Il magico mondo dell’Inps

Già me lo sento che questo sarà un post inconcludente, un pò perchè non ho grandi capacità deduttivee un pò perchè concludere mi mette l’ansia da prestazione. Sarà anche parziale, scorretto, banale e demagogico: ma se lo fa Grillo posso farlo anche io.

Stamattina armata della pazienza dei santi (io che santa non sono) ho pensato bene di fare un salto all’Inps, dove si trova bella al caldo la mia pratica di accesso al fondo di garanzia. Riassumendo brevemente: qualcuno del mio passato deve darmi dei soldi e siccome un dipendente ha ignobili molte leggi che tutelano la sua posizione, lo Stato ha un fondo che mi anticipa (in parte) il dovuto.

Entri in quel girone infernale e ti assale immediatamente un’aria soporifera, tanto che ti viene sonno e a volte ti dimentichi persino di ritirare il bigliettino elimina code: sono sicura che è colpa dell’aria se le persone allo sportello hanno il ritmo di un bradipo alle Maldive. Due uffici aperti, di cui uno vacante: lettera B pensioni, lettera C malattie. Io li prendo tutti e due (son furba si sa) così se sbaglio il primo non bestemmio perchè mi tocca rifare la fila.

Ovviamente incontri qualcuno che conosci, ovviamente sei costretto alle chiacchiere di turno: digitalizzazione della PA (le domande le devi mandare on line), sprechi finanziari (non si capisce che cacchio li pagano a fare sti morti di sonno), le tasse (qualcuno sa qualcosa dell’IMU?), evasione, estorsione e distorsione. C’è stata anche una piccola digressione sui Tribunali, ma magari salto.

Tocca a me! Entro con la faccia contrita, sguardo basso, occhio come il gatto di Shrek (ma contemporaneamente con l’atteggiamento un pò da zoccola, non si sa mai dovesse funzionare: qui è una guerra, non ci son prigionieri nè ostaggi). Prego in latino che oggi mi capiti la persona giusta, che capisca il mio italiano e che da un riassunto possa appassionarsi alla mia vicenda lunga quattro anni: perchè oramai tutti gli studi sociologici dicono che i primi due minuti e mezzo di conversazione sono fondamentali per attrarre il tuo interlocutore, se poi questo è un dipendente Inps la soglia di attenzione scende a circa 74 secondi. Si, ha capito, sono stata fortunata perchè di solito a quella scrivania si siede la sua collega e invece oggi c’è lui, l’addetto alle pratiche TFR. Quando ha presentato domanda? Uh, 3 aprile? On lain??? (Beh si, il suo collega mi ha detto che dal 1° aprile si poteva accedere sono in via telematica. Sarà mica che mi ha fatto un pesce?) Beh in effetti i termini sono stati prorogati, fino a fine maggio poteva fare tutto qui (porcocazzo), e in effetti se non ha lasciato tutti quei sei milioni di allegati lei la domanda dovrebbe rifarla… (Faccia rosso peperone, perchè il verde non mi dona, di solito sbatte con l’azzurro dei miei occhi…respiro…risposta mia) Ecco, in effetti, siccome un piccolo dubbio su quel kilo di carta che era richiesta come integrazione della domanda mi era venut, l’altra volta ho costretto il suo collega a protocollarmi gli allegati, promettendo che avrei fatto l’alunna secchiona e avrei successivamente inviato la richiesta via web. Che dice sono stata brava? Me la da la caramellina? Me lo dice che la pratica esiste, che voi avete letto il mio nome, che verificherete quelle cazzo di cifre (irrisorie per voi ma sacrosante per me) e che posso anelare a qualche ora del vostro lavoro?

Venga con me. Paura. E se poi questo è un serial killer inpsatico, mi porta nell’archivio e mi fa vedere il pisello? Io son grande e grossa ma sono una timidona, non ce la faccioa  trattenermi dal ridere. No dai, si è solo preso a cuore i miei occhi da gatto e vuole cercare la pratica.

Vi assicuro che in quei secondi di passaggio dallo sportello all’ufficio mi è passata davanti tutta una serie di reazioni che avrei potuto avere in caso non fosse stata trovata la mia cartella: la più poetica era un incatenamento alla macchina del caffè con scritta sulla fronte “Voglio i miei soldi”, la più splatter prevedeva l’uso di un tagliacarte per tenere in ostaggio tutti i dipendenti al grido di “Il TFR è mio e lo voglio spendere io!”

La pratica era lì, sotto una ventina di altre cartelle: ah ma qui non vedo in nulla osta. L’ho spostato di peso, ho aperto due fogli e ho puntato il dito sul certificato del Tribunale (altro luogo di perdizione): no, caro, non potrai rovinarmi la giornata per un moscerino spiaccicato che ha fatto da colla. Si signora, sembra tutto a posto; al momento sto lavorando le richieste presentate a marzo, credo che potrei liquidarla verso giugno. Giugno.

Che sarebbe tra 8 giorni, al massimo potrà durare altri 30, ma poi ci siamo. Un moto di commozione ha preso il sopravvento, come vedere la fine del tunnel. Vabbè poi mi sono ripresa: di certo per quando devono pagare me Monti ha decretato la chiusura del fondo di garanzia. Quindi piedi ben piantati per terra: quei soldi ancora per un pò non li vedrò, sempre che quel pò sia limitato.

Esco fuori dall’ufficio ed entra un genio senza numero, nella coda di attesa un boato: stavolta il furbo non è passato, speriamo che non ci siano ingressi secondari.

PS: oggi sono vent’anni che è morto Falcone. Io di quel giorno ricordo tutto, ventenne un pò annoiata e molto inconsapevole. Non sapevo nemmeno chi fosse quel magistrato che lottava contro la mafia; so di certo che a farlo morire hanno sbagliato, perchè quella bomba ha fatto molto più rumore di quello che volevano. Caro Giovanni, tu che da lassù ci stai guardando un pò schifato, con la tua sigaretta accesa e lo sguardo sornione e intelligente, prova a darci qualche dritta, un segno, e facci capire se stiamo facendo qualcosa di buono oppure non abbiamo ancora capito niente: potresti ad esempio fare scendere il tuo spirito su un politico, oppure fare crollare magicamente i muri dell’Inps (dopo che mi hanno pagato, si intende). Abbiamo bisogno di eroi, fatti sentire. Buon riposo, Giovanni.

11 thoughts on “Il magico mondo dell’Inps

  1. Pat ha detto:

    Il killer inpsatico è un momento di puro genio letterario.
    Keep calm e fatte pagà!
    (davvero ti servono delucidazioni sull’Imu?)
    Pat

  2. LA LUNA NERA ha detto:

    anch’io ricordo quella sera: pronta per uscire, direzione discoteca, rimasi incollata alla tv, basita di fronte alla voragine nell’autostrada. Avevo solo una vaga indea di chi fosse quel Falcone, ma quel che gli avevano fatto mi diceva che doveva per forza essere una gran persona. Più che di altri eroi, abbiamo bisogno di gente onesta che renda questa nostra Italia, un paese che non ha più bisogno di eroi.
    L’unica strada che vedo io, per arrivare a questo, è che ognuno di noi si impegni seriamente a mantenersi sulla strada dell’onestà, fin nelle piccole cose, vigilando che tutti facciano altrettanto. Non è così poco come potrebbe sembrare…

  3. Io aspetto fiducioso un rimborso irpef da solo 4 mesi dall’ag. delle entrate; posso stare sereno allora!
    L’estate del ’92 come si fa a dimenticare, mi ricordo ancora la mia espressione inebetita davanti alla tv.

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