Fuori porta e fuori tutto

Quando c’è il primo maggio infrasettimanale è proprio un casino. Bello eh, el pueblo unido jamas sera vencido, festa di chi lavora (e chi non lavora dove lo mettiamo?), la scuola fa il ponte, la gita fuori porta; ma poi quando viene di mercoledì ti sballa tutto l’organismo.

Prendi la Canon, carica la batteria e prepara il tuo portfolio che il maestro di fotografia ti ha dato i compiti.

Riempi lo zainetto (sono malata, mi viene sempre in mente la canzoncina di Dora l’esploratrice, si vede che il primi anni della Gioppina sono stati traumatici televisivamente parlando), prega il dio dei raggi solari, prepara le papille gustative per l’asparago di montagna.

Ma rimane sempre un mercoledì. Il giorno dopo è giovedì, e ci sono ancora due giorni lavorativi per finire la settimana. Non cinque, come di lunedì. Stamattina non riuscivo a comprendere in quale fase psicotica mettermi.

Che poi il primo maggio incontri in giro sempre il vecchietto in macchina che fa i due all’ora, e il ragazzetto in bermuda che va a farsi la sbornia al fiume, rigorosamente in bicicletta. Sto nel mezzo, ho fatto sbornie fino all’altro ieri (mi pare) e (mi pare che) manca poco che io e il socio ci prendiamo per manina e passiamo il pomeriggio giocando a burraco.

Poi la sera accendo la tv sul concertone. Mi viene voglia di essere lì in mezzo a pogare sotto la pioggia, a farmi le canne e a pensare alla rivoluzione, sparando insulti contro tutti, soprattutto quelli oltre i 40.

Oddio, io sono oltre i 40.

E penso di fare la rivoluzione a colpi di uncinetto. Che tristezza, certe volte mi viene in mente la storia della volpe e dell’uva. Rimpiango i vent’anni e l’energia, conosco un’altra strada ma quella dei collettivi e delle manifestazioni non tornerà più.

Per completare l’affresco giottesco presumo di dover anche mettere agli atti una rovinosa caduta di culo all’ultima partita, increscioso motivo per il quale sono tre giorni che cammino e mi muovo come una che ha subito la sodomizzazione araba. No, per dire che gli anni passano, anche se uno fa finta di niente.

La frittata con gli aspargi era meravigliosa, credo di avere un paio di foto (su ottocentoquarantasette) almeno sufficienti, ho riso tanto, dopodomani è sabato (giusto si? non mi fate scherzi)

Si nasce da soli e si muore da soli. Pessimismo e fastidio. Evviva la pace nel mondo.

Amen.

9 thoughts on “Fuori porta e fuori tutto

  1. Sicura sicura che fosse solo la festa dell’asparago? Non c’era anche un po’ di verdicchio?😉

    Benvenuta nel mondo over 40 (non sto parlando della taglia, ma dell’età). Aspetta di vedere quello over 50 (per me vale per entrambe, gioiosamente!)😀

  2. Si poga eccome, basta mettersi un po’ di lato che sennò i ventenni ti sfracellano!!
    Arrivare a 40 anni e pensare di fare la rivoluzione all’uncinetto è la naturale evoluzione dei collettivi!
    Insomma, bisogna un po’ evolversi, vedere le cose in modo più ampio, cercare altri modi di fare la revolucionaria passati gli anni dell’energia pura! Ad ognuno ciò che sa fare meglio!!
    Grande Lu che fai i compiti di fotografia!!
    Ciao!

  3. Pure con l’uncinetto, basta che rivoluzione sia! Io li adoro i tuoi post, non sono mai convenzionali ma piacevolmente strani. “Strani” sarà un complimento? Per me sì, perché strana di brutto lo sono anch’io.

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