C’era una mela

La mela piccolina non aveva visto altro che foglie. E altre mele, che quando sono simpatiche è un piacere averle vicine, ma se incontri la mela acidella come fai a spostarti un pò?

C’erano stati anche i mosconi e qualche ape, ma sempre di passaggio: e vatti a costruire dei rapporti. La sicurezza sul ramo ogni tanto era scossa dalle folate di vento e da quegli odiosi chicchi di grandine che sono dispettosi più di un moscerino. Lasciamo perdere la storia con il verme : un gran viscidello, ci ha provato da subito.

Passavano i giorni, sempre diversi, ogni mattina il cielo faceva mostra di colori bellissimi, il vento scherzava con le foglie e la piccola mela cresceva tranquilla: germoglio tenero, diventò verde e poi di un bel rosso lucido.

Quel pomeriggio successe una cosa strana: con un rumore assordante il contadino appoggiò la scala all’albero e si arrampicò dentro la chioma, fino in alto. Ad una ad una tutte le mele furono raccolte e messe dentro un cesto.

“Che succede?” “Ahi, mi ha stretto troppo forte!” “Togliti di lì, che mi schiacci” Dentro il cesto una gran confusione.

Nessuna riusciva a vedere oltre il bordo di vimini e il trambusto ballonzolante non aiutava certo a capire cosa sarebbe capitato. Per la prima volta la mela passò la notte lontana dall’albero, casa di sempre e posto sicuro.

Una sua compagna un pò anziana divenne triste e si avvizzì quasi subito; le più giovani non la smettevano più di parlare, chiedersi cosa fare, piangere piccole lacrime.

Nella luce del giorno tutto fu più chiaro:  tutte le mele finirono in un piatto rotondo sopra la credenza di una casa bellissima. C’era il camino, molti cuscini sulle poltrone e un cagnone bianco che le guardava incuriosito.

C’erano bambini e donne affaccendate, mentre il contadino sistemava un vecchio paiolo e ravvivava il fuoco.

Mentre era immersa nella meraviglia della novità, la piccola mela venne presa e portata sulla madia; spaventata, per poco non cadde per terra, ma riuscì a mantenersi in equilibrio rotolando di lato. La contadina la lavò sotto l’acqua fresca, strofinandola per bene e togliendo tutta la polvere. Mentre si asciugava vide una ciotola dove venivano mescolati farina, burro e zucchero insieme alle uova: si trasformarono in un composto morbido e profumato, una magia strana e attraente. Si accorse che un coltello affilato la stava spogliando della buccia rossa, un taglio così preciso che era un piacere. Dopo la buccia venne tolto il torsolo e poi la piccola mela fu tagliata a fettine piccole e croccanti.

La sorpresa più grande fu finire dentro la ciotola con l’impasto: era morbido, caldo e avvolgente, un piacere infinito e impensabile sulla punta di un ramo. Il cucchiaio di legno aiutò a unire il tutto e la mela si ritrovò in compagnia delle altre per formare una meravigliosa miscela dentro la teglia. Il calore del fuoco di legna riunì tutti più stretti, costrinse i sapori di ognuno degli ingredienti a diventare un aroma unico e inebriante. Quando uscirono dal forno erano diventati un fragrante dolce, miscelato da mani sapienti di tradizione e di vita.

La prima fetta spettava al più piccolo. Il bambino si avvicinò con le manine sporche di farina e piene di fame: la mela era felice, non poteva esistere una giornata migliore.

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