia: l’unica volta che ci ho provato, a conformarmi, me lo sono sposato🙂
    Le altre volte, ça va sans dire, era finita sempre a schifìo…
    E anche a me a volte rode tanto quando vedi gente che fa mille cose, non è mai stanca, un c’ha mai un capello fuori posto e tu ti guardi allo specchio e sembra che litighi da giorni con l’armadio.

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