Titolo: sono andata al Mulino Bianco

Ma perchè hanno chiamato proprio te?

Anche se è nascosta da una buona dose di velata  ironia, la saggezza di mio padre non si smentisce mai: mai domanda fu più azzeccata. In fondo la mia passione per il blog e la rete in generale, i miei genitori la vedono come un passatempo che lasciamoglielofare-cosìnon faicapricci.

Ma io che sono figlia sua, mi rendo conto degli spazi di informazione che si possono utilizzare e della possibilità di andare alla fonte per trovare risposte alle domande che mi assillano (non solo “chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo” ma anche “mi cadrà un fulmine in testa se mia figlia mangia il pan di stelle?”)

Fatta la premessa arrivo alla sostanza: sono andata al Mulino Bianco.

Eravamo io, Ernest Hemingway e Fidel Castro…e una sostanziosa banda di blogger. C’era quella scanzonata, quella talebana, quella profescional, insomma tanti tipi. Io mi pongo nel mezzo come sempre, che tanto non essere medioman ogni tanto ci vuole.

Siamo entrati nel Mulino delle meraviglie, dove non abbiamo trovato un mugnaio a torso nudo che sudava davanti al forno, con la gallina intelligente e molto compresa di sè stessa. Abbiamo trovato molte persone serie, ma anche sorridenti. Persone che ci hanno spiegato che il mulino funziona perchè si fanno le cose in maniera responsabile, “come se le dovessi preparare per mio figlio”. Abbiamo visto con i nostri occhi che le gocce di cioccolato sono vere e che i flauti sono lievitati naturalmente (in parte), c’è anche chi si è commosso con questa informazione associata al fatto che si usano uova di galline allevate a terra.

Dentro il Mulino non c’è la ruota o il forno a legna con le fiamme vere, ci sono lunghe catene di lavorazione che utilizzano solo energia rinnovabile e producono con altissimi standard di sicurezza e pulizia, con uomini che controllano che tutto fili liscio e manutentori pronti ad intervenire. Sono poche le donne dentro il mulino, quando ne abbiamo vista una abbiamo fatto le foto come a San Pietro; prima ho storto il naso, perchè lo sapete come la penso sul lavoro femminile, poi però ho capito che in quel posto lì, nella Basilicata selvaggia e bellissima, la struttura sociale permette di tirare avanti ancora con un solo stipendio e le donne vanno a lavorare solo stagionalmente, quando la scuola finisce e i bambini stanno con i nonni, che sono il welfare lucano.

Di fianco al Mulino ci sta una fabbica di macchine, tutta sconquassata dai problemi e dagli scioperi. Dicono al Mulino che non si capisce di cosa si lamentino gli operai a fianco, perchè a fare merendine si sta bene,  l’assenteismo è meno del 3% e gli indici di produttività fanno concorrenza alle aziende svedesi. E mica perchè c’è l’asilo aziendale, che tanto a loro non serve, semplicemente perchè tutti quelli che lavorano lì dentro sanno bene cosa fare, sono stati preparati e non hanno bisogno di trovare punti di conflitto: figuriamoci che il padrone del Mulino è ancora quello che va al lavoro per primo ed esce per ultimo, mica si scherza con questi signori qui.

Già dall‘incontro scorso   io ero consapevole che per fare la scelta giusta bisogna essere profondamente informati, ed è davvero deleterio partire con un preconcetto in testa che non ti permette di vedere l’argomento in tutta la sua totalità. Gli aspetti nutrizionali di una merendina vanno studiati attentamente a seconda del fabbisogno del nostro bambino, soprattutto considerando il tipo di attività fisica che fa (no, la wii non è un’attività fisica e no, fare la fila al supermercato non brucia calorie).

Quello che voglio aggiungere è che la merenda è un aspetto della vita che deve essere considerato nella sua totalità: nutrizione, socialità, cultura. Non mi piace se mia figlia si mangia per merenda un panino fatto col mio pane lievitato con pasta madre e la mia marmellata di frutta coltivata sul mio albero e cotta nel coccio di mia nonna, se poi lei non capisce cosa sta mangiando, o mangia guardando la tv, o io me ne sto a telefonare da un’altra parte. Allora preferisco aprire un flauto, con un bicchiere di latte, prendendomi un caffè con lei e ridendo della giornata di scuola. Voi come la pensate? Che dubbi avete sulle merende confezionate?

Vi lascio i credits di chi ha organizzato questa visita, perfetta nella logistica e approfondita sull’aspetto informativo. Aidepi e INC che si sono incontrate e hanno organizzato l’evento informativo, che potete seguire su Twitter con #missionemerenda

Mulino Bianco che ci ha permesso  di visitare lo stabilimento di Melfi e che ha una sezione del sito a cui inviare domande e suggerimenti (c’è stato chi mi ha chiesto del Soldino, della porzionatura delle Camille, io avrei un consiglio per ripristinare quelle sopresine di gomma puzzolente che davano dipendenza, insomma gli scriverò).

