Peana a Settembre

Ho sentito molto mia una massima letta da poco: “Settembre è il lunedì dell’anno”.
Conosco bene la sensazione di down alla fine di un weekend elettrico, agognato dopo i giorni lavorativi pesanti.
L’estate io comincio ad aspettarla da marzo, ne ho bisogno, la godo in maniera assoluta.
Scompaio, mi assento, lascio che i miei ritmi siano dettati dalla luce e dal mare.

Eppure passa: inesorabilmente, inconsolabilmente. Come la maggior parte delle cose belle, ti assorbe del tutto e ti lascia sfinita come dopo una scopata epica.
Allora arriva Settembre.
Per non mollare la sensazione di estate ti aggrappi alle finestre aperte anche di notte (anche se sei costretto a coprirti con il pile), insisti con l’idratante corpo per non perdere nemmeno una cellula di quella pelle abbronzata. Lasci i cassetti chiusi e la scarpiera serrata, che le scarpe non mi avranno mai (figuriamoci le calze).

Ma settembre è ricominciare, lo sanno tutti: una sferzata di energia positiva per guardare con fiducia al futuro.
Eppure nonostante i proclami, le buone speranze e il febbrile affanno per costruire una credibile lista di cose da fare, rimani sempre al punto di partenza dell’anno precedente:
un peso ingombrante sullo stomaco, l’indolenza e l’angoscia di dover sopravvivere ai mesi bui.
Meteorologicamente, si intende.

Ottimismo ragazzi, otto mesi sono un lampo, la prossima estate è dietro l’angolo
#buonfarcela.

settembre infinito

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#legnoerilegno Vagheggiando di creatività e mostri letterari

Non ci sono molti momenti in cui un adulto possa permettersi di staccare completamente la spina: cose da fare, persone da curare, la pace nel mondo.

Ammesso e non concesso che io abbia la predisposizione ai lavori manuali di Edward Mani di Forbice, succede a volte che mi faccia rapire dalla creazione. Soprattutto da quando ho la nana, in effetti: prima mi occupavo principalmente di serate e mojitos.

Ho avuto l’occasione di partecipare ad un laboratorio di @Rilegno, il consorzio che si occupa di raccogliere, smaltire e riciclare i rifiuti in legno. Che c’entra coi lavori manuali? Ti hanno messo sotto a fare la stagione?  Eh, mi ci manca, ma no.

Per diffondere la cultura del riciclo e del riuso, hanno preferito spendere poche parole e produrre fatti. Non mi dilungherò perché provvedo ad agevolare prove fotografiche e il tutorial del maestro Elio Misurello, ma vi assicuro che il messaggio è arrivato dritto alla meta: gli imballaggi e i rifiuti di legno (gli unici fatti mi materiale naturale, per inciso) posso trasformarsi in oggetti meravigliosi.

E chi può resistere alla Sindrome di Frankestein?

Si

Può

Fare!!

(chiedo perdono a Mary Shelley)

C’è anche un concorso fotografico bellissimo, maggiori informazioni sul sito –> Concorso

Qui ci sono i contatti di Rilegno: fossi in voi un giro ce lo farei, non sappiamo abbastanza sul riuso. FB Consorzio Rilegno Twitter @Rilegno

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Non si pensi che in estate io vada in letargo

Nuoto

Coloro le unghie

Litigo

Racconto

Mi preoccupo

Mi abbronzo

Piango

Rido

Scopro nuovi angoli di cuore

Rutto

Creo

Metto le persone vicine

Lavoro

Guardo mia figlia crescere

Guarisco

Scopo

Sogno luoghi di vacanza

Taglio panini

Gioco a burraco

Amo

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia (cit.)

 

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Rondini

Quando aveva deciso per il segno indelebile sapeva che sarebbe stato solo un simbolo, che niente avrebbe potuto spiegare la leggerezza della libertà che sentiva nel cuore. Le rondini sul braccio, il suo corpo come uno spazio solcato da ali veloci.

