Esopo mi fa un baffo

Recentemente mi è capitato di dovermi imbattere in un piccolo malanno, niente di grave ma la questione era fastidiosa e incomprensibile.

Siccome io sono un anima ottimista di mio, sempre pronta a vedere il bicchiere mezzo pieno, il primo approccio mi ha portato a pensare che avrei perso l’uso del braccio destro; poi, dopo aver fatto passare qualche giorno e riflettendoci con calma, mi è venuto in mente che forse con una operazione lunghissima piena di pericoli, la questione si sarebbe potuta sistemare, fose. Certo, sarebbe stato doloroso e avvilente, ma niente di irreparabile.

Trascorsa un’altra settimana tra mille dubbi e previsioni catastrofiche, ho interpellato uno specialista. Non la faccio lunga: la soluzione si è trovata, nemmeno tanto difficile, e ora sono in via di guarigione.

Morale n.1: applicate sempre il processo scientifico di valutazione delle prove o altrimenti la filosofia vi fotterà.

Io che sono sportiva (per storia e definizione culturale) ho dovuto fare i conti con il mio corpo, di cui ero convinta di conoscere bene tutte le dinamiche e poter trovale le soluzioni. Invece è stato necessario porre completa fiducia in un professionista (io? possibile che IO non sappia qualche cosa?).

Non solo: ho dovuto fare si che il mio corpo obbedisse completamente ed in modo preciso a quello che gli veniva detto. Il che non è semplice, affatto, anche per uno sportivo.

Ho dovuto prendere coscienza di punti specifici del mio corpo, muoverli in modo corretto e abituarmi a questo nuovo movimento.

Morale n.2: mai dare per definitive le scelte fatte perchè arriverà un momento in cui bisognerà mettere tutto in discussione.

La botta finale me la sono presa un giorno che, per ampliare l’angolo di un movimento, ho dovuto azzerare l’angolo opposto, rilassando una parte di muscolatura. Finita la sessione mi sono ritrovata spaesata e  morta di stanchezza, e mi ci è voluto un sacco di tempo per tornare a funzionare a pieno regime, soprattutto nella testa.

Morale n.3: senza impegno non si ottiene nessun risultato, anzi nella maggior parte dei casi per ottenere cose piccolissime è necessario prosciugare tutte le proprie energie.

Corollario alla morale 3: bisogna essere capaci di dare il giusto peso alle cose, anche quelle che sembrano piccole e invece hanno costato tanti sforzi.

Riassunto finale e conclusioni:

Hai voglia andare in giro vestita da ragazzina, facendo sport e frequentando i giovani: invecchiare è proprio un avvenimento del cazzo.

nicchioni

albero

Anna

Anna era sempre uscita di casa la mattina molto presto: grigi tenui e celesti slavati a farle da sfondo mentre metteva il piede fuori dalla porta. Anche quando non era obbligata, i tempi in cui il lavoro non la cercava, lei si ritrovava ad aspettare fuori dal bar che la macchina del caffè si scaldasse per il primo espresso del mattino.

Poi la vita le aveva riservato tutta una serie di calendari con le pagine che corrono, la carriera che sedimenta e stratifica, una affannosa e costante ricerca di minuti in più, rubati alle ore di sonno e a molto altro ancora.

Poi basta, che così è troppo: Anna aveva detto che non voleva più svegliarsi presto, non avrebbe più scambiato saluti e sguardi con lo spazzino solo per correre dietro ad un altro volo interconitinentale.  L’annuncio in ufficio e la ristata sarcastica del suo socio le avevano ridato aria, le notti insonni erano finite, gettate come fogli di brutta copia accartocciati nel cestino.

Adesso si che era arrivata l’ora di riprendersi la notte, riprendersi lo spazio, rinnovare i fiori e cambiare le tende, dire parole rimandate e stinte. Cambiare le battute di una commedia senza mordente doveva essere facile, Anna con le parole ci aveva sempre saputo fare.

