Di quando ho incontrato il fantasma di Hemingway (con foto)

No, se devo essere sincera non saprei proprio da dove cominciare a scrivere un libro, non ho la proprietà lessicale, non ho una vita drammatica, non sono costante. Io leggo, leggo e sogno; soprattutto sogno le vite degli altri, sogno di come si possa scrivere un libro meraviglioso, immagino il digrignar di denti e lo spargimento di sangue di un artista che compone la sua opera. Sono teatrale per definizione.

Teatrale nei gusti, poco raffinata e ricercata, mi lascio coinvolgere in grandi emozioni, me ne sbatto dello chic: se less is more io principalmente grido il mio piacere. Bevo avidamente le storie di disperazione degli americani a Parigi durante gli anni della guerra, mi struggo con il freddo patito dentro un monolocale a Montmartre, sono ubriaca del vino da due soldi trangugiato per dimenticare il blocco della scrittura. Io non leggo, io sono lì.

Quando sono entrata da Shakespeare & Co. io ho sentito le risate degli squattrinati compositori, ho annusato la polvere di un materasso sbattuto per terra, ho accolto le lacrime di chi era costretto a partire. La storia di questa libreria ve la lascio cercare da soli, l’emozione di cosa significa vivere con la pancia forse riusciranno a trasmettervela queste poche foto. Credo non si possa fotografare all’interno, forse sarò costretta a toglierle. A riguardarle oggi, dopo qualche mese, continuo a sentire il brivido che mi è passato sulla schiena vedendo quella macchina da scrivere davanti a quella finestra davanti a Notre Dame. Ho avuto voglia di scappare dal gruppo con cui ero in vacanza per nascondermi nel sottoscala scricchiolante, ho creduto che in fondo lì dentro anche io sarei stata capace di scrivere un libro.

Quella dove sono andata io non è quella dove sono passati i grandi vecchi, piuttosto si può pensare alla beat generation ma l’odore della carta non fa grande differenza. La Rive Gauche è un po’ l’ideale crocevia delle arti, un microcosmo dentro Parigi che già di suo ha la magia della rivoluzione. Non me l’aspettavo questo innamoramento folle, forse proprio perché sono partita prevenuta ho preso questa grandissima botta in testa e nella pancia; e se devo dirla tutta questa libreria ha fatto la sua parte.

Inspiro, sospiro. Bastasse quello a diventare bravi, ci sarebbero dei capolavori in giro. Posso assicurare però che da allora in poi io credo ai fantasmi.

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6 pensieri su “Di quando ho incontrato il fantasma di Hemingway (con foto)

  1. “Inspiro, sospiro. Bastasse quello a diventare bravi, ci sarebbero dei capolavori in giro.”
    Hai ragione, non basta.
    Però certe atmosfere aiutano: il tuo breve post ne è la prova.
    Nicola

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