Come le rondini anche lei mai avrebbe potuto eliminare il senso di appartenenza al branco, la necessità di vivere insieme agli altri e dagli altri ricevere sostegno. Sapeva che da sola nulla è possibile, soprattutto non c’è altruismo e nemmeno la bellezza dell’aiutare.

Le rondini percorrono migliaia di chilometri, si allontanano da freddo e intemperie, scappano. Però poi tornano sempre, le vedi sotto il cornicione che mettono insieme il fango, maschio e femmina, per creare il nido. E quando scelgono un compagno rimane quello per sempre, anche se può succedere di guardarsi intorno e fare qualche volo, spregiudicato e breve.

Non c’è un comando che obblighi le rondini a stare insieme, è istinto, è la lunga evoluzione naturale; la sua famiglia era così: nessuna figura di diritto per regolamentarla, lontana dall’ordine della religione; solamente la decisione volontaria di due persone, l’amore profondo tra loro e per la loro figlia, passione e razionalità, impegno liberamente scelto.

Un cielo infinito da volare, un punto fisso a cui tornare.

Lei, come una rondine, volava lontano e poi tornava indietro: con quell’equilibrio imperfetto, faticosamente raggiunto, inevitabilmente instabile.

Tattoo rondini

Tutto un attimo

Sono (purtroppo) una frequentatrice assidua del web: lo leggo, lo vivo, mi piace.

Mi accorgo che, a ondate cicliche, tornano sulla cresta articoli e crociate contro il malcostume di internet: una volta Mentana, oggi Eco (la Lucarelli c’è sempre, beata lei).

Il cicli si rincorrono anche in mezzo al mar, se è vero che non scrivo da aprile: mica che sono morta. Sono viva, vi assicuro che non è un bot quello che pigia i tasti, fatemi la domanda segreta e vi risponderò giusto. Il blog è il web, rientro nelle statistiche e periodicamente riduco (a zero, evidentemente) il numero dei post pubblicati.

Il fatto è che faccio altro.

Fine del post.

Scherzavo. Aggiungo una riflessione.

Avrei tante cose da scrivere e forse in fondo le scrivo, solo che restano in fondo. Vedo passare accanto a me momenti di pura gioia e di banale normalità, fotografie in cui io sono sullo sfondo, a volte autoscatti, più spesso riprese grandangolari. Guardo e registro, tengo tutto lì che l’esplosione di grazia è immediata e silenziosa; se dovessi spendere un movimento per raccogliere e archiviare, perderei la giusta angolazione e perderei tutto: un battito di ciglia è sufficiente per godere da egoista.

Mi gusto coppie che si ritrovano e si amano, amici che ricominciano a studiare da adulti, nuovi lavori che risollevano la vita quando pensavi di essere morta; molte, moltissime donne che porterei ad esempio per mia figlia. Stimoli per innamorarsi dello studio e della conoscenza, indicatori di coraggio. C’è chi è più sottotono, chi ha paura delle ombre, qualcuna non riesce a scacciare i fantasmi: donne a cui farei una carezza per sollevarle dai brutti pensieri.

Leggo. Io in estate leggo tanto, tutto, assetata. Quando leggo tanto scrivo poco, quando vivo lenta scrivo di più.

Esiste una relazione diretta tra quantità di vita e pagine scritte?  Posso chiedere più talento per avere la capacità di condividere tutto questo?

Vorrei poter lasciare un segno, la storia è difficile da costruire solo con i ricordi: sbiadiscono, sono parziali, sono anche sbagliati molte volte. Senza una storia e un passato è complicato creare un futuro, ti sembra di non esserci mai stata in quel posto e invece forse era il molo dove hai preso il tuo primo traghetto.

Eppure non riesco a concretizzare un riepilogo razionale. Mi limito a vivere, a emozionarmi forte, a piangere per dei piedi cicciotti e per uno sguardo di uomo innamorato. Di questo ho bisogno ora, più avanti si vedrà.

fragole

Un giorno grandioso

Ho un gigante dentro di me, una palla di energia che fatico a contenere in questo corpo, sebbene spazioso.

