L’amuleto spolverato

Non conto più gli sbuffi di pesantezza che butto fuori durante il giorno, mi rendo conto di essere pesante per chi mi sta a fianco: certe volte sono portata a pensare che mia figlia con tale esempio potrebbe diventare una donna noiosa e completamente vittimista, si sa che la prole prende esempio dalle caratteristiche peggiori.

Ogni primavera sto così, il rinnovo della natura mi mette ansia invece di darmi la grinta per buttarmi con energia nell’esfoliazione dei grigiori accumulati.

Sarà che ho sempre preferito l’estate, la transizione fa da zavorra; aggiungiamoci il freddo, che ancora non si è deciso ad andarsene al polo.

Però.

Il socio è sempre più figo, ci scambiamo degli sguardi che farebbero ardere anche il materiale più inerte. Poi inventa dei giochi con la Gioppina che uno dovrebbe raccoglierli in un libro, perchè le risate e la fantasia che tirano fuori quei due bisognerebbe diffonderli per il mondo, insegnarli se fosse possibile.

Quella piccola cresce, mannaggia se corre. Mi racconta dei suoi successi scolastici con una vena di autocompiacimento deliziosa, sempre di basso profilo forse per la timidezza, ma decisamente entusiasta. I capelli le sono cresciuti fino alle spalle, perchè qualche mese fa aveva deciso che lunghi sarebbero stati più belli; ieri se ne esce con la richiesta del taglio estivo, perchè “mamma non è vero che le femmine sono belle solo con i capelli lunghi, mi sa che è meglio se sono simpatiche”. Amen sorella, ti stimo.

E’ bella, ma ogni scaraffone…

Nell’aria c’è la sensazione frizzante che qualcosa stia accadendo, già ora.

Io, tra tutte queste cose, mi divido come l’essenza di un jiin (perdonate la citazione, ma sto leggendo la saga di Bartimeus e ne sono completamente conquistata): mi dilato, mi comprimo, divento rarefatta o ridotta. Sempre me.

Non c’è molto da aggiungere a questa vita straordinariamente normale.