Alternative violenze

Prima di andare a letto ieri sera mi è balenato un pensiero fugace: e se sottovalutassimo alcune forme sottili di violenza?

Perchè ci si riempie troppo spesso la bocca di parole gonfie e pesanti (il femminicidio, gli stupri, il branco, fare mobbing) e poi in qualche modo ci si dimentica (o fa paura) di guardare più vicino.

Mi domando se fregarsene delle ordinarie incombenze casalinghe da parte di un uomo, non sia violenza anche questo. Dimenticare la quotidianetà a favore di tutto il resto che vive fuori dalla coppia, sfruttare la disponibilità al sacrificio della tua donna, agevolare relazioni adulterine: non è violenza questa?

Manipolare la buona fede di una compagna disposta a investire in una relazione; privare la piantina già malandata di luce ed acqua, e pretender continuamente di raccoglier fiori. Chiedere. Possiamo considerarlo maltrattamento?

Vedere da fuori che esiste una connivenza in questa ferocia, sapere che la donna non rialzerà mai la testa convinta che questa sia l’unica strada percorribile, persuasa di avere bisogno di un uomo così: perchè questo non ci fa gridare alla Sindrome di Stoccolma?

Forse c’è bisogno di puntare il dito lontano, perchè sapere di essere così vicini ad un dramma ci costringerebbe a guardare ed intervenire, e si sa che è molto più semplice indossare un fiocco rosso.

Coraggio donne, coraggio: c’è tanto da fare, cominciamo da noi.

 

Ode vuota al nulla operativo (di come, un giorno, il sopra divenne sotto)

Grande riscontro di pubblico alla nuova rappresentazione cosmica: si dimostra a vossignori l’inutilità dell’etica e del buon senso, esaltazione massima di cattiva fede.

Avanti subdoli, a convincerci che di nulla siam capaci, a niente arriveremo, con la miseria moriremo. Noi bisognosi di ragioni profonde per muovere l’intelletto abbiam gran necessità di (de)motivazioni auliche, abbiamo urgenza del vostro sapere.

Gloria ai filibustieri esperti, chi convince l’altro a fidarsi e si apre percorsi anali e commerciali. Di quanto elevato sapere è composto il vostro impegno alla ricerca di vie di fuga buie, orefizi umidi di goduria a senso unico.

Amici aperti, conoscitori di parole e sorrisi, venditori di fumo per fumatori incalliti. Noi siam qui ipnotizzati e inerti ad ascoltar la vostra novella, felici di un desiderio mai conosciuto prima e oramai irrinunciabile.

Sono terminati i giorni dell’innovazione, seppelliti sotto tende di ragnatele e di difficoltà economiche. Non più la scoperta, non più la scienza, prosciugate le fonti della rivoluzione: oggi solo fumo, inutili orpelli avvolti al niente sostanziale.

La modalità di lavoro non cambia, solo il comportamento è diverso: e tra onore e fango ci sono tante discordanze, per ognuna un cadavere orribilmente mutilato.

Zombie in cravatta e tacco a spillo, conversazioni farcite di lemmi incomprensibili, la generata strategia di cervellotiche menti per paura di ritrovarsi nudi davanti allo specchio. I semplici sono rimasti al palo, vincono i purosangue figli di Varenne.

Morte ai genuini, al rogo la tradizione. Non vogliamo più essenza, aborriamo il fondamento concreto.

Avanti miei prodi, senza guardarsi indietro e senza spiegazioni: chi è imbattibile va avanti, i deboli son fuori.

C’è un mondo intero in un gioco #esperienzacreativa

*Prova Prodotto*

Non ho mai saputo giocare bene con mia figlia: una mia teoria dice che è perché si è stati tanto seguiti da bambini e perciò non si è imparato a giocare da soli.

Perciò da sempre trovo rimedi alternativi quando passo del tempo con lei: usciamo a passeggiare, leggiamo dei libri, guardiamo dei film.

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Con le scatole Crayola è stato un po’ un tentativo di condividere dei giochi da grande con l’ottenne di casa, avevo intenzione di mettermi a disegnar vetri, costruire gioielli, aerografare magliette. E invece anche questa volta ho guardato in silenzio.

