La saggezza del Finish

calice

Immagine presa da qui

Quattro.

Mancavano solo quattro bocconi di hamburgher e qualche mollica di pomodoro gratinato. Ero quasi in catalessi post prandiale, indecisa se buttare la testa di lato e cadere per terra con tutto il corpo fingendo uno svenimento per farmi portare a letto, oppure assumere la posizione del centometrista alla partenza per arrivare per prima al divano, lasciando al socio la lavastoviglie. Continua a leggere

Sa la vist cus’è? Ah beh, si beh

No, un momento, la situazione è grave: qualcuno mi ha fregato dieci giorni con annessi e connessi.

Che voi lo sapete che se non lo si scrive sul blog in fondo è come se non fosse successo. Cosa? Ma tutto no?!

Ammetto che ci sono anche quelli che non hanno il blog e vivono felici e contenti. Oddio, contenti. Sopravviventi. Come me che ho un blog. Quindi la differenza tra reale e virtuale si azzera #strettchaps Continua a leggere

Questo post non l’ho scritto io #strettchaps

Non l’ho scritto io, ma avrei tanto voluto farlo.

Premessa uno:

mi vanto di conoscere gente molto figa (tanto oramai lo sapete che sono autoreferenziale ed egocentrica).

Premessa due:

succede a volte di non avere spazio web adatto a certi pensieri che vengono per la testa e si cerca qualcuno che ti ospiti avendo l’ambiente giusto.

Prologo (che lo scrivo qui, sennò in fondo non lo leggete):

questo guest post alza il livello in mezzo al mar almeno di un paio di migliaio di Klout -e la mia autostima di tre giri e un testacoda-

Grazie Silvia per il tuo contributo a #strettchaps (che, come dice la Franci, “is a state of mind”).

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Facebook è la vita reale #strettchaps Continua a leggere

Mica è facile distinguere la vita reale da Facebook #strettchaps

Mi scappa, preme per uscire e non riesco a trattenermi: farà un pò di puzzette ma certamente sarà liberatorio.

Ho bisogno di esternare una cosa che ho qui in mente, che in modo più che ovvio sarà banale e demagogica (per il fatto che sono l’esemplificazione vivente del medioman).

Mi trovo sempre più perplessa nel conoscere a fondo le dinamiche del gruppo. Continua a leggere

Una storia in autunno

C’era nei pomeriggi di ottobre quel vago sentore di attesa che dilata le ore e asciuga le labbra. Dopo settembre, che fa ricominciare e rinnova i ritmi e le procedure, in attesa di novembre e dei mesi bui delle nebbie, Anna vagava per le strade e dentro la sua testa, consapevole che solo un’imprevisto avrebbe potuto farla interessare a quello che aveva intorno.

In ufficio la collega di una vita si camuffava dietro la presunta passione politica, un’insieme di cervellotiche elucubrazioni sulla casta e sui poteri occulti declamato con toni eccessivamente alterati, un castello di carte troppo instabile e molto impolverato per poterlo utilizzare da biglietto da visita del nuovo che avanza. Alla fine di ogni discorso, risultava chiarissimo a tutti che era impossibile interloquire e ognuno tornava alla sua scrivania con il bicchierino di plastica del caffè accartocciato e un pugno di mosche in mano. Anna per otto ore si dimenticava del resto, accendendo la mente in modalità elaborazione dati e stampa report, funzione che era ottimizzata per una navigazione sicura e priva di intoppi, dopo alcuni anni di esperienza e una laurea fatta apposta. Le piaceva stare in quel posto, con l’orario fisso e la scrivania ordinata; non certamente per la soddisfazione dei risultati o per il caloroso rapporto coi colleghi, forse più onestamente perchè la situazione non presentava rischi emotivi o lavorativi, non era necessario correre o sbattersi per trovare da fare, non ci si annoiava, non ci si esaltava.

All’uscita qualche aperitivo con le amiche, la palestra, la spesa.

Ordinarie settimane ordinate, buone conversazioni, pasti sufficienti. Ottobre arrivato da poco prometteva un maggior numero di ore senza luce, facendo ancora l’occhiolino agli ultimi raggi di sole noncuranti dell’inclinazione dell’asse terrestre.

Ci potevano essere molte cose interessanti da fare nei pomeriggi invernali, la stagione fredda aveva nel cuore sorrisi e chiacchiere, i caffè, le cioccolate calde, i dorsi dei libri e molte fughe al cinema. Ma non era ancora tempo per queste cose, la via di mezzo metteva tutto dentro la sospensione: camminate all’aperto ma prima del calare del sole, ricette elaborate ma dopo il tramonto. Anna sapeva che anche i passaggi e le transizioni erano necessari, come quando si era lasciata con Fabio, ma ogni anno, in ottobre, tutte le cellule del suo corpo venivano fagociate dal presentimento che presto una voragine si sarebbe aperta sotto i suoi piedi e l’avrebbe inghiottita. Ferma, immobile, non poteva fare niente pur continuando a comporre i giorni e a riempire le ore.

Aspettando qualcosa di più freddo, oppure di più buio, solamente un domani che avesse più senso rispetto a questo mondo appeso di ottobre che aspetta la scintilla. Giorni di passaggio e mente in evoluzione: tutto serve, quelli che crediamo tempi morti in fondo sono incubatori di nuovi individui e caratteri inediti.

Godi la strada e il suono del tuo passo.

Cielo e nuvole