E invece: le rincorse ai treni già partiti finiscono bene solo nei film.

Si vive di abitudini, ce le facciamo calzare addosso come un maglione caldo, per non rimanere nudi; le camminate all’alba oramai trasformate da obbligo a necessità, insieme all’idea di travestire le rughe da armi di seduzione. Ora si, c’è più tempo, ma non c’è più nessuno a cui donarlo: uno scherzo divertente, se non fosse inesorabilmente la tua schifosissima vita.

Anna si specchia nella vetrina di quel bar ancora chiuso, si accende la sigaretta e guarda verso le nuvole chiedendosi che tempo farà: forse qualche gioccia di pioggia aiuterà a nascondere le lacrime.

La perla di Labuan

Ti regalo una perla feb2015

Cerca bene in fondo ai tuoi armadi, sposta vecchi maglioni e scheletri: con buona probabilità troverai le cesoie da giardino.

Questo significa che:

-Nella vita avere (ed usare) un cervello elastico risolve molte situazioni.

-A volte le grandi fatiche e i grandi dolori portano buone cose.

-Gli scheletri occupano troppo posto: evitate (se potete, se non potete negate)

La cosa giusta

C’è un modo per essere certi di prendere la decisione giusta?

Come quando cambi lavoro, lasci un compagno, compri la casa; ma anche in tutte quelle occasioni giornaliere che sembrano poco importanti: carne o pesce per cena, provider internet, calzetti o collant, nuoto o corsa, saltare una riunione, cambiare colore del blush, indossare un blazer invece del cappotto.

A pensarci bene in ogni minuto prendi una decisione, anche quando non lo sai. Ad esempio adesso che scrivo il post mi viene in mente che stamattina mia figlia si è fatta la coda ma poteva mettersi un cerchietto, che dovevo andare a far la spesa ma ho rimandato, e così via.

Certamente alcune scelte sono più importanti di altre ma, onestamente, non ne sarei così sicura. Immagino: per quella piccola preferisco una maglietta ad un’altra, posto la foto sui social, la vedono, la criticano, ci parlano su i responsabili del brand e mi chiamano per diventare testimonial e maestro di pensiero della moda. Tac, ho svoltato.

Vado ad una mostra, lo dico agli amici, si sparge la voce e mi telefonano gli assessori alla cultura di Milano, New York e Pechino. Poker!

Partecipando ad una corsa di beneficienza per i cuccioli di foca ghanese con tutta la famiglia potrei diventare icona delle pari opportunità, voi che ne sapete.

Ecco, facciamo attenzione e non prendiamo alla leggera quali tipi di mutande indossare: brasiliana è out, perizoma è banale, culotta potrebbe essere determinante. Un po’ come la lunghezza dei capelli, diciamo.

Ho sempre combattuto per gridare al mondo che la leggerezza è importante, che ridere di sé e degli altri diventa la frontiera ultima della buona vita, insieme ai fumetti di Mafalda. Solo che a questo punto dovrei mettere in discussione la mia teoria, approfondendo il periodo blu e rivalutando l’esistenzialismo francese.

Certamente farò così: diventerò più saggia e seria, pondererò bene ogni decisione dovessero volerci intere ere geologiche prima di risolversi, ogni scelta sarà frutto di elaborate ricerche. Così sarò sicura di non sbagliare o, in alternativa, non farò nulla.

clessidra

 

 

Un post sul maiale

Giusto ieri mi ero ripromessa di scrivere un post sul maiale, che non era una roba porno, ma una tradizione molto legata alla mia terra a sud del Rubicone. Infatti quando si avvicina la data del 17 gennaio qui da noi si frigge; non ho ben capito se Sant’Antonio fosse ghiotto di castagnole, oppure se il carnevale lo abbiano associato al Santo e poi al suino, quello che è certo è che del maiale non si butta via niente.

E infatti è la mia verdura preferita.

