Para psicanalisi

Apro la pagina. Chiudo.

Riapro, batto due tasti. Spengo.

Ho tutta una serie di movimenti in testa, frasi, periodi, tutta la punteggiatura è al suo posto: vado. Ma poi mi perdo di nuovo.

Se è vera la teoria che un personaggio inventato vive di vita propria, fa le sue richieste, rivendica gli spazi e i colori che preferisce, io devo avere nell’incubatore una figura femminile davvero strana.

In fondo si scrive sempre di sè stessi, anche inventando storie completamente opposte da ciò che vivi. Tanto più quando usi un blog per scrivere, mezzo effimero per eccellenza se contrapposto alla calda consistenza della carta e alla scura ombra dell’inchiostro. Lasciare le parole dentro la rete però non è un’azione temporanea, anzi è quella che più creativamente può essere commentata, condivisa, rielaborata. E se c’è chi interagisce la transitorietà sparisce.

Io scrivo sempre di me stessa (avrei intitolato il blog luci  e basta altrimenti?) solo che a volte sento altre me che vorrebbero dire la loro. Vi rassicuro sul fatto che non ho intrapreso la via della coazione psichiatrica, non ancora almeno, ma posso anche mettere la mano sul fuoco rispetto alle mie personalità multiple: ne ho, ne ho sempre avute e sempre ne avrò. Solo che prima non lo sapevo.

Leggere aiuta, ogni libro è una vita in cui calarsi completamente, salve le questioni di gusto letterario. Leggendo sono un giovane ragazzo americano, una malata di shopping, sono una balena bianca, sono un vecchio marinaio, una maga babbana, sono l’albero della conoscenza, un killer di San Pietroburgo. Sono innamorata, malata, frizzante, impotente, puttana, santa, azzurra.

Per questo è così complicato scegliere un filo conduttore, sul diario e nella vita. Io lo so che sono una donna, limitata, testarda, cinica, innamorata; però sono anche un pò uomo e anche intelligente. Certe volte mi ritrovo vecchia, saggia, posata. Il mattino dopo mi sveglio bambina, capricciosa e sognatrice. Sono fedele. Ma tradisco. Sono di destra e di sinistra. L’unica cosa che non posso negare è che io sia alta (fino a che non mi ritrovo vicino a LeBron James)

Quando non ho dato spazio a tutte queste pieghe nascoste dentro la pelle ho pensato spesso di non essere niente, di non avere una struttura: ero amorfa all’interno di una forma. Poi ho imparato a de-formare e de-strutturare, riconoscendo che non sono mai una. E’ andata meglio.

Così capisco anche perchè io trovi tanto difficoltoso mettere insieme una pagina scritta, anche solo per esercizio di stile: vado troppo a fondo e mi leggo sempre sciatta. La soluzione sarebbe quella di non rinchiudersi in un bozzolo o dentro una effige e non limitarsi ad un solo stile. Sarebbe. Mi impegnerò.

14 thoughts on “Para psicanalisi

  1. the pellons' mother ha detto:

    Intanto, a noi piaci così. Anche pessoiana nella tua moltitudine di personaggi. Quindi, scrivici così, che va bene.🙂

  2. Nel rileggersi emerge o soccombe sempre qualcosa di noi, non ci si immedesima come per le letture altrui.
    Però talvolta si impone quel pezzo di noi che al momento necessita di far sentire la propria voce … non so, a me capita così.
    Qualunque sia la Lucia, è sempre una buona lettura qui.

  3. Io mi sento, come te… con l’unica differenza che tu scrivi e sei divertente e piacevole… io scrivo e non piaccio neanche a me stessa!
    Non smettere!

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