Quello che vi devo dire sulle serie tv

Ieri sera pensavo al fatto che guardo molte serie tv, tutti quelli che conosco guardano tante serie tv.

Una volta appena avevo una serata libera mi mettevo sul divano a scegliere un film oggi nemmeno accendo più la tele, chè le serie le posso trovare in streaming oppure su skygo.

Mi faccio certe maratone di puntate di fila che potrebbero essere inserite nella convenzione di Ginevra. E’ il mio periodo blu di drama americani: True Detective, House of Cards, The leftovers.

Scelgo i personaggi cattivi, quelli scorretti. Disattivo l’addormentamento automatico delle nove per capire se anche questa volta ci sarà un poliziotto che non segue le regole, una donna che scopa l’amico del marito, quante puntate saranno necessarie per fare fuori l’avversario.

Il prurito dello sguardo dal buco della serratura e l’illusione di poter essere altro da sé.

Vedi loro e pensi di poterlo fare anche tu, manovrare il potere e le persone e farla sempre franca. Inutile esporre teorie ipocrite: ti infervori per le vicende di quei personaggi perchè credi di non avere scintille di tuo. Poi ci possiamo anche raccontare che la fotografia è bellissima, che gli attori sono bravi e le storie entusiasamanti, ma la realtà vera è che tu vorresti poter uscire di casa e andare a sbattare contro uno dei tatuaggi del Capo Garvey.
Proprio come quando ti accorgi che dentro il Seattle Grace le storie fanno acqua da tutte le parti ma non puoi fare a meno di continuare a piangere con loro. E’ un loop da cui non puoi sottrarti, per avere qualche minuto di parentesi da normali esistenze ordinarie.

Ecco ho trovato la mia conclusione: nella vita tutto vorremmo essere Frank Underwood e invece ci ritroviamo per la maggior parte come il dottor Green.

Statemi bene.

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