La mia letterina

Non ce l’ho una letterina pronta.

Ho dimenticato cosa vorrei chiedere veramente; un po’ perchè mi interessa di più quello che chiedono gli altri, un pò perchè non ho grandi mancanze.

Ce le ho piccole, robetta che non sposta l’ago nella bilancia per misurare gli equilibri della vita.

Mi mancano un paio di Laboutin, il decolletè nero tacco 12 quelle con la suola rossa. Quelle che quando cammini sembri una dea, che quando ti guardano camminanre da dietro quel rosso fa l’occhiolino a tutti quanti, uomini e donne.

Mi manca un pochino di colore ocra. Il colore della sabbia bagnata, lo stesso colore di un muro a secco. L’ocra che se gli togli una lettera diventa un animale simpatico e poco intelligente. Mi manca un’oca.

Poi mi mancano dei piani. Uno nella mia casa, una specie di taverna: in quel piano mi ci nasconderei oppure inviterei tutti gli amici, e cuocerei la pizza nel forno a legna. Un piano da suonare, perchè io con la musica proprio non ci so fare, non la so leggere e non conosco il solfeggio e questa è una cosa gravissima. Poi un piano nell’armadio, mi manca giusto quello per riporre le delusioni, a metà tra i jeans e i maglioni. Potrebbe essere un ripiano piccolo, anche abbastanza leggero, però in effetti mi manca e quello che dovrebbe andarci sopra ora sta tutto in giro.

Un’altra piccola cosa che mi manca è un paio di occhiali. Lenti azzurre, azzurro forte.

Poi avrei bisogno del teletrasporto, ma non per fare le cose di tutti i giorni, che per quelle non c’è bisogno di una cosa così impegantiva. Mi servirebbe cancellare il tempo e lo spazio per vedere le mostre in giro per il mondo, purtroppo i mostri sono facili da vedere anche qui.

Tutte piccole esigenze, niente di importante.

Per quello che mi dimentico sempre di scrivere la lettera. Tanto io lo so che Babbo Natale legge anche le frasi non scritte, che lui ha le lenti a raggi H, quelle che lo fanno leggere fino a dentro il cuore.

Questo Natale sarà felice, il più felice degli ultimi cento anni. Me lo sento. E se lo sento io…

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Di quando ho incontrato il fantasma di Hemingway (con foto)

No, se devo essere sincera non saprei proprio da dove cominciare a scrivere un libro, non ho la proprietà lessicale, non ho una vita drammatica, non sono costante. Io leggo, leggo e sogno; soprattutto sogno le vite degli altri, sogno di come si possa scrivere un libro meraviglioso, immagino il digrignar di denti e lo spargimento di sangue di un artista che compone la sua opera. Sono teatrale per definizione.

Teatrale nei gusti, poco raffinata e ricercata, mi lascio coinvolgere in grandi emozioni, me ne sbatto dello chic: se less is more io principalmente grido il mio piacere. Continua a leggere

Quello che “io sono diverso”

Vedi tu se io devo scrivere un solo post a settimana.

Che poi l’ultimo non è che avesse un argomento proprio SEO eh, ma oramai da brava nicchiona io col SEO ci faccio la cheescake.

Se ci penso mi rendo conto di una cosa: quando non scrivo va tutto bene, una specie di niente nuove buone nuove (mah, sarà che questo adagio dica giusto, a me pare che niente notizie potrebbe pure significare che son morta -aridaje-). Comunque, andiamo avanti.

In effetti tutte le volte che mi viene un pensiero che potrei trasformare in post poi subito ho altro da fare, Continua a leggere

A pensare al funerale

Mi ha preso l’idea di dare le linee guida per il mio funerale; uno pensa scaramanticamente che solo a nominarlo ci sarebbe da toccarsi i gioielli di famiglia per tenere lontana la sfiga, tanto più che ho ancora un miliardo di cose da fare e i figli da crescere, quindi non è proprio il caso di spegnere la lampadina. Io credo invece che qui la superstizione non c’entra un cazzo, che non esiste vita senza la morte, fanno parte dello stesso meccanismo il che non mi spaventa. Casomai mi fa perdere la tramontana quando succede a chi non se lo merita: ma il discorso è complesso, lo riprendo un’altra volta.

Bon, quando morirò l’idea sarebbe quella Continua a leggere