Si corre e poi ci si arresta

Il blog è una cosa strana, che se uno non pubblica gli altri pensano che magari il proprietario sia morto oppure all’ospedale.

E invece io non scrivo perchè faccio, quando sono molto assorbita dal vivere mi capita di allontanarmi dallo scrivere: in realtà tutte le sere accendo il mac perchè ho un post in mente, poi finsce che leggo Topolino con la Gioppina oppure che faccio le chiacchiere col socio, e il post non lo scrivo più.

Vi rendete conto che ho saltato due (ben due) venerdì di perle? No, ma dico, come farà il web senza i miei piccoli gioielli di saggezza? Me lo chiedo e ve lo chiedo, perchè io proprio non me ne capacito.

Sono stata a Milano al Social Family Day, ve lo avevo detto. Ma che figata gente! L’organizzazione è impeccabile, questo ogni volta mi stupisce. Non so quante saremo state nei due giorni di incontri, ma di certo anche a Piacenza hanno sentito lo starnazzare che si levava dal Quanta. Quest’anno sono andata senza ansie di prestazione, senza aver paura della blogger famose e senza preconcetti su quanto se la tirano quelle fighe: tanto lo so che è solo apparenza. Ho imparato un pò di cose social-digitali, ho sbavato dietro Scurati e i suoi racconti di Checov, ho avuto la conferma che ci sono persone molto convinte di poter vivere di blog, mi sono accorta che per aprire tutte le porte basta dire “pompino”. Noi sedicenti mamme blogger eravamo chiuse lì, isolate da uno streaming non funzionante, abbandonate al nostro destino di speranze di gloria: ma quei sogni costano, ed è li che si comincia a pagare, col sudore (infatti dentro erano 30 gradi e fuori 6, il che mi ha portato a pregare di non tornare a casa con una digital broncopolmonite). Ne ho tante di immagini in testa, prima le metto in fila e poi ve le dico, intanto ci ragiono.

Nel frattempo la mia nipotina mi ha aspettato e, dopo avermi fatto dormire la domenica mattina, ha deciso di nascere in tutto il suo splendore. E’ bella.

Molto probabilmente scriverò di lei, mi verrà molta più voglia di parlare di nuvole rosa e foglioline verdi; mi dimenticherò dei numeri e delle prestazioni e gonfierò il cuore di leggerezza, per poter costruire per lei un libro pieno di panchine volanti e riccioli ribelli. Vivere per raccontarla diceva Marquez, ma a volte anche vivere per tenerla un pochino dentro di sè.

Arrivederci, torno presto.

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