#Parigi val bene una messa (cercasi consigli)

Un’affascinante aspetto delle persone di mondo brillanti e volitive è la meravigliosa capacità di prendere decisioni istantanee, tipo domani me ne resto a letto pure se ho da stirare due metri di panni, oppure mi licenzio da questo posto che fa schifo, oppure prenoto un biglietto aereo e fanculino a tutti. E’ un aspetto affascinante che mi piacerebbe avere, perchè dà un po’ l’idea di essere molto fighi e senza legami onerosi, padroni della propria vita, persone che sanno fare sesso bene (eh lo so che non c’entra niente, ma in fondo se guardate tutto l’aspetto il viaggiatore è uno che nell’immaginario collettivo tromba parecchio…)

Ora, dove volevo arrivare?

Ah si.

In una fredda sera di gennaio, complice una bella chiacchierata con gli amici e tre bottiglie di Primitivo che sono andate giù che è una delizia, io e il socio abbiamo prenotato per Parigi. Si, cioè: la Ville Lumière. La città più romantica del mondo. Il paese delle baguette e di Hermès. La terra delle persone più stronze della terra (lo dice The Queen Father mica io).

Un colpo di testa, una follia, una decisione presa in sei minuti.

Allora.Perchè poi non ho più smesso di pensarci.

Il che implica fare stalking ai gruppi di viaggio e chiedere cosa fosse imperdibile in una metropoli di questo tipo dovendo utilizzare solamente 5 giorni, di cui uno già impegnato a Eurodisney (embè, la scusa è proprio quella: portare i figli a vedere Topolino, non fatemi sgamare). Avete capito: quattro giorni (che si riducono perchè ci stanno pure i viaggi) a Parigi. E io devo vedere e fotografare tutto.

Allora ho fatto un programma, che potete trovare qui –>Parigi lun-ven.

Però non è sufficente che lo guardiate con aria di ironica e poi ve ne torniate sul balcone a fumare la vostra sigaretta. Io ho bisogno di sapere se è un programma ardito ma fattibile, oppure se mi sarà necessario qualcuno che mi porti le arance dopo che mi avranno rinchiuso perchè sono diventata idrofoba (e con me gli accopagnatori, siamo quattro famiglie ah ah ah). Quindi se ci siete stati siate spietati e date le vostre impressioni (se non ci siete stati potete fare commenti lo stesso, basta che non diciate parolacce)

Naturalmente vi stordirò sui social:  instagram, twitter e Facebook.

Poi quando torno(se torno) magari ci scrivo anche sopra; magari no.

Ora tocca a voi.

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Ti regalo una perla: senza

Sento questa necessità di liberarmi degli orpelli, vorrei arrivare ad essere es-senza.

Non è solamente una questione filosofica, di ricerca della vera Lu, è soprattutto esigenza fisica: mi piacerebbe che intorno a me ci fosse solamente l’essenziale (cazzarola ho finito per citare Mengoni, rinchiudetemi)

Ammesso e non concesso che, dopo lunga e attenta ricerca, io riesca a selezionare tutto quello che è per me superfluo -compresi i chili, per dire- vorrei distribuirlo a chi conosco.

Non che voglia utilizzare gli amici a guisa di discarica, tuttaltro: sarebbe per me un regalare e passare ad altri ciò che ho avuto io, compresa la memoria emotiva.

Cioè: io manterrei il ricordo, ma donerei l’oggetto e la vecchia me che lo ha utilizzato. Così, infine, quella cosa sarebbe sempre mia, perchè rimarrebbe per sempre il dono che ne ho fatto.

Vi giuro che un nesso logico esiste, nonostante il mio delirio descrittivo.

Buon fine settimana, spero possiate godervi il mar.

Partecipate!

Perlipedia

Biomeccanica del passo

Ce l’ho qua, sulla punta della lingua.

Com’è che si dice quando ti accorgi di avere molti ricordi, aneddoti da raccontare e sempre meno progetti a lungo termine e voglia di rivoluzione? Invecchiare?

Via! Non potete stare in mezzo al mar! Lettori maleducati io non li voglio.

Vado a fare il torneo di pallavolo e so per certo che la differenza principale tra la mia squadra e l’altra finalista non è quella tecnica, ma sono i circa 120 anni anagrafici. Che per quanto io possa avere un discreto bagaglio di esperienza, mi serve a una sega se il giorno dopo ululo ogni volta che faccio le scale (no, non è perchè abbiamo vinto)

C’era una volta quella che si vedeva sempre con la valigia in mano, esperta di aeroporti e cittadina del mondo; quella che faccio cose vedo gente, anche con i figli, viaggiatrice e non turista.

Chi l’ha vista?

Bada bene, non è solamente una questione economica; è stanchezza. E una donna stanca è solamente una donna vecchia.

Quel maledetto specchio che arrotonda le forme, allenta i tessuti, sborsa le borse. Devo avere sbagliato arredamento.

Contribuisce notevolmente anche la figlia quasi settenne. Non ha più bisogno di me.

Penso al fatto che essere insoddisfatti sia uno stimolo a cambiare, è la sensazione che mi accompagna da tutta la vita: segue onde sinusoidali, certe volte è sottozero. Penso di aver raggiunto molti degli obiettivi che una volta nemmeno osavo sperare (o forse semplicemente nemmeno mi venivano in mente) e c’è da esserne contenti.

Però gli anni passano, il corpo cambia e la mente lo segue.

Solo che vanno a due velocità diverse, e io non so come sincronizzare.

tramonto