Un dì a Roma a parlare di merendine

Gli incontri tra blogger sono nell’immaginario collettivo una scusa per cazzeggiare e strillare come galline, Veronica riassume magistralmente il concetto qui e qui.

Non posso darle torto, anche io ci sono stata in mezzo (per quanto definirmi blogger è come dire che Fabio Volo sia uno scrittore). Sabato a Roma, oltre le nostre uova 2.0 abbiamo fatto anche un incontro serio: abbiamo parlato di merendine con i rappresentanti dell’AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta italiana), che si presentano in rete con un sito istituzionale e che volevano il nostro parere.

Molta la carne al fuoco, molto attivo il gruppo, molto accesa la discussione. Io stavo in ultima fila, come sempre nella mia vita scolastica, perchè sono quella alta. Vi giuro che ho seguito e che sono anche intervenuta, la questione mi interessa. Con noi erano presenti la Prof. Aiello e il Dott. Giampietro, che fanno parte del comitato scientifico e che hanno commentato i risultati della survey compilata a suo tempo da 100 mamme sulla merenda dei propri figli. Anche se ogni tanto sembrava che alcune di noi potessero alzarsi e azzannare i presenti, in realtà lo scambio è stato proficuo: ci siamo focalizzate un pò troppo sull’olio di palma a mio parere, ma ci sono stati anche momenti didattici (ad esempio sulla spiegazione delle nuove tecnologie di produzione: sono stati accennati e vorrei approfondire i metodi di preparazione e di conservazione, il packaging e la distribuzione).

La merenda è importante per i bambini, tutti la fanno (con modalità e prodotti differenti), bisogna fare attenzione alla varietà e allo stile di vita dei nostri figli; e fino qui probabilmente lo sapevamo tutti. Io conoscevo meno bene l’apporto calorico della merendina industriale, in realtà ho sempre avuto un po’ la puzza sotto il naso: ne ho mangiate da piccola, ma non volevo darle a mia figlia. In realtà mi rendo conto che è un atteggiamento snob e anche un poco ignorante: che ne so quanto sia buona la pizza che fa il fornaio oppure quante calorie ci stanno dentro i muffin che preparo io? Perciò attenzione a generalizzare (soprattutto se non si hanno dati) e a partire prevenuti: bisogna approfondire e bisogna che la giusta conoscenza la diffonda chi può arrivare alle fonti più attendibili.

Durante il brainstorming sono usciti suggerimenti per i produttori: più varietà (dolce/salato), miglioramento dell’informazione, ampliamento nell’utilizzo delle materie prime (fibre). Io ho lanciato l’idea di modificare il target pubblicitario perchè detesto che la comunicazione sia mirata ai piccoli quando invece è l’adulto che acquista. Mi è capitato altre volte di parlare di pubblicità rivolta ai bambini e quindi ci tengo alla questione: c’era la rappresentate dei produttori, spero che il suggerimento sia stato colto.

Ragionavo anche sul fatto che se i produttori ottengono da noi buoni consigli e li trasformano in un prodotto migliore, ciò comporterà maggiori vendite ergo maggiori guadagni: in tutto questo perchè noi blogger dovremmo lavorare gratis? Questo sarà argomento di altri post, per oggi volevo solo fissare i punti salienti dell’incontro. Flavia è riuscita a non farmi buttare tutto in casciara, come faccio solitamente sui social perchè spesso il mondo web si prende troppo sul serio: lei lo metterà sul suo curriculum e io lo spunterò dalla todo list.

Mentre tornavo a casa con l’Eurostar la giovane russa piena di buste griffate si è tolta la scarpa taccata è ha esposto il suo piedino smaltato: chissà che merenda farà di solito?

12 thoughts on “Un dì a Roma a parlare di merendine

  1. Ho aggiornato la foto della russa: son tecnologicamente capra.
    Sono anche molto felice che l’interesse maggiore dell’articolo sia relativo a tale soggetto😀

  2. Io invece penso che il problema non stia tanto nelle calorie: tu non sai quante calorie fanno i tuoi muffin, ma sai bene quello che ci metti e come li fai. Se vai al ristorante, così come dal fornaio, non sei certa che gli ingredienti siano di prima scelta e ci sia igiene sufficiente nel laboratorio; se compri merendine, l’intossicamento è molto più difficile, ma non sai nulla di conservanti e porcherie varie. Quindi a conti fatti, non sappiamo mai quello che mangiamo, ma questo non significa che le merendine siano più sane del muffin. Io taglierei la testa al toro proponendo un frutto.😉
    Poi via, in piccole quantità niente ci dovrebbe ammazzare. Almeno spero.😉
    E comunque mi piace sempre quando i brand comunicano con i blogger, anche se sospetto sempre che lo facciano a scopo di targeting o branding o non so perché e non per migliorarsi. Oh, però se nel frattempo migliorano tanto meglio!

    • oddio Vale, mi viene in mente che certa frutta ha sulla buccia (oppure nella polpa) più schifezze che mai, di certo molte merendine sono analizzate e sicure dal punto di vista alimentare. io sono sempre per la via di mezzo, e soprattutto per la sopravvivenza nel menage quotidiano.
      per l’interazione tra brand e consumatori, la penso un pò come te: fino a che non avrò prove del contrario, spero presto🙂

  3. angela ha detto:

    Anche qui siamo per la via di mezzo, la merendina ci sta ogni tanto, come ci sta ogni tanto la torta fatta da me o il frutto o la pizza del fornaio. Credo che la via di mezzo sia la migliore cosa. Incontro davvero interessante.

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