Il primo giorno di scuola

Sveglia presto, colazione insieme, preparazione indipendente: nemmeno ho dovuto dirle di lavarsi e vestirsi.

Io esco per ultima, non trovo le chiavi, papà ci aspetta in macchina: in macchina per fare 200 metri, cose che succedono.

Un milardo di adulti che fanno casino e tanti bambini contenti di rivedersi.

E le matricole della prima che aspettano di vedere cosa succede. E io che mando giù, nemmeno avessi un chilo di sabbia nella gola.

Tutti in palestra, tutti seduti per terra. E la magia che hanno inventato le maestre li rapisce.

Nemmeno vi sto a spiegare che atmosfera da paese delle meraviglie, visto che un certo signor Remo, passato mentre noi non c’eravamo, aveva lasciato la sua mongolfiera sgonfia e piena di oggetti stupendi: un cannocchiale, la bussola, una lente, terra e foglie, il suo cappellaccio.

E uno smile per ogni bambino: tutti li conosce, non si è sbagliato nemmeno una volta.

E mentre tutti i nostri figli si prendevano la mano in un grande girotondo, le maestre ci hanno ricordato che avevamo un lavoro e che dovevamo correre via.

Buon inizio amore della mamma e di papà, impara tante cose, così la vita sarà più interessante.

 

 

Riunione pre scuola: respirare la prim’aria.

Un post sulla scuola, niente di nuovo, fatto più che altro per fissare il momento: perchè il momento è entusiasmante e semmai ne dovessero arrivare (a breve o meno) alcuni più neri queste righe serviranno per chiarirmi le idee.

Riunione pre-prima-primaria. Due maestre, esperte ma molto sorridenti; una un pò più angolosa, l’altra più rotonda, diciamo che è la forma che mi hanno ispirato e non c’entra nulla l’aspetto fisico. L’insegnante rotonda ci spiega quello che andremo ad affrontare noi genitori come educatori (ma lo sanno tutti i genitori che sono operatori sociali?). Ci dice che Continua a leggere

C’era una mela

La mela piccolina non aveva visto altro che foglie. E altre mele, che quando sono simpatiche è un piacere averle vicine, ma se incontri la mela acidella come fai a spostarti un pò?

C’erano stati anche i mosconi e qualche ape, ma sempre di passaggio: e vatti a costruire dei rapporti. La sicurezza sul ramo ogni tanto era scossa dalle folate di vento e da quegli odiosi chicchi di grandine che sono dispettosi più di un moscerino. Lasciamo perdere la storia con il verme : un gran viscidello, ci ha provato da subito.

Passavano i giorni, sempre diversi, ogni mattina il cielo faceva mostra di colori bellissimi, il vento scherzava con le foglie e la piccola mela cresceva tranquilla: germoglio tenero, diventò verde e poi di un bel rosso lucido.

Quel pomeriggio successe una cosa strana: con un rumore assordante il contadino appoggiò la scala all’albero e si arrampicò dentro la chioma, fino in alto. Ad una ad una tutte le mele furono raccolte e messe dentro un cesto.

“Che succede?” “Ahi, mi ha stretto troppo forte!” “Togliti di lì, che mi schiacci” Dentro il cesto una gran confusione.

Nessuna riusciva a vedere oltre il bordo di vimini e il trambusto ballonzolante non aiutava certo a capire cosa sarebbe capitato. Per la prima volta la mela passò la notte lontana dall’albero, casa di sempre e posto sicuro.

Una sua compagna un pò anziana divenne triste e si avvizzì quasi subito; le più giovani non la smettevano più di parlare, chiedersi cosa fare, piangere piccole lacrime.

Nella luce del giorno tutto fu più chiaro:  tutte le mele finirono in un piatto rotondo sopra la credenza di una casa bellissima. C’era il camino, molti cuscini sulle poltrone e un cagnone bianco che le guardava incuriosito.

C’erano bambini e donne affaccendate, mentre il contadino sistemava un vecchio paiolo e ravvivava il fuoco.

Mentre era immersa nella meraviglia della novità, la piccola mela venne presa e portata sulla madia; spaventata, per poco non cadde per terra, ma riuscì a mantenersi in equilibrio rotolando di lato. La contadina la lavò sotto l’acqua fresca, strofinandola per bene e togliendo tutta la polvere. Mentre si asciugava vide una ciotola dove venivano mescolati farina, burro e zucchero insieme alle uova: si trasformarono in un composto morbido e profumato, una magia strana e attraente. Si accorse che un coltello affilato la stava spogliando della buccia rossa, un taglio così preciso che era un piacere. Dopo la buccia venne tolto il torsolo e poi la piccola mela fu tagliata a fettine piccole e croccanti.

La sorpresa più grande fu finire dentro la ciotola con l’impasto: era morbido, caldo e avvolgente, un piacere infinito e impensabile sulla punta di un ramo. Il cucchiaio di legno aiutò a unire il tutto e la mela si ritrovò in compagnia delle altre per formare una meravigliosa miscela dentro la teglia. Il calore del fuoco di legna riunì tutti più stretti, costrinse i sapori di ognuno degli ingredienti a diventare un aroma unico e inebriante. Quando uscirono dal forno erano diventati un fragrante dolce, miscelato da mani sapienti di tradizione e di vita.

La prima fetta spettava al più piccolo. Il bambino si avvicinò con le manine sporche di farina e piene di fame: la mela era felice, non poteva esistere una giornata migliore.

Sai cosa c’è?

C’è che sono banale perchè ricomincio a scrivere qui In mezzo al mar il giorno canonico di rientro al lavoro: potevo essere più originale, io ho ricominciato la settimana scorsa.

C’è che non farò il solito post “guardate dove sono stata!”: perchè non ho fatto viaggi.

C’è che potrei condividere i miei spazi mentali, i movimenti del cuore, oppure le vacanze da me stessa.

C’è che ho Kindle, un amante focoso, silenzioso e molto prestante: hai visto mai?

C’è questa lunghissima estate non ho mai guardato la tv. Appena il primo raggio di sole ha reso le giornate calde e lunghe io mi sono trasferita al mare: e non solo fisicamente.

C’è che ho sentito il pulcino pio.

C’è che ho mangiato la farinata fatta in casa e cotta in forno a legna: e adesso mi piace.

C’è che sono diventata intransigente con chi alza la voce: fosse anche solo una postura o un violento cenno con le mani.

C’è che ho lo smalto verde.

C’è che sono snob.

C’è che amo essere pop.

C’è che dopo vent’anni ho smesso di tingermi i capelli: e sono libera. Amen.