In diretta da Salem

Fotografia, corso avanzato: la semiotica dell’immagine spiega bene come il soggetto a fuoco sia l’attore principale del messaggio, mentre lo sfondo e il contorno (spesso fuori fuoco) siano elementi secondari, aggiunte che creano il contesto e risultano meno importanti. Cartier-Bresson insegna.

Rifletto sul fatto che qualche volta questo assunto non è vero. Mi sento anche un pò fuori categoria, chi cappero sono io per permettermi questa affermazione? Di certo nella fotografia mi paragono alla cacchetta di mosca sulla vetrina di un negozio, ma nella mia vita conosco le mie cose.

Mi è capitato di dare importanza al contorno, sono stata trascinata dentro i margini, ogni tanto le felicità principali sono state annebbiate dalla sensazione fuori fuoco.

Questo modo complesso (e bipolare) di affrontare le cose a volte mi rende  difficile da affrontare, spiazza chi mi sta a fianco e risulta inspiegabile anche a me: è più una sensazione di fondo che un vero modus vivendi.

Presumo che sarebbe più costruttivo eliminare le seghe mentali, andare diritta alla meta e trovare un piacevole asse (quasi) diritto per appoggiare i soprammobili che arredano ogni mio giorno: non so se sia una questione di genere, ma apprezzo molto l’approccio maschile, che vede un no dove si scuote la testa e utilizza il momento della seduta sul water “solo” per leggere un giornale.

Certo è che all’interno della sfocatura sono concesse molte interpretazioni, elementi che aguzzano l’ingengno e affinano la sensibilità; un pò come quando si dice “me lo sentivo che sarebbe successo” e invece l’intuito non c’entra un bel niente: semplicemente si sono valutati tutti i fattori, quelli lampanti e quelli trasversali.

Perciò quando qualcuno ti dice che sei una strega, non è solamente perchè ragiona sul tuo cinismo o su un’acconciatura venuta male: io so che, in fondo, per poter ricevere tal generoso apprezzamento ho solo applicato l’enesima modalità “rompicazzo”.

 

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Ti regalo una perla: bombe

icecreamteam

Sono di fondo un tipo da rivoluzione io, mi accendo di combustione spontanea quando trovo la mia passione, divento cieca e sorda e parto col proselitismo peggio dei testimoni di Geova.

Sono anche una che detesta la violenza, le armi, alzare la voce.

Posizioni incompatibili.

No, non è vero. Ci sono molti modi di fare la rivoluzione senza sparare proiettili: pulire la spiaggia, buttare la cicca dentro il cestino, eliminare le bottiglie, non usare la macchina, fare l’uncinetto.

L’ultima è proprio una illuminazione a tutto tondo: mai avrei pensato di prendere in mano un aggeggio tanto lontano da me e creare qualcosa di rosa. Di rosa: il colore che odio, la mia nemesi.

Ma siccome altre visionarie hanno pensato a qualcosa di rosa, per questo tipo di azione (leggete tutto vi prego, è bellissimo), io ho pensato che quelle donne lì avessero da insegnarmi l’umiltà, la compassione e anche un pò di autoironia: io non sono capace, mai lo sarò, mai mi piacerà…però SI…PUO’…FARE!   Barbara la menziono a parte: solo lei poteva tirarmi dentro a questo meraviglioso progetto (e sfida personale) e farmi conoscere altre blogger meravigliose: ho ancora in sospeso una Simonetta, ma è solo rimandata..

Che poi ho scoperto che mi diverto come una matta, che ci sono teorie di metafisica che stiamo creando (grazie alla Dottoressa per il teorema di Phro-Mar, ovvero della relatività degli equilateri), che twitter fa anche qualcosa di utile: insomma un sacco di cose.

E quindi divento bombarola, una di quelle della peggiore specie: quelle che si occupano di Yarn Bombing. C’è tempo ancora qualche giorno se siete veloci: dai, se ce l’ho fatta io…

Perlipedia

Il punto serve per finire la frase

“Campagna per la presa di coscienza dei propri limiti”

A tutti quelli che leggeranno il proclama a seguire: fate attenzione a non saltare nemmeno una riga.

Nel caso non si fosse in grado di cogliere tutte le sfumature di panna inserite nel testo seguente, appoggiate le stanche sinapsi su un piano di metallo possibilmente rinfrescato.

Esiste nei meandri e dentro le ore di una vita una sostanza inafferabile (e ancora non ben identificata) che sorprendentemente fagocita ore, entusiasmi e punti all’uncinetto. Fatevene una ragione: non completare si può.

Si deve, anzi.

Avere la beata soddisfazione di mandare a cagare un progetto è salvifico.

Certo, alcuni propositi sono più importanti di altri, ma state pur certi che anche quelli potrebbero subire rallentamenti e intoppi. Sarebbe che ci si mette una toppa. In fondo arrangiarsi è un arte, non sono tutti capaci.

Se la vostra massima aspirazione è diventare l’esemplare perfetto di concretezza e pragmaticità, questo non è il posto giusto (questa non è la vita giusta).

Io vi sto dicendo che le cellule del vostro corpo hanno un limite massimo all’estensione (e non fate pensieri impuri o sessualmente ispirati). Aggiungo un carico: anche la possibilità neurale non è una ram upgradabile.

Non è chiara la frase precendente? Ma certo, questo volevo dire.

Cominciare una cosa e non finirla: ahh che meravigliosa soddisfazione.

Ti regalo una perla: scarpe

Sono convinta che le donne amino circondarsi di scarpe perché loro danno sempre soddisfazione: puoi ingrassare o dimagrire e loro entrano sempre, non ti tradiscono come fanno i jeans.

