Coi calzini a righe

C’era una volta una tipa che era molto suscettibile: egocentrica e permalosa. Una che era la figlia perfetta, la scolara perfetta, la perfetta noia. Una che faceva le cose per bene, insomma.

Non che io non sia ancora così, diciamo che “stai scialla, sorella” ora mi calza più a pennello. Faccio sempre le cose per bene, ma me ne sbatto sempre più spesso se le cose non girano come dico io. E vaffanculo.

Non è un traguardo zen, cioè un pò si: a quaranta e passa mi permetto di mettere un fanculo dove mi pare. Solo che non è che sia una grandissima evoluzione, non so se mi spiego; si dovrebbe puntare al meglio, limare gli errori, ridurre gli scleri, elaborare soluzioni equilibrate. Invece…

Con mia figlia mi contengo. Faccio il bravo esempio, che dicono sia più utile delle parole, con i gggiovani.

Sarà. Mah. Una mia fidata amica mi dice che non serve sembrare perfette perchè altrimenti si diventa dei termini di paragone irraggiungibili e poi la figlia appena esce fuori dalla tua aura autoritaria tira fuori di quegli sfondoni che levate.

Sarà. Mah. Comunque non c’è problema perchè qua in mezzo al mar siamo proprio lontani dalla Madonna Lucia.

Le giornate moleste, signora mia. Uff. Quelle che già quando ti alzi il mattino sbatti il mignolo nella gamba del letto e parte un porcozzio (zio, ho detto). Quelle che non ti viene nemmeno la soddisfazione di lamentarti perchè tutto va male, sfighe su sfighe; nemmeno quello perchè semplicemente son giornate di tedio, inutile sgranare di minuti e ore, non-impegni uggiosi e insofferenti fotogrammi in tv. Bleah, non riesco nemmeno a leggermi che mi si scioglie la faccia.

Quelle monotonie non si scrivono, si fanno passare (bene o male).

Certa gente non se le fa passare mai, insopportabili cagacazzi concentrati sugli altri, su quanto gli altri siano invidiosi, su quanto gli altri siano fanfaroni, su quanto gli altri non mantengano le promesse. Gli altri. Che fatica deve essere la perfezione dell’osservazione, tensione nervosa per studiare i passi falsi esterni, analisi estrema del comportamento sociale. Che fatica.

“Stai scialla”

Tanto poi arriva il sole. Circa. Facciamo l’azzurro, dai: quello è più concepibile nella stagione attuale. Un respiro più lungo, la testa un pò più leggera: nessuna esigenza di eccellenza e l’energia rivolta ad altro. Ecco, così mi sento già meglio.

Inizia il fine settimana, non ci resta che sorridere.

4 thoughts on “Coi calzini a righe

  1. e chi l’ha detto che bisogna puntare alla perfezione? ma, soprattutto, chi stabilisce cosa sia perfetto? il “massíchissenefrega” secondo me è un gran bel traguardo, sempre che non sia eccessivo, che il troppo stroppia e si sa. ti permette di vivere più serena, a volte, e goderti di più la vita, quella vera, quella di tutti i giorni, col sole dietro le nuvole ed i calzini spaiati (che mi pare ora vadano di moda, se non ho capito male). io sto imparando ora, nel mezzo del cammin di nostra vita, e va millemila volte meglio. se penso a quanta vita mi sono rovinata finora per seguire una perfezione irraggiungibile mi prenderei a padellate in testa da sola.

  2. io sto tentando di uscir fuori da certi schemi mentali tutti miei, credo sia un limite a volte, mah.so solo che ora ogni tanto riesco a dire chissenefrega, e sto meglio. comunque grazie, mi ha fatto bene leggerti.

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