Festiv(e)tà

Improvvisamente ti arriva la consapevolezza che per quanto corri e ti sbatti, ti arrabbi e mugugni, non c’è cosa più bella di stare in pace con sè stessi; che non significa avere raggiunto il Nirvana o, più difficile, avere la soluzione dei tuoi pensieri, ma semplicemente bere una tazza di tè bollente mentre accendi il computer.

E ci sono due signorine di sei anni nell’altra stanza che stanno guardando lo Schiaccianoci.

Casa pulita? Si, oggi si.

Cena pronta? No, non esageriamo.

Amici salutati davanti scuola, amiche (grandi) lontane che leggo sui social: e non fate sisi con la testa, io ci sto dentro.

Metto da parte Dostoevskij e apro Bar Sport.

Metto da parte anche il nervoso per certe cose che si trovano sui blog, per alcuni atteggiamenti superficiali, per i paraculi che creano fuffa e la loro corte dei miracoli. Leggo la speranza di invitare a San Remo un’attrice disabile, leggo Il sabato del Villaggio, leggo la neve a Londra, leggo dentro. E mi piace.

E quelle due di là, che ridono come pazze e si raccontano quanto faceva ridere oggi piantare i semi di girasole nel terrario, quelle valgono tutta la fatica di stare bene.

Questo è un pezzo #saltalamerda, contro il logorio della vita quotidiana.

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