Alternative violenze

Prima di andare a letto ieri sera mi è balenato un pensiero fugace: e se sottovalutassimo alcune forme sottili di violenza?

Perchè ci si riempie troppo spesso la bocca di parole gonfie e pesanti (il femminicidio, gli stupri, il branco, fare mobbing) e poi in qualche modo ci si dimentica (o fa paura) di guardare più vicino.

Mi domando se fregarsene delle ordinarie incombenze casalinghe da parte di un uomo, non sia violenza anche questo. Dimenticare la quotidianetà a favore di tutto il resto che vive fuori dalla coppia, sfruttare la disponibilità al sacrificio della tua donna, agevolare relazioni adulterine: non è violenza questa?

Manipolare la buona fede di una compagna disposta a investire in una relazione; privare la piantina già malandata di luce ed acqua, e pretender continuamente di raccoglier fiori. Chiedere. Possiamo considerarlo maltrattamento?

Vedere da fuori che esiste una connivenza in questa ferocia, sapere che la donna non rialzerà mai la testa convinta che questa sia l’unica strada percorribile, persuasa di avere bisogno di un uomo così: perchè questo non ci fa gridare alla Sindrome di Stoccolma?

Forse c’è bisogno di puntare il dito lontano, perchè sapere di essere così vicini ad un dramma ci costringerebbe a guardare ed intervenire, e si sa che è molto più semplice indossare un fiocco rosso.

Coraggio donne, coraggio: c’è tanto da fare, cominciamo da noi.

 

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Pathos

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“C’era fuoco nei loro occhi, peso nei loro passi.

Non avevamo mai visto atleti così meravigliosi, muscoli poderosi, uomini infiniti.

Gli dei sapevano di stare assistendo ad uno spettacolo degno,

la passione sarebbe salita infinita fino ai cieli,

per raggiungere la grazia perfetta.”

Sono molesta

Superata la soglia dei trenta ho cominciato ad avere problemi con le persone che si prendono molto sul serio, quelle che fanno un lavoro importante, chi fa in modo di essere indispensabile, chi è maestro di pensiero, i condottieri, le super entità, i capiufficio e le messe in piega.

Oltre i quaranta non reggo più chi è incapace di prendersi in giro.

Ammetto che la sindrome di Peter Pan possa essere fastidiosa, soprattutto -ovviamente- quando la si riscontra negli altri; ma io sto parlando di un’altra cosa: non credo sia questione di evitare di voler crescere, a mio parere diventa indispensabile saper ridere. Soprattutto di sè stessi.

E pensare che in giro è pieno di gente ironica, quasi tutti sono autoironici. Chi non è autoironico? Sei capace di comprendere l’autoironia?

Allora perchè mi viene la gastrite a guardarmi intorno? Mi pare di vedere solo individui così compresi di sè stessi e pesanti da morire. L’altro giorno una che aveva cucinato non so che di naturale mi ha detto che è proprio una questione filosofica avere l’impostazione vegana. Filosofia? Moralità? Porco cane, datti pace hai fatto un piatto con un prodotto che fra qualche mese ci diranno che è tossico, mica hai vinto il nobel per la pace. Un altro è senior manager della supercazzola digital core. Poi ho visto il responsabile flotta due ruote colorate e non voglio dimenticare il leader maximo della ristorazione casalinga: un sofficino, praticamente.

Grossi nomi che si danno grosse arie.

A me piace ridere, mi piace volare basso, amo la leggerezza e le risate. Voglio bene a tutti soprattutto a chi sa che tutto cambia, vorrei frequentare solo persone che capiscono l’importanza di cambiare, valutare la caducità di ogni situazione. Panta rei e tempus fugit: siamo tutti piccoli ruttini che il tempo fa dopo ogni pasto, c’è da star allegri a sapere che il nostro destino non abbia mangiato cipolla.

BambiniBambiniBambini

Basta guardarsi intorno per avere sentore di quanto siamo fortunati. E chi pensa di aver appena letto una frase banale, qualunquista e idiota rifletta e trovi quando è stata l’ultima volta che ha visto un bambino sporco e mal vestito, oppure quando ha incrociato un ragazzo che chiedeva da mangiare, o peggio una adolescente che si prostituisce per strada.