Solo che da ieri è passato da un po’ di tempo, è passata la candelora perciò dall’inverno siamo fora e il Carnevale è cominciato. Infatti domenica hanno già fatto la prima delle tre sfilate di carri allegorici (questa parola l’ho amata sempre tanto, sarà che sono una a cui piacciono le figure retoriche, pur ricorrendo più spesso alle figure di merda).

Ma torniamo in tema, anche se la cosa mi sembra del tutto banale.

Ho trovato stille di poesia e vita vissuta nei mirabili versi

Sabato sabato

È sempre sabato

Anche di lunedì sera

è sempre sabato sera

Quando non si lavora

È sempre sabato

Vorrei che ritornasse presto

un altro lunedì

[… puntini di sospensione tra parentesi quadre che indicano che il testo l’ho tagliato ad minchiam]

Come nei sabati sera in provincia

Che sembra tutto finito poi ricomincia

E’ l’esatta allitterazione di una tragica vita creativa, la drammatica conquista interiore di uno spirito indomito (dolorosamente espulso dalla società). Vi capita mai di incontrare versi che vi si incollano addosso proprio quanto non li stavate cercando? Ecco, io mi commuovo a pensare che sia successo proprio qui e ora.

Concludendo.

A quelli che hanno raggiunto il blog ricercando pratiche strane con animali o simili vorrei segnalare che scorrendo i titoli potranno certamente trovare argomenti interessanti, nascosti tra ameni post scritti nei giorni di gloria.

D’altronde il porno è nella mente di chi naviga.

maiale

pietà

Certi silenzi gridano

Sono triste, molto triste.

La notizia dell’incursione terroristica all’interno della redazione di un giornale satirico francese è esplosa come una bomba. Ho cercato notizie di quella testata che non conoscevo su televisione e internet, un brivido lungo la schiena mentre pensavo che qualcuno -di qualunque colore o credo- avesse voluto colpire in modo così eclatante la cultura, che è l’unico spazio per una rivoluzione. Ho voluto sapere come fosse successo, quali fossero i danni, mi sono fiondata sui social media.

E qui c’è stato il crollo, perchè per la maggior parte ho letto proclami ed esaltazioni politiche. Un mare magno di commenti deliranti e la pandemia dei tuttologi: coranisti, mediorientalisti, sociologi e oppurtunisti. E’ stata una Epifania dell’orrore: accorgersi di quanti (troppi) dei miei contatti si barricassero su muri più alti ancora di quelli che vogliono buttare giù, sentire le parole assurde di un fanatismo e di un estremismo così pericolosamente simile a quello di chi preme il grilletto.

Ho sentito parlare di onda emotiva.

L’onda emotiva è solo la giustificazione di parole dette a caso; parole che dovrebbero essere ragionate mille volte, perchè pesano come montagne di piombo. Ma l’abitudine più diffusa è quella di non contare nemmeno fino a tre prima di dire o scrivere qualcosa, il costume più comune preferire la quantità alla qualità.

Commentare per essere identificati, per non perdersi nella massa.

Ma un altro modo di stare dentro al web è possibile: il silenzio in alcuni, selezionati casi è indispensabile. Io che frequanto tutta la socialità 2.0 leggo su alcune bacheche mute molti più significati di quelli espressi. Leggo sorpresa e rammarico, leggo il ritorno alla mente di un 11 settembre, leggo paura e disperazione. Molti di quelli che non hanno scritto sono imbarazzati per ciò che hanno letto e così hanno voluto prendere respiro; in silenzio, con piccoli tributi.

Chi non è stato presente ieri e oggi sul web credo abbia detto molto e molto altro abbia da dire: che la pietà è un moto del cuore e della ragione, li riunisce tutti e due. La pietà sostiene la democrazia, una potenzialità infinita di trovare possibilità di crescita nelle differenze e varietà culturali. La pietà aiuta a rispettare le tombe che vanno onorate in silenzio, essere pietosi significa porre un limite all’infinito turbinare delle parole e condannare un atto criminale in silenzio.

Abbiate pietà.

Dice che hanno fatto il riassunto

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.