Poi c’è TTV che ha messo in contatto le aziende produttive con noi che siamo blogger (ah ah) per iniziare un dialogo commerciale, e che ha in cantiere uno spazio web di story telling che vedrà la luce a breve.

Grazie e al prossimo viaggio!

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15 thoughts on “Titolo: sono andata al Mulino Bianco

  1. Aspettavo di leggere le tue impressioni che trovo, al momento, quelle più realistiche.
    Una merendina non uccide nessuno, ma per una scelta pratica noi non le compriamo ma se capita le mangiamo, ecco riassunto il mio pensiero.
    Vi ho seguito e c’è una cosa che mi ha colpito in particolare: la foto delle tabelle nutrizionali.
    Non ho capito, perché non riuscivo a leggere, se hanno comparato una merendina da 30/50 grammi con una fetta di pane e marmellata da un etto e mezzo, perché le mie fette pesano pressapoco così. Se così fosse non ne capisco il senso🙂 illuminami!

    • in realtà non c’è comparazione con la merenda autoprodotta, perchè non è possibile calcolarne le calorie. questa cosa mi colpisce molto, perchè se da una parte la bontà percepita è altissima, dall’altro canto io non so cosa sto dando a mia figlia: una fetta di pane da un etto è un pasto disequilibrato (anche se è buonissimo).
      e poi io mi chiedo (lo dico a te, perchè me lo posso permettere): ma tu fai anche la farina, fai le analisi chimiche alla tua frutta e alla tua acqua?
      se penso a cosa posso trovare in giro allora mi infilo con la testa sotto la terra🙂
      io continuo a professare equilibrio, e in ogni caso gli aspetti sono tanti.

      • No infatti, non faccio analisi chimiche anche se cerco di usare dei prodotti che reputo di qualità anche se so che bene o male le schifezze sono ovunque. (ma me la sono inventata la foto? O.o)
        Anche io sono per l’equilibrio ma la mia condizione mi consente e mi obbliga quasi, a fare tutto in casa e di risparmiare il più possibile insomma.
        Non capisco perché il panino è un pasto squilibrato però. Dici per le troppe calorie? E dici che un bimbo si accontenti di una sola merendina?

  2. Figata!
    NO, cioè, il concetto sarebbe ben più ampio, ma io con le parole non sono brava.
    Per la merenda l’ideale per me sarebbe riuscire ad unire una merenda fatta in casa (che per me il fatto in casa ha molti valori, non solo ingredienti forse più sani) con del tempo di qualità passato coi figli, ma se dovessi scegliere tra le due la seconda sarebbe sicuramente più importante.
    Interessante questa apertura delle aziende, interessante quello che ne scaturisce.

    • davvero, questo dialogo è molto interessante.
      io aggiungo anche il carico: non mi spaventano le grandissime aziende, che sono sempre sotto il faro, vorrei approfondire la produzione di quelle medio piccole o sedicenti biologiche, che fanno pagare le merendine e i biscotti tre volte più della media.
      ecco, parliamo di quelle. 🙂

    • ecco, i grassi idrogenati non ci sono più da almeno due anni (rimangono solo in alcuni tipi di merendine sfogliate) e lo zucchero è una dose del fabbisogno giornaliero, che poi va detratta dal totale relativamente agli altri pasti.
      lo sai quanti carboidrati ci sono in un piatto di pasta?
      io non lo sapevo…😀

  3. Incuriosita dall’hashtag che vedevo girare, ho seguito un po’ quest’evento si twitter, e stavo là dietro che facevo tutte le mie belle considerazioni. È stato interessante leggere i resoconti ed è interessante che le aziende facciano queste cose, in un certo senso apprezzo che aprano le porte per far vedere come funzionano molto più di quanto non apprezzi quelli che utilizzano figure professionali (leggi: medici) per darsi un tono e comunicare uno stato di santità che non hanno. Ma questa è un’altra storia.
    Insomma, il mio punto è che noi lettori di questi racconti è importante sempre che ci ricordiamo che l’intento di questi blogtour è assolutamente promozionale e pubblicitario e per forza l’azienda ne esce bene. È scontato e ovvio, ma nemmeno tanto… Solo così uno può ottenere davvero questa visione critica ed oggettiva a tuttotondo che cerchiamo tutti.
    Comunque rivoglio anch’io le gommine!
    (P.s. al mammacheblog io ti ho vista, ma sono stata colta da un attacco di timidezza acutissima:/ lo so………)

    • Vero, concordo con il fatto che una visita allo stabilimento sia certamente promozione, ma tu credi che Barilla davvero abbia bisogno di questo tipo di promozione?
      PS:Ma perchè non mi hai salutato??????