E se non hai voglia o possibilità di vestirti da figa, un paio di scarpe ti cambiano la giornata. Vuoi fare la rivoluzionaria? Metti i sandali in inverno. Ti senti giovane? Sneakers con la gonna. Oggi sei gnocca? Stiletto 12.

Attenzione però. Come fosse una delle vostre migliori amiche, un paio di scarpe non avrà pietà: quando non sono fatte per te le scarpe ti smerdano senza nessuno scrupolo. Avete mai visto come cammina sui tacchi una alta un metro e ottantadue che pesa più di 60 kili?

Quindi all’erta: osiamo con le scarpe, ma manteniamo una dignità.

Hasta luego!

Partecipate!

Perlipedia

Il titolo è in fondo al post

Salta salta salta hop!!

Sono in mezzo al parco e tento di evitare cacche di cane e mamme: si, giuro che ancora riesco a distinguerle.

Il fatto è che io sono proprio stronza e assolutamente qualche volta non ho voglia di fare conversazione, perciò la Gioppina gioca e io cammino; qualche volta leggo, ma funziona meno come deterrente perchè la gente pensa che tu ti annoi e allora si butta. Ma buttati dentro le more, se ti rode la lingua.

Ecco, lo sapevo che anche col sole mi veniva da scrivere qualcosa di rognoso, sarà perchè ho messo i R.E.M.  che amo ma che stimolano la rivoluzione (poi una volta scrivo qualcosa sulle associazioni di idee, così qualcuno che mi legge presenta il caso ad uno bravo e la facciamo finita). Dovevo nascere acaro così stavo nel mio bel cuscino a nutrirmi di rifiuti e non scassavo la minchia a nessuno.

Il fatto è che mi diverto, non lo faccio per cattiveria, mi disegnano così. Io ho bisogno dello scontro intellettuale, mi annoia la socialità low cost; faccio sì sì cinque/sette minuti, sorrido amabilmente (oh, non son mica da buttare), mi faccio volere bene: poi ciao basta. Mi rompete.

D’altro canto sono abbastanza banale da non poter sostenere nessuno degli scontri di cui sopra, perchè ho una cultura media, esperienza di viaggi media, medie abitudini popolari: sono medioman. Però vorrei ( chiamatemi la regina del wannabe). Finirò nelle liste di coscrizione di tutti i circoli di bravi genitori, vestita di stracci morali e puzzante di snobismo, portatemi le arance.

Però rido. Cioè soprattutto di chi si prende troppo sul serio, tipo me. A ridere sono bravissima, infatti le mie amiche lo sanno e solitamente mi cercano quando si devono tirare su (che non lo so se ci riesco, ma finiamo sempre a scolare almeno un paio di bottiglie di birra o uno 0.75 di Sauvignon)

Tra l’altro oramai tutti scrivono libri -ah dite che non c’entra niente?

Volevo intitolare il post “Deliri e svalutazione dell’euro”, ci sta bene un casino.

Amatevi, perchè io vi amo.

Ti regalo una perla: rifletto

E’ che scrivere qui mi piace, mi guardo allo specchio e mi faccio bella, curo la pelle e quello che ci sta sotto.

Mi trucco con molta cura, tentando di nascondere i difetti ed esaltando i pregi: un maquillage sapiente non si vede, ottiene risultati precisi senza gridare.

A volte mi dimentico di guardarmi, impegnata come sono a vivermi.

Nei giorni di depressione graffio la superficie riflettente con rabbia, mi avvicino fino a deformare l’immagine che vedo;

affondo lo sguardo nelle rughe, scavo senza pietà dentro ogni cellula del viso.

Qui mi lamento, qui mi esalto, qui divento la iena che sono. Invento personaggi che sono sempre me.

Il blog è il mio specchio, me ne faccio una ragione.

 

 

 

Partecipate!

Perlipedia

L’amuleto spolverato

Non conto più gli sbuffi di pesantezza che butto fuori durante il giorno, mi rendo conto di essere pesante per chi mi sta a fianco: certe volte sono portata a pensare che mia figlia con tale esempio potrebbe diventare una donna noiosa e completamente vittimista, si sa che la prole prende esempio dalle caratteristiche peggiori.

Ogni primavera sto così, il rinnovo della natura mi mette ansia invece di darmi la grinta per buttarmi con energia nell’esfoliazione dei grigiori accumulati.

Sarà che ho sempre preferito l’estate, la transizione fa da zavorra; aggiungiamoci il freddo, che ancora non si è deciso ad andarsene al polo.

Però.

Il socio è sempre più figo, ci scambiamo degli sguardi che farebbero ardere anche il materiale più inerte. Poi inventa dei giochi con la Gioppina che uno dovrebbe raccoglierli in un libro, perchè le risate e la fantasia che tirano fuori quei due bisognerebbe diffonderli per il mondo, insegnarli se fosse possibile.

Quella piccola cresce, mannaggia se corre. Mi racconta dei suoi successi scolastici con una vena di autocompiacimento deliziosa, sempre di basso profilo forse per la timidezza, ma decisamente entusiasta. I capelli le sono cresciuti fino alle spalle, perchè qualche mese fa aveva deciso che lunghi sarebbero stati più belli; ieri se ne esce con la richiesta del taglio estivo, perchè “mamma non è vero che le femmine sono belle solo con i capelli lunghi, mi sa che è meglio se sono simpatiche”. Amen sorella, ti stimo.

E’ bella, ma ogni scaraffone…

Nell’aria c’è la sensazione frizzante che qualcosa stia accadendo, già ora.

Io, tra tutte queste cose, mi divido come l’essenza di un jiin (perdonate la citazione, ma sto leggendo la saga di Bartimeus e ne sono completamente conquistata): mi dilato, mi comprimo, divento rarefatta o ridotta. Sempre me.

Non c’è molto da aggiungere a questa vita straordinariamente normale.