Mi dissocio (in Freud we trust)

Ho un ego ingombrante e sovrappeso di nome Cima , a cui dò la colpa se mi tira l’ultimo bottone dei jeans.

Si intromette invadente e blatera a vanvera; non a caso mi son convinta che posso diventare brava a fare fotografie e qualche volta penso anche di poter scrivere decentemente, se non altro Cima è molto persuasivo. Borioso, accentratore, suadente: non parla altro che di sè stesso. Trangugia goduriosamente ogni piccola manifestazione di assenso che arriva dagli altri, se ne frega che sia roba fresca oppure stantia. Lo vedo tutti i giorni con quel culone grosso, i rotoli sulla pancia e le guance gonfie e certe volte mi fa proprio schifo. Poco ci manca che senta anche l’odore della sua traspirazione, sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso.

Mica gli importa di tenersi ordinato e pulito, truccarsi e pettinarsi, se ne sbatte tanto è altero. Cima fa programmi, coinvolge persone, Cima butta ami certo che i pesci abboccheranno copiosi. Le sue idee sono tutte brillanti, le trovate originali, è creatore di novità da sballo, il dio assoluto dell’invenzione: Cima for president.

Per fortuna che suo cugino Afflitto viaggia sempre con lui, così almeno posso sempre contare su qualcuno che mi ricordi la mia esatta posizione nell’universo infinito: poco meno di un escremento di mosca sopra il vetro della finestra.

Tutti i giorni Afflitto mi dice: “Medita medita, fatti una domanda e datti una risposta: quanti ce ne sono meglio di te?”; nella vita bisogna crederci ma mantenere le giuste proporzioni è cosa buona e giusta. Se non avessi lui, con il suo basso profilo, il sopracciglio a forma di accento acuto, la bocca strizzata come se fosse appena uscito da una colonscopia, come mi sentirei sola.

Lui tipicamente quando usciamo col sole mi ricorda di prendere l’ombrello perchè potrebbe piovere (manco fossimo a Lahore nel periodo dei monsoni), è quello che butta l’occhio sulla felpa nelle serate agostane e mi ramemmenta di tenere sempre a portata i fermenti lattici perchè non si sa mai. Afflitto non inizierebbe mai un libro (letto o scritto) per la insondabile possibilità che finisca male, non alzerebbe mai la mano alla domanda “chi la sa questa?” perchè non è sicuro di avere la risposta, sconvolto da rumorosi movimenti gastrici ogni volta che è sotto pressione.

Se non si trovano le chiavi, per lui sono già perse; quando arriva una telefonata da numero non conosciuto pensa al servizio clienti di Sky (Cima sarebbe già in pompa magna convinto di avere dall’altra parte il mega manager di una casa editrice).

Afflitto è Paperino, Cima è Gastone.

Cima fa, Afflitto disfa.

Ora potete capire perchè ho sempre la casa in disordine, con tutti questi inquilini. Mi divertono, li conosco, so come trattarli; l’unico problema è quando devo spiegarlo agli altri.

4 thoughts on “Mi dissocio (in Freud we trust)

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