Dicembre che va

Palle di Natale nè abbiamo? Palle in abbondanza, diceva quello.

Direi che abbiamo anche abbastanza natale, che anche se oggi è solo il dieci l’atmosfera è luccicosa da settimane oramai.

Io grugnisco. Ci provo con tutte le forze a odiare sto periodo. Giuro che mi impegno: c’è niente di più falso e eticamente controverso del mese di dicembre, con annessi e connessi? Un mese lavorativamente corto (ma dove c’è da pagare di più), programmi scolastici più fitti (anche se i giorni sono di meno), la corsa al regalo (che cazzo vuoi regalare? perchè? fai il compleanno?)

Uh, mio padre fa il compleanno, e lui si merita tutto. Lui è il figo di casa, quello che alterna la figura di orso irascibile e pessimista, con altre parole di sostegno e dedizione assolute per chi ama. Lui è quello che si altera e litiga, ma poi dimostra che morirebbe per noi. Lui che ha paura che ci vada tutto storto, ma quando abbiamo avuto i nostri momenti di storta era l’unica boa del mare in tempesta. Troppo elevato l’esempio? Beh, è una vita che combatto con questa roccia. Si merita tutto.

Oh oh oh, il periodo dell’avvento. Miscuglio di tradizione religiosa con infiltrazioni (boh) nordiche? Quando ero piccola io non usava costruire calendari dell’avvento, credo forse nonna accendesse le candele  -detesto il mio tono da vecchia, sono vecchia- Oggi ho una figlia ottenne che si aspetta sempre vagamente il calendario dell’avvento, che sarebbe un trenino con 24 cassettini, mica mi metto a farlo a mano. Spazi piccolissimi che io riempio ogni sera con una piccola sorpresa o un cioccolatino o una cosa da fare: sbuffo tutte le sere. Mi addormento sul divano e quando mi sveglio devo scrivere questo bigliettino tutto smielato, facendo le veci dei folletti. Lei non sbuffa mai, si alza tutte le mattine di corsa e va a vedere cosa le hanno lasciato i folletti, tutta bella sorridente che non la riconosco; ci crede, lei ci crede.

E quando mi dice che i suo compagni di classe non credono a niente ha questa cosa negli occhi, che è un misto tra nebbia e delusione, e una cocente volontà di essere rassicurata e sostenuta. E mi ricordo quando avevo qualche anno più di lei, e cercavo la stessa cosa negli occhi di mio padre, quando qualcosa mi tediava o mi andava storto o mi deludeva; avevo bisogno di sapere che ero giusta, che potevo crederci. E l’orso mi ha fatto sempre capire che era si, anche se solo con un grugnito. Un verso strano, nemmeno una parola, solo uno sguardo.

Ecco, io a natale grugnisco, perchè mi fa tutto schifo. Però forse no, forse l’amore va bene tutto l’anno.

 

palla

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