Rondini

Quando aveva deciso per il segno indelebile sapeva che sarebbe stato solo un simbolo, che niente avrebbe potuto spiegare la leggerezza della libertà che sentiva nel cuore. Le rondini sul braccio, il suo corpo come uno spazio solcato da ali veloci.

Come le rondini anche lei mai avrebbe potuto eliminare il senso di appartenenza al branco, la necessità di vivere insieme agli altri e dagli altri ricevere sostegno. Sapeva che da sola nulla è possibile, soprattutto non c’è altruismo e nemmeno la bellezza dell’aiutare.

Le rondini percorrono migliaia di chilometri, si allontanano da freddo e intemperie, scappano. Però poi tornano sempre, le vedi sotto il cornicione che mettono insieme il fango, maschio e femmina, per creare il nido. E quando scelgono un compagno rimane quello per sempre, anche se può succedere di guardarsi intorno e fare qualche volo, spregiudicato e breve.

Non c’è un comando che obblighi le rondini a stare insieme, è istinto, è la lunga evoluzione naturale; la sua famiglia era così: nessuna figura di diritto per regolamentarla, lontana dall’ordine della religione; solamente la decisione volontaria di due persone, l’amore profondo tra loro e per la loro figlia, passione e razionalità, impegno liberamente scelto.

Un cielo infinito da volare, un punto fisso a cui tornare.

Lei, come una rondine, volava lontano e poi tornava indietro: con quell’equilibrio imperfetto, faticosamente raggiunto, inevitabilmente instabile.

Tattoo rondini

Annunci

Tutto un attimo

Sono (purtroppo) una frequentatrice assidua del web: lo leggo, lo vivo, mi piace.

Mi accorgo che, a ondate cicliche, tornano sulla cresta articoli e crociate contro il malcostume di internet: una volta Mentana, oggi Eco (la Lucarelli c’è sempre, beata lei).

Il cicli si rincorrono anche in mezzo al mar, se è vero che non scrivo da aprile: mica che sono morta. Sono viva, vi assicuro che non è un bot quello che pigia i tasti, fatemi la domanda segreta e vi risponderò giusto. Il blog è il web, rientro nelle statistiche e periodicamente riduco (a zero, evidentemente) il numero dei post pubblicati.

Il fatto è che faccio altro.

Fine del post.

Scherzavo. Aggiungo una riflessione.

Avrei tante cose da scrivere e forse in fondo le scrivo, solo che restano in fondo. Vedo passare accanto a me momenti di pura gioia e di banale normalità, fotografie in cui io sono sullo sfondo, a volte autoscatti, più spesso riprese grandangolari. Guardo e registro, tengo tutto lì che l’esplosione di grazia è immediata e silenziosa; se dovessi spendere un movimento per raccogliere e archiviare, perderei la giusta angolazione e perderei tutto: un battito di ciglia è sufficiente per godere da egoista.

Mi gusto coppie che si ritrovano e si amano, amici che ricominciano a studiare da adulti, nuovi lavori che risollevano la vita quando pensavi di essere morta; molte, moltissime donne che porterei ad esempio per mia figlia. Stimoli per innamorarsi dello studio e della conoscenza, indicatori di coraggio. C’è chi è più sottotono, chi ha paura delle ombre, qualcuna non riesce a scacciare i fantasmi: donne a cui farei una carezza per sollevarle dai brutti pensieri.

Leggo. Io in estate leggo tanto, tutto, assetata. Quando leggo tanto scrivo poco, quando vivo lenta scrivo di più.

Esiste una relazione diretta tra quantità di vita e pagine scritte?  Posso chiedere più talento per avere la capacità di condividere tutto questo?

Vorrei poter lasciare un segno, la storia è difficile da costruire solo con i ricordi: sbiadiscono, sono parziali, sono anche sbagliati molte volte. Senza una storia e un passato è complicato creare un futuro, ti sembra di non esserci mai stata in quel posto e invece forse era il molo dove hai preso il tuo primo traghetto.

Eppure non riesco a concretizzare un riepilogo razionale. Mi limito a vivere, a emozionarmi forte, a piangere per dei piedi cicciotti e per uno sguardo di uomo innamorato. Di questo ho bisogno ora, più avanti si vedrà.

fragole