Non si pensi che in estate io vada in letargo

Nuoto

Coloro le unghie

Litigo

Racconto

Mi preoccupo

Mi abbronzo

Piango

Rido

Scopro nuovi angoli di cuore

Rutto

Creo

Metto le persone vicine

Lavoro

Guardo mia figlia crescere

Guarisco

Scopo

Sogno luoghi di vacanza

Taglio panini

Gioco a burraco

Amo

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia (cit.)

 

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Rondini

Quando aveva deciso per il segno indelebile sapeva che sarebbe stato solo un simbolo, che niente avrebbe potuto spiegare la leggerezza della libertà che sentiva nel cuore. Le rondini sul braccio, il suo corpo come uno spazio solcato da ali veloci.

Come le rondini anche lei mai avrebbe potuto eliminare il senso di appartenenza al branco, la necessità di vivere insieme agli altri e dagli altri ricevere sostegno. Sapeva che da sola nulla è possibile, soprattutto non c’è altruismo e nemmeno la bellezza dell’aiutare.

Le rondini percorrono migliaia di chilometri, si allontanano da freddo e intemperie, scappano. Però poi tornano sempre, le vedi sotto il cornicione che mettono insieme il fango, maschio e femmina, per creare il nido. E quando scelgono un compagno rimane quello per sempre, anche se può succedere di guardarsi intorno e fare qualche volo, spregiudicato e breve.

Non c’è un comando che obblighi le rondini a stare insieme, è istinto, è la lunga evoluzione naturale; la sua famiglia era così: nessuna figura di diritto per regolamentarla, lontana dall’ordine della religione; solamente la decisione volontaria di due persone, l’amore profondo tra loro e per la loro figlia, passione e razionalità, impegno liberamente scelto.

Un cielo infinito da volare, un punto fisso a cui tornare.

Lei, come una rondine, volava lontano e poi tornava indietro: con quell’equilibrio imperfetto, faticosamente raggiunto, inevitabilmente instabile.

Tattoo rondini

Tutto un attimo

Sono (purtroppo) una frequentatrice assidua del web: lo leggo, lo vivo, mi piace.

Mi accorgo che, a ondate cicliche, tornano sulla cresta articoli e crociate contro il malcostume di internet: una volta Mentana, oggi Eco (la Lucarelli c’è sempre, beata lei).

Il cicli si rincorrono anche in mezzo al mar, se è vero che non scrivo da aprile: mica che sono morta. Sono viva, vi assicuro che non è un bot quello che pigia i tasti, fatemi la domanda segreta e vi risponderò giusto. Il blog è il web, rientro nelle statistiche e periodicamente riduco (a zero, evidentemente) il numero dei post pubblicati.

Il fatto è che faccio altro.

Fine del post.

Scherzavo. Aggiungo una riflessione.

Avrei tante cose da scrivere e forse in fondo le scrivo, solo che restano in fondo. Vedo passare accanto a me momenti di pura gioia e di banale normalità, fotografie in cui io sono sullo sfondo, a volte autoscatti, più spesso riprese grandangolari. Guardo e registro, tengo tutto lì che l’esplosione di grazia è immediata e silenziosa; se dovessi spendere un movimento per raccogliere e archiviare, perderei la giusta angolazione e perderei tutto: un battito di ciglia è sufficiente per godere da egoista.

Mi gusto coppie che si ritrovano e si amano, amici che ricominciano a studiare da adulti, nuovi lavori che risollevano la vita quando pensavi di essere morta; molte, moltissime donne che porterei ad esempio per mia figlia. Stimoli per innamorarsi dello studio e della conoscenza, indicatori di coraggio. C’è chi è più sottotono, chi ha paura delle ombre, qualcuna non riesce a scacciare i fantasmi: donne a cui farei una carezza per sollevarle dai brutti pensieri.

Leggo. Io in estate leggo tanto, tutto, assetata. Quando leggo tanto scrivo poco, quando vivo lenta scrivo di più.

Esiste una relazione diretta tra quantità di vita e pagine scritte?  Posso chiedere più talento per avere la capacità di condividere tutto questo?

Vorrei poter lasciare un segno, la storia è difficile da costruire solo con i ricordi: sbiadiscono, sono parziali, sono anche sbagliati molte volte. Senza una storia e un passato è complicato creare un futuro, ti sembra di non esserci mai stata in quel posto e invece forse era il molo dove hai preso il tuo primo traghetto.

Eppure non riesco a concretizzare un riepilogo razionale. Mi limito a vivere, a emozionarmi forte, a piangere per dei piedi cicciotti e per uno sguardo di uomo innamorato. Di questo ho bisogno ora, più avanti si vedrà.

fragole

Un giorno grandioso

Ho un gigante dentro di me, una palla di energia che fatico a contenere in questo corpo, sebbene spazioso.

Oggi esulto, saltello, rido forte.

Mi va di alzare il mento e gonfiare il petto; mi sono messa una canotta rossa perchè non voglio passare inosservata: l’orgoglio che monta oggi non lo nascondo.

Oggi so che ho fatto delle cose buone e me le carico tutte tra le braccia e le porto a spasso per mostrarle; le cose e le azioni che ho fatto riguardano altre persone, non sono per me. Ho aiutato, sostenuto, mandato a cagare: ho amato.

Proprio oggi il rimbalzo mi è finito in faccia, mi ha fatto un segno pazzesco in fronte e io sono felice: la botta è esaltante, potrei pensare che mi mandi in trip come una droga.