Oggi esulto, saltello, rido forte.

Mi va di alzare il mento e gonfiare il petto; mi sono messa una canotta rossa perchè non voglio passare inosservata: l’orgoglio che monta oggi non lo nascondo.

Oggi so che ho fatto delle cose buone e me le carico tutte tra le braccia e le porto a spasso per mostrarle; le cose e le azioni che ho fatto riguardano altre persone, non sono per me. Ho aiutato, sostenuto, mandato a cagare: ho amato.

Proprio oggi il rimbalzo mi è finito in faccia, mi ha fatto un segno pazzesco in fronte e io sono felice: la botta è esaltante, potrei pensare che mi mandi in trip come una droga.

Potrebbe essere che questo stato di grazia dia assuefazione, che avrò bisogno di procurarmene ancora. Sono la regina del mondo, anche se mi sparerete con i vostri missili io sarò indistruttibile.

Sono così piena di amore e gratitudine che mi rimane solo una cosa da fare: ricominciare.

Sono qui che ti guardo e piango di contentezza: buona fortuna a te, buona fortuna a noi.

asparagi

Esopo mi fa un baffo

Recentemente mi è capitato di dovermi imbattere in un piccolo malanno, niente di grave ma la questione era fastidiosa e incomprensibile.

Siccome io sono un anima ottimista di mio, sempre pronta a vedere il bicchiere mezzo pieno, il primo approccio mi ha portato a pensare che avrei perso l’uso del braccio destro; poi, dopo aver fatto passare qualche giorno e riflettendoci con calma, mi è venuto in mente che forse con una operazione lunghissima piena di pericoli, la questione si sarebbe potuta sistemare, fose. Certo, sarebbe stato doloroso e avvilente, ma niente di irreparabile.

Trascorsa un’altra settimana tra mille dubbi e previsioni catastrofiche, ho interpellato uno specialista. Non la faccio lunga: la soluzione si è trovata, nemmeno tanto difficile, e ora sono in via di guarigione.

Morale n.1: applicate sempre il processo scientifico di valutazione delle prove o altrimenti la filosofia vi fotterà.

Io che sono sportiva (per storia e definizione culturale) ho dovuto fare i conti con il mio corpo, di cui ero convinta di conoscere bene tutte le dinamiche e poter trovale le soluzioni. Invece è stato necessario porre completa fiducia in un professionista (io? possibile che IO non sappia qualche cosa?).

Non solo: ho dovuto fare si che il mio corpo obbedisse completamente ed in modo preciso a quello che gli veniva detto. Il che non è semplice, affatto, anche per uno sportivo.

Ho dovuto prendere coscienza di punti specifici del mio corpo, muoverli in modo corretto e abituarmi a questo nuovo movimento.

Morale n.2: mai dare per definitive le scelte fatte perchè arriverà un momento in cui bisognerà mettere tutto in discussione.

La botta finale me la sono presa un giorno che, per ampliare l’angolo di un movimento, ho dovuto azzerare l’angolo opposto, rilassando una parte di muscolatura. Finita la sessione mi sono ritrovata spaesata e  morta di stanchezza, e mi ci è voluto un sacco di tempo per tornare a funzionare a pieno regime, soprattutto nella testa.

Morale n.3: senza impegno non si ottiene nessun risultato, anzi nella maggior parte dei casi per ottenere cose piccolissime è necessario prosciugare tutte le proprie energie.

Corollario alla morale 3: bisogna essere capaci di dare il giusto peso alle cose, anche quelle che sembrano piccole e invece hanno costato tanti sforzi.

Riassunto finale e conclusioni:

Hai voglia andare in giro vestita da ragazzina, facendo sport e frequentando i giovani: invecchiare è proprio un avvenimento del cazzo.

nicchioni