Che fai ti guardi indietro?

Stavo in chat su skype con un amica che abita praticamente dietro casa (potere della tecnologia, che sostituisce il caffè e la sigaretta sociali e in alcuni casi ti salva la vita quando sei senza trucco e senza voglia di metterti le scarpe). “Allora Lu venerdì mi porti un gnocco di pasta madre” “Ti faccio anche un prospettino per i rinfreschi, che se me la fai morire ti castro” “Giuro che non muore…ah poi prepara i soldini che a fine mese ci ammazziamo di Spa, che son stressata” “Spa aggiudicata per fine novembre, ma che cazzo hai da star stressata?” “Ma veramente mio padre è sempre più depresso, il moroso (convivono, ndr) è una piattola e i clienti in negozio li manderei tutti affanculo…te come stai?” “…” (minuti senza scrivere) “Embè…come stai Lu?” “…boh…io scrivo e sono felice…guardo la Gioppina e sono felice…tocco il culo al socio e sono felice…Mi dovrò toccare i maroni per scaramanzia?” “Ma che toccare, non te l’hanno mica regalata questa storia, io c’ero quando non facevi che piangere”

Lei c’era e anche altri. Però dentro le puzze della vita ci stai sempre da sola, quando ogni notte ti svegli con l’ansia sei sola, quando non sai che pesci pigliare nessuno li pesca per te; cambiare vita, cambiare strada: tutte merde che pesti da sola. Anche quando sei piena di gente attorno, gente che ti vuole bene.

Quella gente lì serve dopo, quando esci dal buco imbruttita e invecchiata, ma più leggera. Serve quando è ora di sentire che ogni scelta che hai fatto, per loro, andava bene così.

E ogni volta che penso a quello che mi sono conquistata e a chi lo condivide con me, embè, sono di nuovo felice.