Eccessi? Esempi astratti per confermare l’introduzione?

Niente affatto. Le situazioni estreme per i bambini e i ragazzi esistono eccome, e il fatto che siano poco più lontane dalla nostra quotidianità non le elimina dal periodo storico in cui viviamo. Converrete con me che siamo MOLTO fortunati.

Nonostante dal 1989 esista una Convenzione Internazionale  sottoscritta da tutti i paesi del mondo (tranne due -sic-) e pur essendo stata indetta la Giornata Internazionale per i dritti dell’Infanzia siamo ben lontani dall’avere un mondo che si prende cura dei bambini.

Allora dobbiamo ribadire quanto siamo fortunati.

Ma non fermiamoci qui, mettiamo i nostri figli al centro della nostra vita, curiamoli, facciamo ridere, istruiamoli, doniamo loro le ali per volare. Tutti i giorni, anche quando siamo stanchi: è l’unico lavoro che può rendere vera soddisfazione, è investire in Fondi dal rendimento altissimo.

Siamo fortunati, glorifichiamo la nostra fortuna e attiviamoci perché si estenda. Cominciamo dai compagni di scuola e poi anche di più. Facciamo un po’ di più.

Niente viene prima dei bambini.

La saggezza del Finish

calice

Immagine presa da qui

Quattro.

Mancavano solo quattro bocconi di hamburgher e qualche mollica di pomodoro gratinato. Ero quasi in catalessi post prandiale, indecisa se buttare la testa di lato e cadere per terra con tutto il corpo fingendo uno svenimento per farmi portare a letto, oppure assumere la posizione del centometrista alla partenza per arrivare per prima al divano, lasciando al socio la lavastoviglie. Continua a leggere

Ti regalo una perla: omeopatica

Sono strana, lo so, ma in mezzo al mar non amiamo farci menare per il naso.

Liberi tutti di fare quello che vogliono, io non credo che un prodotto che non ha nessuna composizione scientificamente accertabile possa curare.

Veramente si può fare  la prova che dopo la ennesima diluizione dentro l’acqua non ci sia più niente, basta uno spettrofotometro o simili; ma non starò qui a tediarvi.

Riguardo la memoria dell’acqua poi, confesso di amare solamente quella di Montalbano: uh, no…quella era la forma, niente da fare.

A chi mi dice che pur non credendo in questa medicina alternativa alla fine è riuscito a risolvere qualche problema medico, io rispondo: se l’hai comprato forse un po’ ci credevi e forse un po’ è suggestione o altro. Io certamente non ci credo e non ne uso: tra l’altro i “medicinali” omeopatici costano un botto.

La conclusione è questa: medico cura te stesso.

O forse: mogli e buoi dei paesi tuoi.

L’erba del vicino…

Ciao.

 

Partecipate!

Perlipedia

Ti regalo una perla: senza

Sento questa necessità di liberarmi degli orpelli, vorrei arrivare ad essere es-senza.

Non è solamente una questione filosofica, di ricerca della vera Lu, è soprattutto esigenza fisica: mi piacerebbe che intorno a me ci fosse solamente l’essenziale (cazzarola ho finito per citare Mengoni, rinchiudetemi)

Ammesso e non concesso che, dopo lunga e attenta ricerca, io riesca a selezionare tutto quello che è per me superfluo -compresi i chili, per dire- vorrei distribuirlo a chi conosco.

Non che voglia utilizzare gli amici a guisa di discarica, tuttaltro: sarebbe per me un regalare e passare ad altri ciò che ho avuto io, compresa la memoria emotiva.

Cioè: io manterrei il ricordo, ma donerei l’oggetto e la vecchia me che lo ha utilizzato. Così, infine, quella cosa sarebbe sempre mia, perchè rimarrebbe per sempre il dono che ne ho fatto.

Vi giuro che un nesso logico esiste, nonostante il mio delirio descrittivo.

Buon fine settimana, spero possiate godervi il mar.

Partecipate!

Perlipedia