Gioco a palla contro il muro

Male, malissimo, ultimamente scrivo a malapena un post a settimana, due se ci conto anche la perla del venerdì; secondo le regole di Domitilla potrebbero essere più che sufficienti (lei dice che non vale la pena ammattirsi per la quantità, ha fatto una statistica sul suo blog e la resa è la stessa: peccato che  lei non abbia considerato il suo personal brand che vale un fantastiliardo e quindi anche se non posta riceve contatti lo stesso). Comunque non volevo parlare di Semerssuaq, volevo parlare di me.

Faccio tanta vita, cammino molta strada, cucino kili di emozioni: ognuna potrebbe essere un pezzo scritto, ma restano tutti in bozza. Solo che sono bozze nella testa (quasi uguali a quella che mi è venuta quando ho stampato la fronte contro la porta di un locale figherrimo long time ago, robe di un’altra vita quando ero la regina del Celebrità e insieme alle mie amiche si faceva chiusura nei locali: che se solo avessi avuto la scaltrezza di oggi altroché televisione, sarei più famosa di Platinette -senza travestimenti per giunta). Mi son persa di nuovo: stavo parlando del blog. Anche se la prima regola del blog è che  non si parla del blog (mi spiace Chuck non sono stata io a saccheggiare la tua produzione, ci sono fior di web guru che lo dicono).

Allora ci sono io al centro del mio mondo -lo dice anche l’indirizzo luci e basta- e poi tutto intorno un vortice di visi, scarpe, vetrine, mail, contatti, futuro.

Vedi un vecchio amico a un matrimonio, e ci potresti scrivere per un’ora su quanto il tempo migliori i profili, ammorbidisca tratti di carattere spigolosi e freddi, cancelli timidezze e cattive abitudini; io credo un pò alle sliding doors del famoso film: tutto quello che hai è frutto di decisioni prese e botte di culo maestose. Ora, non è che si possa vivere con l’angoscia di fare sempre la cosa giusta, tanto è impossibile, è anche sulla fortuna poco si può fare: quel di cui sono convinta è che la realtà di ognuno è figlia di mille piccoli incroci con qualcun altro, attraversamenti pedonali, stop e semafori presi col rosso. Fatalità? A volte. Coerenza e senso di responsabilità? Molto spesso. Migliaia di parole potrebbero essere spese, approfondendo, sviscerando, facendo l’endoscopia al destino che ti ritrovi a vivere, solo che quelle parole a me restano un pò in canna, presa come sono a starci dentro a questo destino che ho tra i piedi.

Per strada una mamma taccata passa dolcemente la mano sul capperino che si è formato nel nasino della sua bimba; e un pò ti sale la nostalgia perché pensi che la tua di figlia oramai se lo soffia da sola il naso, e pensi anche che un cappero nel naso è una cosa che fa tanto ridere in un adulto (fa anche schifo, ma rimaniamo nella poesia, va) mentre in un bambino no, nei piccoli fa scattare il senso materno anche a Crudelia Demon; poi ti accorgi anche che il tacco non fa il monaco, e che ci sono le donne super woman molto dedite al lavoro e alla figaggine e alla vita sociale, donne che sono capaci di altro e di più: e quanto siamo stupidi a etichettare tutto subito e nel modo più facile, che nemmeno al supermercato.

Poi ogni tanto cammino da sola, ritaglio mezz’ore tra gli impegni della prole. Prendo la Canon e fotografo minchiate, convinta di vederci significati nascosti; prescindendo dal risultato (che io so essere mediocre) questa è una cosa celestiale. Mia.

E in quello spazio silenzioso nei vicoli della mia città io ritrovo un pò quello che sono, e tengo lontani i vortici di tutte quelle notizie che mi sparano addosso, proiettili di informazione che vogliono avere ragione di te e e alzano la voce per convincerti stordendoti. Politica, armi, gay, ritorni, cerone, mignotte, sostenibile, gas, cemento, Papa.

Io so che quello che conta è un trasloco di un’amica lontana, un ombretto color ottanio, la virata alla fine della vasca a stile.

Silenzio.

9 thoughts on “Gioco a palla contro il muro

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