Potrebbe essere che questo stato di grazia dia assuefazione, che avrò bisogno di procurarmene ancora. Sono la regina del mondo, anche se mi sparerete con i vostri missili io sarò indistruttibile.

Sono così piena di amore e gratitudine che mi rimane solo una cosa da fare: ricominciare.

Sono qui che ti guardo e piango di contentezza: buona fortuna a te, buona fortuna a noi.

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Esopo mi fa un baffo

Recentemente mi è capitato di dovermi imbattere in un piccolo malanno, niente di grave ma la questione era fastidiosa e incomprensibile.

Siccome io sono un anima ottimista di mio, sempre pronta a vedere il bicchiere mezzo pieno, il primo approccio mi ha portato a pensare che avrei perso l’uso del braccio destro; poi, dopo aver fatto passare qualche giorno e riflettendoci con calma, mi è venuto in mente che forse con una operazione lunghissima piena di pericoli, la questione si sarebbe potuta sistemare, fose. Certo, sarebbe stato doloroso e avvilente, ma niente di irreparabile.

Trascorsa un’altra settimana tra mille dubbi e previsioni catastrofiche, ho interpellato uno specialista. Non la faccio lunga: la soluzione si è trovata, nemmeno tanto difficile, e ora sono in via di guarigione.

Morale n.1: applicate sempre il processo scientifico di valutazione delle prove o altrimenti la filosofia vi fotterà.

Io che sono sportiva (per storia e definizione culturale) ho dovuto fare i conti con il mio corpo, di cui ero convinta di conoscere bene tutte le dinamiche e poter trovale le soluzioni. Invece è stato necessario porre completa fiducia in un professionista (io? possibile che IO non sappia qualche cosa?).

Non solo: ho dovuto fare si che il mio corpo obbedisse completamente ed in modo preciso a quello che gli veniva detto. Il che non è semplice, affatto, anche per uno sportivo.

Ho dovuto prendere coscienza di punti specifici del mio corpo, muoverli in modo corretto e abituarmi a questo nuovo movimento.

Morale n.2: mai dare per definitive le scelte fatte perchè arriverà un momento in cui bisognerà mettere tutto in discussione.

La botta finale me la sono presa un giorno che, per ampliare l’angolo di un movimento, ho dovuto azzerare l’angolo opposto, rilassando una parte di muscolatura. Finita la sessione mi sono ritrovata spaesata e  morta di stanchezza, e mi ci è voluto un sacco di tempo per tornare a funzionare a pieno regime, soprattutto nella testa.

Morale n.3: senza impegno non si ottiene nessun risultato, anzi nella maggior parte dei casi per ottenere cose piccolissime è necessario prosciugare tutte le proprie energie.

Corollario alla morale 3: bisogna essere capaci di dare il giusto peso alle cose, anche quelle che sembrano piccole e invece hanno costato tanti sforzi.

Riassunto finale e conclusioni:

Hai voglia andare in giro vestita da ragazzina, facendo sport e frequentando i giovani: invecchiare è proprio un avvenimento del cazzo.

nicchioni

albero

Anna

Anna era sempre uscita di casa la mattina molto presto: grigi tenui e celesti slavati a farle da sfondo mentre metteva il piede fuori dalla porta. Anche quando non era obbligata, i tempi in cui il lavoro non la cercava, lei si ritrovava ad aspettare fuori dal bar che la macchina del caffè si scaldasse per il primo espresso del mattino.

Poi la vita le aveva riservato tutta una serie di calendari con le pagine che corrono, la carriera che sedimenta e stratifica, una affannosa e costante ricerca di minuti in più, rubati alle ore di sonno e a molto altro ancora.

Poi basta, che così è troppo: Anna aveva detto che non voleva più svegliarsi presto, non avrebbe più scambiato saluti e sguardi con lo spazzino solo per correre dietro ad un altro volo interconitinentale.  L’annuncio in ufficio e la ristata sarcastica del suo socio le avevano ridato aria, le notti insonni erano finite, gettate come fogli di brutta copia accartocciati nel cestino.

Adesso si che era arrivata l’ora di riprendersi la notte, riprendersi lo spazio, rinnovare i fiori e cambiare le tende, dire parole rimandate e stinte. Cambiare le battute di una commedia senza mordente doveva essere facile, Anna con le parole ci aveva sempre saputo fare.

E invece: le rincorse ai treni già partiti finiscono bene solo nei film.

Si vive di abitudini, ce le facciamo calzare addosso come un maglione caldo, per non rimanere nudi; le camminate all’alba oramai trasformate da obbligo a necessità, insieme all’idea di travestire le rughe da armi di seduzione. Ora si, c’è più tempo, ma non c’è più nessuno a cui donarlo: uno scherzo divertente, se non fosse inesorabilmente la tua schifosissima vita.

Anna si specchia nella vetrina di quel bar ancora chiuso, si accende la sigaretta e guarda verso le nuvole chiedendosi che tempo farà: forse qualche gioccia di pioggia aiuterà a nascondere le lacrime.

La perla di Labuan

Ti regalo una perla feb2015

Cerca bene in fondo ai tuoi armadi, sposta vecchi maglioni e scheletri: con buona probabilità troverai le cesoie da giardino.

Questo significa che:

-Nella vita avere (ed usare) un cervello elastico risolve molte situazioni.

-A volte le grandi fatiche e i grandi dolori portano buone cose.

-Gli scheletri occupano troppo posto: evitate (se potete, se non potete negate)