Salti e contrappunti

Mi sento come fossi un po’ tornata indietro o fossi andata avanti, un fast forward dislogico: io che viaggio da sola su un treno e scrivo e ragiono su cose decisamente lontane dalle mie abitudini.
Ho passato due giorni con il magone che non si capisce, quella sensazione di umore molesto e puzza di rancido, quella ruga sulla fronte che non ti capaciti da dove arrivi. Poi stamattina l’epifania: dovevo lasciare casa e lavoro per due giorni e quindi avvertivo un senso di colpa latente, il prurito sul collo della brava ragazza che scappa dal balcone per andare di nascosto ad una festa alternativa.
La sveglia presto, un caffè veloce e mi sono lavata la faccia: anche quella annebbiata della sera prima. Mi pare giusto darsi da fare per quello che ci piace e non solo per quello che è necessario: non di solo pane vive l’uomo, lo aveva detto qualcuno di famoso. Cerco i miei colori non solo le mie linee, ci sono da riempire gli spazi e non mi va di tenere un bianco e nero di facciata, non è questa la via.
“Beh se vai a fare una cosa che sogni da tanti anni credo che ti divertirai. Ma tu un libro lo vuoi scrivere mà?”
Bisogna leggere, leggere tanto, ho ancora tutta la vita davanti.

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