La maledizione del pancakes

C’è che ho questa insana passione per i pancakes. Non me la spiego nemmeno io, in generale sono molto protettiva nei confronti delle cucina e delle tradizioni autoctone.
Potrei raccontare che ho vissuto per aaaaanni negli States, oppure che ho carissimi amici ammerigani che mia hanno svelato il segreto della frittatina perfetta, addirittura faccio la sborona e vi sparo che me li cucino tutte le mattine (venghino alla sagra del colesterolo, nevvero).
Cazzate.
Mi succede sporadicamente, ma la voglia è così forte che nel giro di 10 minuti devo averne pronti la quantità ordinaria statunitense, ovvero almeno 6. Manco fosse una sana trombata…
2 tuorli, 200 gr di latte e 25 di burro mescolati con la forchetta; aggiungo 125 di farina con 6 gr di lievito. A parte monto i bianchi (ve l’ho detto che somiglia a una cosa porno) con un pizzico di sale e 15 gr di zucchero. Poi riunisco e cuocio nel pentolino del’uovo a fuoco basso.

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Di solito li ricopro di miele di acacia, quello che produce mio zio, che modestamente rispetto allo sciroppo che usano i cowboy gli dà due giri. Nulla vieta di usare la nutella, la marmellata, il cointreau, lo zucchero a velo, ecc.
Ma torniamo ai pancakes…
Se avanzavano si possono anche congelare.
Forse.

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