Una litigata (non) ci seppellirà

Io ho la figlia brava.

Ha sette anni ed è brava davvero: a scuola è attenta e precisa, vispa e interessata. Poi sta bene in compagnia, ha tanti amici. Fa sport volentieri, perchè i geni le hanno donato un corpo e una coordinazione motoria degni di nota e perchè i genitori le danno la possibilità di frequentare.

Ha rispetto per gli adulti, non dice parolacce (non garantisco quando sta con i compagni di scuola), aiuta quando può. Di che mi devo lamentare?

Di che mi devo lamentare??? Ora ve lo dico.

E’ una rompipalle.

Pedante, pesante, puntigliosa. Non perde mai occasione per sottolineare quando ha ragione (sempre) e quando io sbaglio (sempre).

Quando è nervosa, perde il controllo. Quando è stanca, perde il controllo. Il che significa che non controlla più le esternazioni.

Io so e argino, conosco e contengo. Non mi oppongo ma ascolto, non contrasto ma sviluppo.

Solo che ci sono rari momenti in cui anche io sono vagamente stanca (…) durante i quali anche io non razionalizzo. E quindi non sto zitta e le rispondo.

E se lei nota un’alterazione di tono nella mia voce si offende (mi sono scordata di dirvi che è permalosa). E quindi dentro casa nostra si formano aree depressive e differenza di potenziale tale da scatenare una tempesta. Si sviluppa un tifone che spaventa.

Ci gridiamo addosso, lei non sa come controllare la rabbia  e le scappa da piangere, alziamo ancora di più la voce, io controllo le parole ma lei non riesce, io mi altero e le grido di portare rispetto, lei dice lo stesso.

Mamma sei un mostro, smetti di parlare per sempre. Non mi importa di quello che dici.

Io mi allontano, perchè questa volta non ho voglia di andarle vicino e proporle un abbraccio riscaldante, che è l’unica cosa che funziona veramente: farla sentire accettata anche nell’errore. Questa volta voglio che lei capisca che l’errore deve evitarlo.

Ci rimane male, perchè mamma a me serve solo un abbraccio e un bacio.

Io decomprimo e apro un libro. Lei respira e accende la tivù. In due stanze diverse.

Passa qualche minuto ed è ora di andare a letto e lei cerca me per leggere la storia. Ha capito, ho capito.

Questa volta passa: ho una bambina brava. E non voglio sensi di colpa.

10 thoughts on “Una litigata (non) ci seppellirà

  1. uddiu… mi viene in mente solo una cosa: presentiamoli quando avranno 20 anni circa, magari si piacciono, si mettono insieme e lì scatterà la nostra vendettah! Perché di sicuro si scanneranno e poi si lasceranno malamente (che due così non possono reggere) e noi finalmente rideremo di tutto questo

  2. Siamo molto simili io e mia figlia, infatti quando la stessa cosa succede col padre (molto molto raramente) io ho paura e sono tentata di chiamare la polizia😀
    Diciamo che è normale, diciamo.

  3. Mio papà con noi aveva un metodo infallibile. Si mettva lo sguardo torvo e sentenziava: Conto fino a 3 e poi te spezzo un braccio.
    Arrivava fino a 2 e 3/4 e poi scappava dilla’ a sganasciarsi dalle risate per il terrore che vedeva nei nostri occhi. Quando aveva finito di sghignazzare era pace fatta.

  4. Mi sembra di leggere quello che succede a casa nostra…io generalmente non alzo la voce, ma mi viene un tono (penso) insopportabile che lei detesta…e apriti cielo. Poi lei capisce. E pure io.

  5. Come ti capisco… io ne ho due così! E ad essere sincera, sono stanca anch’io, più di qualche volta… ma bisogna assolutamente portare pazienza e riservare le parole… a dopo, quando gli animi si sono calmati Questo non significa che prima io, moderi la voce… chissà perché con il maschio è più facile…

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