Liberiamo una ricetta: il Kedgeree di Supermambanana

Se vi dico “Brunch” che vi viene in mente? Una colazione/pranzo chic, magari di lavoro? Una cosa moderna arrivata direttamente dagli Stati Uniti? Per l’ammeregano-milanese moderno che deve organizzare un incontro di lavoro?

DOOOONG. Sbagliato.

È una tradizione ben più antica, che risale alla fine dell’800, ed è tutt’altro che attiva e dinamica, e per niente di lavoro, visto che il brunch è una cosa domenicale. Al contrario, l’idea era dedicata ai “carousers”, agli allegri bevitori del sabato sera, che, eliminando in questo modo l’obbligo di svegliarsi presto la domenica mattina per la colazione, avrebbero potuto poltrire per poi passare direttamente a questo pasto di mezza mattina, proteico quanto basta per far passare l’emicrania e portare avanti le incombenze sociali domenicali fino a sera. Il brunch “contribuisce alla felicità dell’essere umano, è allegro, sociale e stimolante, mette di buonumore, rende soddisfatti di sé e dei tuoi compagni di umanità, e spazza via le preoccupazioni e le complicazioni della settimana” (Guy Beringer, “Brunch: A Plea,” Hunter’s Weekly, 1895). Quale migliore ricetta da liberare per il web dunque?

E allora, invece del solito brunch inglese, fatto a base di carne, uova o fagioli, vi propongo una versione scozzese, il “kedgeree”. È una ricetta a base di pesce, come le ricette scozzesi (laddove l’inglese la mattina prende il bacon, lo scozzese prende l’aringa affumicata, per intenderci), ed è un salto, nelle sue spezie che la rendono così fresca e profumata (provare per credere), nella Compagnia delle Indie, importata dalle colonie. Questa versione è quella che preparava Mrs. S., la mia padrona di casa nella permanenza da studente ad Edinburgo. Ma bando alle ciance.

Ingredienti:

  • Un bel filetto, almeno 500gr, di baccalà affumicato (o altro pesce affumicato di gradimento – qui mi devo affidare a voi, per baccalà non intendo un pesce conservato sotto sale, ma il merluzzo atlantico grande, che viene affumicato da fresco; se vi viene più facile il salmone affumicato fate pure, ma sempre il salmone a tranci, non quella specie di carpaccio che si trova al super).
  • Tre uova sode.
  • Un bicchiere di riso basmati (oh, io col riso vado a volume, non a peso. Un bicchiere da acqua pieno mi sfama la famiglia da 4, voi regolatevi come fareste per un risotto).
  • Due bicchieri di brodo, preferibilmente di pollo.
  • Una cipolla.
  • Una carota.
  • Un cucchiaio di curcuma.
  • Due baccelli di cardamomo (o un cucchiaino di cardamomo polvere)
  • Un mazzetto di coriandolo fresco (potreste sostituire col prezzemolo qui se non trovate il coriandolo, l’effetto è meno “fresco” e profumato, ma ugualmente saporito).

Procedimento.

Cominciamo dal riso.

Affettate finemente la cipolla e fate carota a pezzettini piccoli, e fatele rosolare entrambe pianino con un paio di cucchiai d’olio (questa la mia versione, Mrs S. avrebbe usato il burro).

Quando la cipolla diventa trasparente, aggiungete la curcuma, il coriandolo (se avete i baccelli, apriteli e schiacciate i semini un pochetto), e infine il bicchiere di riso. Mescolate bene, per far colorare il riso col bellissimo giallo della curcuma.

Aggiungete i due bicchieri di brodo, mescolate bene per amalgamare il tutto, e mettete la fiamma bassissimissimissimissima. Poi coprite e dimenticatevi del tutto per una ventina di minuti.

Nota: come confermato anche da amici Indiani, il riso, specie se basmati, si cuoce in un quantitativo di acqua pari al doppio del suo volume (da cui il mio uso dei bicchieri) a fiamma bassissima e senza mescolare mai. Quando il riso assorbe tutta l’acqua, allora è cotto.

Mentre il riso pensa a sé stesso, occupiamoci del resto.

Mettete a sodare le uova, se non sono pronte da prima, e sbollentate per qualche minuto il baccalà in acqua. Questo lo cuoce, e aiuta, se il filetto viene con la pelle come spesso accade qui, a spellarlo con facilità.

Sgusciate le uova e tagliatele a tocchetti (a spicchi, come preferite) e spellate il baccalà, disfacendolo poi con le dita in scaglie irregolari.

Torniamo al riso: una volta che l’acqua si è assorbita e il riso è cotto, aggiungete i gambi del mazzetto di coriandolo tagliati a pezzettini piccoli (io prendo il mazzetto tenendo le foglie in una mano, e con le forbici sminuzzo i cambi direttamente in pentola, sbrigativo e di effetto), e qualche foglia. Aggiungete anche il pesce e le uova, date un’ultima mescolata al tutto, spegnete e lasciate riposare qualche minuto (o secondo, dipende dalla fame).

Portate in tavola e guarnite con il coriandolo fresco.

Ora, sulla base dell’esperienza mia e dei boys, vi posso garantire due cose: uno, che freddo o caldo non fa differenza, l’avanzo il giorno dopo è anche meglio; e due che non riuscirete a farlo avanzare, è peggio delle proverbiali ciliegie, una volta che cominci non ti fermeresti mai.

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web

Kedgeree

7 thoughts on “Liberiamo una ricetta: il Kedgeree di Supermambanana

  1. Gloria Conti ha detto:

    Ma tu guarda se io – che in Scozia ci vivo – devo scoprire un piatto locale sul blog di una conterranea marchigiana, scritta da una residente in antagonista Inghilterra!! Mai sentito prima, proprio della serie “ma dove vivo??” :-DDD

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