Ho visto salti di gioia all’arrivo del pacco. Ho annusato il cartone rotto e seguito le mani che rovesciano tutto fuori: io avrei staccato pian pianino, prendendo un pezzo per volta, facendo attenzione a non rompere le bustine.

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Lei non ci va piano, non studia le istruzioni: agisce, prova, sbaglia. Io che le dico di aspettare, di mettere tutto in fila e seguire passo a passo quello che va fatto. Nel tempo che io leggo mezza pagina di “come fare” lei ha già montato la pompa ad aria e caricato il pennarello.

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Mi stufo.

Invece sorprendentemente lei prosegue. Apre la creta, forma le palline e le gira sullo stampo: ricordo una Gioppina che non aveva pazienza nemmeno per tirare la cordicella del cubotto con la musica, chi sarà mai questa ragazza che ho davanti che sceglie tra il fucsia e l’argento, si allaccia la catenina al polso per vedere se le sta bene?

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Guardo e penso. Lei cambia e evolve, io rimugino e resto ancorata al palo, fortunatamente Darwin aveva visto giusto.

I figli certe volte te li ritrovi come un cuscino, un salvagente, ti aggrappi e scampi la morte. Non sono nati per quello, certamente, ma  capita a volte che in mondo inconsapevole si facciano catalizzatori di una nuova energia, motivi di rinascita. Basta guardarli: vanno avanti, incoscienti, in questo mondo faticoso e ben fornito di dolore. Usano i pennarelli per esprimersi, i braccialetti per abbellirsi, una spruzzata di colore che fa sorridere il foglio da disegno e tutta la terra.

Non c’è scampo, hanno ragione loro: le scatole vanno rotte, la creta consumata, si devono invertire le regole, anzi bisognerebbe proprio bruciare il foglietto illustrativo.

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Non sono capace a giocare con mia figlia, dovrò impegnarmi forte a fare quello che so fare meglio: guardare e imparare.

Nelle foto ci sono alcuni prodotti (vedi qui, qui e qui). Crayola ha offerto il post, io ci ho messo le immagini e un pezzettino di cuore.

Quello che vi devo dire sulle serie tv

Ieri sera pensavo al fatto che guardo molte serie tv, tutti quelli che conosco guardano tante serie tv.

Una volta appena avevo una serata libera mi mettevo sul divano a scegliere un film oggi nemmeno accendo più la tele, chè le serie le posso trovare in streaming oppure su skygo.

Mi faccio certe maratone di puntate di fila che potrebbero essere inserite nella convenzione di Ginevra. E’ il mio periodo blu di drama americani: True Detective, House of Cards, The leftovers.

Scelgo i personaggi cattivi, quelli scorretti. Disattivo l’addormentamento automatico delle nove per capire se anche questa volta ci sarà un poliziotto che non segue le regole, una donna che scopa l’amico del marito, quante puntate saranno necessarie per fare fuori l’avversario.

Il prurito dello sguardo dal buco della serratura e l’illusione di poter essere altro da sé.

Vedi loro e pensi di poterlo fare anche tu, manovrare il potere e le persone e farla sempre franca. Inutile esporre teorie ipocrite: ti infervori per le vicende di quei personaggi perchè credi di non avere scintille di tuo. Poi ci possiamo anche raccontare che la fotografia è bellissima, che gli attori sono bravi e le storie entusiasamanti, ma la realtà vera è che tu vorresti poter uscire di casa e andare a sbattare contro uno dei tatuaggi del Capo Garvey.
Proprio come quando ti accorgi che dentro il Seattle Grace le storie fanno acqua da tutte le parti ma non puoi fare a meno di continuare a piangere con loro. E’ un loop da cui non puoi sottrarti, per avere qualche minuto di parentesi da normali esistenze ordinarie.

Ecco ho trovato la mia conclusione: nella vita tutto vorremmo essere Frank Underwood e invece ci ritroviamo per la maggior parte come il dottor Green.

Statemi bene.