Un bambino è una persona

Ho solo una figlia, non ho la preparazione accademica per essere una fonte autorevole, la mia esperienza è poca: quindi quello che scriverò di seguito è esclusivamente espressione delle mie scelte (d’altronde in mezzo al mar cosa volevate trovare?)

Per me l’unico modo di approcciarsi ai bambini (parlo ovviamente della mia seienne e-quasi-mezzo) è considerarli delle persone e di conseguenza comportarsi. E’ intollerabile pensare di poterli fare fessi, raccontando bugie mascherate da false verità o -peggio- facendo credere loro che la nostra versione sia l’unica possibile.

Risulta fondamentale essere stimati e assumere un ruolo da leader nei loro confronti, per quello trovo poco utile diluire un no in mille spiegazioni: un no (o una limitazione o una opposizione) è importante per dare loro le basi salde su cui formare il carattere. E in molti casi non serve nemmeno spiegare: (a questa età) magna e statte zitto è più utile di un trattato sull’alimentazione. D’altro canto capisco che molti adulti (sempre se sia consono il termine) della mia generazione hanno dei seri problemi ad essere leader con sè stessi, figuriamoci coi figli.

Torno a bomba al primo concetto che volevo esprimere: il rapporto onesto con il quelli bassi e svegli. Se impostiamo la relazione con delle premesse sbagliate (tu non capisci perchè sei piccolo, io mamma conosco quello che vuoi) non riusciremo a risolvere molti conflitti (mi viene in mente il problema compiti, o l’approccio con il cibo). Invece io ho constatato che se quello grande con molta (molta molta molta molta) pazienza riesce a superare il momento di blocco e con molto (molto molto molto molto molto) spirito empatico prova ad entrare dentro la tensione considerando che ha di fronte a se una persona completa (se pur con pochi anni di età), l’adulto che è il soggetto autorevole può aiutare a comprendere il problema e a risolvere lo stallo.

Ieri dopo pranzo, momento dei compiti: ad una scheda in cui c’era da disegnare un bipede (aaaaahh un bipedeeee) la Gioppina è sclerata. Non le veniva, il disegno faceva schifo, la maestra l’avrebbe sgridata, il foglio era stropicciato, la gomma non cancella, i colori non colorano. Calma. Io suggerisco di respirare bere un bicchiere d’acqua, e riprovare. Apriti cielo! Non ne usciva.

Ho pensato a come poterla aiutare, mi è venuto in mente che per lei poteva essere una giornata no: mica che ai piccoli non succede. Uno sguardo sbagliato, un pennarello caduto, la risata della maestra, può succedere. Allora le ho detto che poteva chiudere quaderno e zaino, saremmo uscite a fare due passi e i compiti li avremmo finiti la sera (cosa che da noi non succede assolutamente mai, visto che la prima regola è fare i compiti subito dopo mangiato -regole, do you know?)

La faccio corta: abbiamo ottenuto quello che volevamo, lei si è rilassata e più tardi i compiti sono stati fatti, non senza intoppi, ma con una migliore predisposizione mentale da parte sua.

Persone, sono persone. Ho scritto perchè potrebbe essere che qualche volta me lo dimenticherò, potrebbe essere che potrei avere dei vacillamenti nella figura del leader.

Intanto scrivo, così mi ricordo che ogni tanto ne imbrocco una giusta.

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19 thoughts on “Un bambino è una persona

  1. Noi abbiamo scelto di non dirgli MAI bugie nè fargli promesse che non potevamo mantenere. Siamo stati molto criticati ma ora che ha 12 anni ti posso dire che ne è valsa la pena. E pazienza è la parola magica, la dobbiamo loro.

  2. Avrei potuto scriverlo io questo post: Titu ha solo due anni e mezzo e mostra un caratterino che levati. E siccome noi i compiti ancora nada la mia esperienza è sui primi approcci (il cibo in primis) e quanto hai ragione. Ci vuole pazienza e anche e soprattutto la voglia di mettersi bene e spesso nei loro panni. Non può succedere il contrario e con la perdita della calma (leggi: io che lancio un piatto di plastica contro il muro alla decima volta che lui mi sputa le verdure) si ottiene molto poco. E anche io me lo segno sto post, così quando mi sento una merdina come ieri sera magari mi tiri su il morale.

  3. Sì, hai fatto bene.
    Mica solo i bambini “si impuntano” e non riescono a fare qualcosa. Del resto fare la mamma e il papà assomiglia molto a fare la psicologa.
    Proprio in questo periodo anche noi abbiamo un problema simile con la piccola (quasi 5 anni). A nuoto fa tutto ma con il dorso si blocca e va in panico. L’insegnante le dice che piangere è da piccoli, che non vuole vederla mai più piangere, e quella ovviamente piange ancora di più e si paralizza.
    Poi esce dalla lezione mortificata per quel decimo di cose che non riesce a fare e per lei sono un problema grosso.
    La brava mamma cosa deve fare? Insistere o cambiare maestra?
    Detesto i genitori mollaccioni che se la prendono con gli insegnanti, ma come si fa a dire ad una bambina di 4 anni che è grande e non può piangere?

    • Difficile, sugli allenatori e lo sport si apre una parentesi grande. Dell’ansia da prestazione, invece, vogliamo parlarne? Saranno tempi durissimi 😉

  4. Ciao, sono Stefylu una che con un po’ d’insonnia vaga a zigzagare in giro alla scoperta di bei pensieri, idee che m’ispirino, cose che mi facciano riflettere… ma stavolta vengo da Adriana di Ri-presa nella rete che teneva esposto il tuo banner del club dei nicchioni(no, non credo potrei farne parte perchè scherzo poco scrivendo e, ahimè a 40anni, devo ancora imparare a ridere di più e anche di me stessa.
    Questo post lo condivido in pieno… è una delle cose che ritengo non solo dei bambini (loro in primis) ma di tutti quando ti classificano prima con un ruolo… e invece prima di essere donna, uomo, bambino, direttore, poliziotto… siamo delle persone, individui a se stanti…
    Condivido tanto questo post che finirà nella mia Pagina “Post preferiti:vedi se sei qui”.
    Grazie… e buone cose…sperando di ripassare(ti seguo via notifiche mail)

  5. Bello. Mi piace il tuo approccio con tua figlia (e di conseguenza con i bambini in genere).
    Concordo con la tua linea 🙂 sono piccoli, mica scemi!

  6. jimbo ha detto:

    Concordo su tutto, Lucia, tranne che sui no senza spiega. E proprio per il motivo che dici tu: sono persone, piccole ma sono persone. Sacrosanto dare regole, giusto non dilungarsi in spiegazioni da istruzioni di seggiolino Aprica (chi ce l’ ha sa cosa intendo…), ma il no nudo e crudo per me non va bene. Un minimo sindacale di motivazione per me ci vuole, con le mie ha sempre funzionato

    • Hai ragione da vendere, ma le vedi queste signorine quanto sono intelligenti, se la godono a farci sfiatare: ogni tanto la frase “il capo sono io e qui comando io” potrebbe spiazzarle e far loro del bene 🙂

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