      • Perché sono una tontolona!!!
        certo che ne ha bisogno, le merendine italiane ne hanno bisogno, come ci stanno facendo vedere da un po’ di mesi😀 perché la gente le guarda sempre con più diffidenza e sono sempre accoppiate alla parola “schifezza” ed è da questo alone di porcheria (!!) che vogliono provare ad allontanarsi. Anche loro, come fanno altri, vogliono ritornare ad essere visti come gli amici dei bambini e non quelli che li vogliono avvelenare e lo fanno come? Attraverso la rete, spendendo poco (miglia gli costa tanto sta roba qua) e ottenendo indietro tantissimo attraverso i blog post ecc, e soprattutto andando a mirare esattamente al target: i dubbi e le voci e la diffidenza girano principalmente in internet ed è la nomea su internet che migliorano in questa maniera. Mi rimpalla sempre in testa la grande mossa di marketing che barilla fece nella celebre lotta a colpi di piena pagina con plasmon, scrissero: le mamme italiane sanno cosa fanno. Grande leccata alle mamme, scusate il termine😀 che ha lo stesso scopo di questi tour: dare alle mamme la sensazione di avere in mano la possibilità concreta di scegliere. Mica scemi🙂

  4. my ha detto:

    Hanno già detto praticamente tutto. Io non compro merendine perchè non credo che debba essere un alimento abituale, ma se ai miei figli le regalano (all’asilo o i nonni o ad una festa) non hanno alcun tipo di divieto nel mangiarle. Credo che QUESTO sia davvero “una volta ogni tanto non fanno male”, mentre spesso mi capita di vedere che certe mamme si trincerano dietro il “una volta ogni tanto non fanno male” ma una volta ogni tanto la merendina, una volta ogni tanto la coca cola, una volta ogni tanto l’ovetto e tante cose vuol dire che ogni giorno questi bambini mangiano qualcosa del genere. Ci tengo però a precisare che non compro nemmeno merendine biologiche, anche se faccio settimanalmente la spesa in una bottega bio. Non le compro perchè credo di poterne fare a meno, principalmente per me è una questione di limitare i consumi, quando il tutto può essere sostituito da un frutto, da un pane o da qualcosa che c’è già in casa (tipo i biscotti della colazione, i crackers integrali che teniamo d’abitudine o qualcosa che ogni tanto posso cucinare io (muffin, pan cake, etc)). Per ora però i miei figli fanno merenda a casa solo nel w.end. Quando andranno a scuola ci sarà “il problema” della merenda quotidiana e sicuramente le nostre abitudini dovranno cambiare. Non comprerò comunque merendine tradizionali perchè: c’è lo zucchero bianco, che cerco di evitare per noti motivi. Ci sono troppi additivi di cui non è mai chiaro (anche cercando di informarsi) se fanno bene o fanno male. C’è il glucosio (e non so cos’altro) che tende a snaturare i gusti, a renderle “troppo buone” poi paragonate ad altre cose normali (mi son sempre chiesta i bambini che a 1 anno mangiano d’abitudine queste cose poi come facciano ad apprezzare un finocchio crudo😀 ) e preferisco rimanere su gusti più “normali”. Queste bene o male sono le mie motivazioni, a me piace proprio fare in questo modo NEL NOSTRO QUOTIDIANO, perchè così quando andiamo ad una festa o ad un’occasione speciale e ci sono merendine, patatine, coca cola o altro ci possiamo strafogare belli sereni😀

    • mi piace molto questo approccio, mi pare sereno. io continuo a professare equilibrio anche se ho le mie fisse: questo è un mondo difficile, di qualche paranoia bisognerà pur vivere😀

  5. Condivido l’approccio sereno del “una volta ogni tanto”: non compro merendine industriali perché preferisco frutta o biscotti o yogurt (a mio figlio piacciono, sono fortunata), ma non vedo i prodotti confezionati come il diavolo da evitare. Anzi, penso che quella merendina o quell’ovetto di cioccolata tantum siano una cosa piacevole e appagante. I talebani dell’alimentazione sana a tutti i costi li evito e li tempo (come in generale tutti i talebani): dannarsi l’anima tutta la vita per morire più in salute degli altri per me non ha così tanto senso. mangiare è un piacere, è appagamento ed è condivisione. Ultimamente noto che stiamo investendo il cibo di un aura un po’ troppo ridondante: il giusto peso a tutto sarebbe la via più giusta.

    E si: le grandi aziende sono sicure, perché le trafile burocratiche e soprattutto sanitarie che devono superare e mantenere sono davvero tante e molto molto rigide. Te lo dico perché ho uno stabilimento alimentare e so bene com’è la faccenda.
    Chi si auto-certifica mi fa sempre un po’ più paura. E non è che piccolo o rurale sia sempre per forza sinonimo di pulito e sicuro: mia mamma comprava il salame da un contadino che lo faceva buonissimo eh, ma una zozzeria che lèvati proprio.

  6. Dico solo questo.
    Le sorpresine di gomma puzzolente le rivoglio pure io.
    A vorma di coccio, bricchetto e merendine assortite!
    E dentro le scatoline!
    (ma già fatte, non quelle da montare che mettevano tempo fa. Che io ho altro da fare – leggi: sono pigra).

    PS: Ma il Piccolo Mugnaio Bianco e Clementina li hai conosciuti?

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